Da 5 Bloods, di Spike Lee

Anche il cinema black da oggi ha il suo Vietnam movie. E non poteva che girarlo Spike Lee, con un occhio, ironico, alla New Hollywood e un altro al cinema stalloniano in modalità Expendables. Produzione Netflix, 153 minuti che forse si sentono un po’ troppo, formati differenti si invertono e si inseguono l’un l’altro – compreso il 4:3 dei reportage di guerra degli anni ’60, ricalcato pedissequamente dal DP Newton Thomas Sigel  (quello di Drive e dei film di Bryan Singer). E poi la sceneggiatura del fedele Kevin Willmot, più le musiche di Terrence Blanchard.

Insomma Lee va a girare in Vietnam e Thailandia, con un generoso budget che supera i 40 milioni di dollari, ma sotto sotto gioca in casa. E infatti c’è tutto il suo cinema in Da 5 Bloods. Nel bene e nel male. A sequenze potenti e intuizioni geniali corrispondono didascalismi e passaggi enfatici. Materiali d’archivio, foto, personaggi storici citati e mostrati: si apre con Muhammad Alì e si chiude con Martin Luther King. Un cinema che non sembra più preoccuparsi di scegliere tra il come mostrare e il cosa raccontare e che in alcuni passaggi pare replicare le navigazioni su Wikipedia, con tanto di link, digressioni, spiegoni: tutte soluzioni perfette per far incazzare i puristi dell’immagine e accontentare le modalità fruitive (e didattiche) in tempo di streaming.

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Poi dietro tutto questo c’è anche il plot, con questi quattro vecchi amici afroamericani che tornano in Vietnam per recuperare un tesoro che avevano seppellito anni prima e riportare in patria le spoglie di Norman, il leader profeta del loro plotone, interpretato da Chadwick Boseman. Un film di genere quindi che mescola i ricordi della guerra, steadycam e sparatorie alla Walter Hill. Spettacolo, dialoghi, politica: è la Spike Lee Formula condensata matericamente nell’interpretazione generosa, dolente ed eccessiva di un Delroy Lindo che scava l’intero repertorio per un personaggio, il suo Paul, complesso ed emblematico.  Dilaniato dai sensi di colpa, vota Trump, non riesce ad amare il figlio e torna ossessivamente a Norman, il “fratello” migliore di tutti, caduto in battaglia, forse da lui stesso tradito.

Cineasta ontologicamente metropolitano, stavolta Spike Lee entra nella giungla e sembra non volerne più uscire. Innamorato dei paesaggi, dei templi buddisti, dei ruscelli d’acqua e dei riflessi di luce sulla vegetazione vietnamita il regista di Fa’ la cosa giusta abita il set come forse era successo solo nei suoi primi film. Come fosse nella sua Wakanda (ecco ancora il Black Panther Boseman!) si perde in scene lunghissime, reiterazioni, accensioni spirituali, sfondi ambientali che insieme alle canzoni di Marvin Gaye diventano corrispettivo emotivo e simbolico di un esilio che assume presto i contorni di un ritorno a casa. Per i “fratelli” reduci il Vietnam e la giungla diventano l’unico Purgatorio psicoanalitico in cui riscoprire la propria identità. Quasi una specie di immagine mentale necessaria per ritrovare l’anima e tagliare i ponti con i fantasmi del passato. Del resto Da 5 Bloods chiude il cerchio di Blackkklansman facendo compiere al suo protagonista un percorso inverso. Se il film precedente raccontava infatti di un nero che mascherandosi negava se stesso per inserirsi nel Sistema e combattere, qui il percorso è inverso: si esce dall’America e dalle sue “regole” per riscoprire l’identità nella foresta vietnamita e auspicare una rifondazione.

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Titolo originale: id.
Regia: Spike Lee
Interpreti: Delroy Lindo, Jonathan Majors, Clarke Peters, Norm Lewis, Isiah Whitlock jr., Mélanie Thierry, Paul Walter Hauser, Jean Reno, Chadwick Boseman
Distribuzione: Netflix
Durata: 154′
Origine: USA, 2020

La valutazione del film di Sentieri Selvaggi
3.8

Il voto al film è a cura di Simone Emiliani

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Il voto dei lettori
3.33 (6 voti)

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