Cyrano, mon amour, di Alexis Michalik

Ci sono capolavori intramontabili, fuori dal tempo, che racchiudono una forza e un’originalità tanto forte da farli restare sempre attuali e appassionanti. Cyrano de Bergerac è sicuramente il primo indiscusso tra questi. Dal 1897, prima data di pubblicazione dell’opera, essa è stata riprodotta, modificata, attualizzata e citata un numero indicibile di volte, al fine sempre unico di riportare in auge ciò che il guascone più celebre del mondo rappresenta nel nostro immaginario collettivo. Anche quest’anno è stato chiamato in causa all’interno del grande e variegato mondo del cinema. A riportarlo alla ribalta è Cyrano, mon amour.

Il regista Alexis Michalik decide di tornare indietro nel tempo, nella vita di quel giovane poeta senza successo chiamato Edmond Rostand, che a Parigi cerca ininterrottamente l’ispirazione per la sua futura opera. Ma non è quella ad arrivare, al contrario arriva l’occasione imperdibile, la proposta di collaborazione dell’attore Coquelin Aîné. Così, a morsi e strascichi nasce l’opera più riprodotta di sempre.

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Il film, con comicità e continua ironia, racconta la produzione e la prima mondiale dell’opera al Théâtre de la Porte Saint-Martin, tra imprevisti e complicazioni. Tra vere fonti e finzione Michalik costruisce il suo personale racconto.

L’opera originale di Rostand prendeva la maggior parte della propria forza da un personaggio capace di rappresentare l’epoca e il cittadino del tempo, in bilico tra un secolo e l’altro e tormentato da tante tensioni diverse. Da questa premessa è facile chiedersi per quale motivo il regista abbia scelto ancora una volta di utilizzare questo vettore emotivo per raccontare la sua storia. Ciò che dichiara da subito Michalik è un’iniziale idea, derivata dalla prima visione di Shakespeare in Love, quella di raccontare la storia di uno scrittore che tramite una musa trova l’ispirazione di scrivere un capolavoro. Ma quando ha iniziato a fare più ricerche su Cyrano e sul suo autore è stato altro a colpire il regista: una sorta di vicinanza ad esso, l’insuccesso iniziare della carriera e il primo grande successo a 29 anni. Certo, senza poter fare il paragone tra i due successi. Ma di certo la sensazione, la transizione tra la condizione di anonimato e il peso dell’insuccesso fino a giungere al compimento di un’opera così travolgente da riuscire a cambiare la tua carriera.

Il film si divide perfettamente in due parti, tra cinema e teatro in una continua oscillazione tra realtà e finzione, tra la condizione di spettatore teatrale e quella di spettatore cinematografico, che nell’ultima sequenza si confondono e disperdono.

Titolo originale: Edmond
Regia: Alexis Michalik
Interpreti: Thomas Solivérès, Olivier Gourmet, Mathilde Seigner, Alice de Lencquesaing, Dominique Pinon, Simon Abkarian, Guillaume Bouchède, Clémentine Célarié, Antoine Duléry, Lionel Abelanski
Distribuzione: Officine UBU
Durata: 109′
Origine: Francia, 2018