Da grande, di Franco Amurri

“Quanti anni ha sua sorella?” – “Quattro” – “Ah, è di secondo letto…”. “Si, il letto vicino al mio”

Renato Pozzetto prima di Robin Williams in Jack di Coppola C’è sempre il corpo di un adulto con la mente di un bambino. In cui deve rimettere in gioco la sua fisicità e la sua espressività. Nei movimenti, ma anche negli sguardi. Quelli dell’attore statunitense erano più malinconici. Quelli di Pozzetto, più folli e sognantei. Anche a distanza di più di 30 anni Da grande resta una commedia inafferrabile, totalmente fuori di testa e libera nel panorama italiano degli anni ’80. Ed è forse uno dei film che sfrutta appieno tutte le potenzialità del comico milanese: infantile, innamorato, fuori le regole. Dove la scrittura dello stesso regista Franco Amurri e Stefano Sudrié diventa poi il motore delle azioni dello stesso protagonista. Che contiene tracce fantasy: non solo nella mutazione del bambino che diventa improvvisamente adulto. Ma anche nella trasformazione della pianta e del pesce rosso. E sono mutazioni solo ad occhio di bambino. Osservati da Silvietta, la sorella di Marco. Che si fa chiamare Gaia. Perché il suo vero nome è proprio Gaia Piras. E c’era già una sorta di rimozione a entrare in  un altro personaggio. Quasi bambina neorealista. Che porta in scena se stessa. Che forse non sta recitando. Ma sta credendo che tutto quello che sta accadendo sul set è vero. E nella sua non-interpretazione è magnificamente credibile.

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Marco ha appena compiuto 8 anni. Ma il suo compleanno comincia nel peggiore dei modi. Si fa la pipì a letto, viene preso in giro dai compagni a scuola e ignorato dai genitori nevrotici e in crisi coniugale, interpretati da Ottavia Piccolo e Alessandro Haber. L’unica persona che sembra essere comprensiva nei suoi confronti è la maestra Francesca (Giula Boschi), della quale si è innamorato. La situazione esplode a cena quando i genitori si sono dimenticati del suo regalo. Si chiude in stanza, desidera diventare grande e improvvisamente si trova adulto. Ma le sue abitudini restano le stesse.

Una fiaba ch esi sovrappone a una commedia non-sense. Dove Pozzetto, nella sua incoscienza, può essere parte della reincarnazione di Jerry Calà del film precedente di Amurri, Il ragazzo del Pony Express. Ma mai come stavolta il set è il suo palcoscenico. Fa la pipì al palo, piange davanti la proprietaria del negozio di giocattoli per il Lego, calcia il pallone contro la bici di un bambino. Il cinema diventa un gioco che sembra non finire mai. Soprattutto in tutti i momenti in cui Marco diventa baby-sitter. “Quando è che tocca a me?” – “Mai”. Si. Marco/Pozzetto vuole tenersi tutti i giocattoli di un cinema dove tutto si è adeguato al suo sguardo. C’è un momento in cui si guarda e sembra sentirsi a disagio con il suo corpo ingrandito. “È diventato tutto troppo piccolo”. Si vede quando si siete nel banco piccolo in cartoleria, quando resta incastrato in uno scaffale. Ed anche la realtà solo un prolungamento della sua fantasia. Come il furto dell’auto con la maschera di Paperino.

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Ma è proprio nel rapporto con Francesca che la dimensione favolistica esplode. Senza freni. Con momenti di intimità semplici ed efficaci. Come il momento in cui fanno merenda e guardano la tv. Un cinema tutto di immaginazione. Uno strano extraterrestre nel cinema italiano. Per Amurri la rivelazione e poi non è più riuscito a ripetersi. Per Pozzetto forse la summa, il cuore del suo cinema, dei suoi personaggi. Il remake di Big realizzato da Penny Marshall con Tom Hanks, ha più di un debito. Mantiene lo spirito di Da grande ma non ha il suo cuore.

 

 

Regia: Franco Amurri
Interpreti: Renato Pozzetto, Giulia Boschi, Ottavia Piccolo, Alessandro Haber, Ioska Versari, Gaia Piras, Alex Paterxano, Gisella Burinato
Durata: 99′
Origine: Italia, 1987
Genere: commedia

La valutazione del film di Sentieri Selvaggi
4

Il voto al film è a cura di Simone Emiliani

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Il voto dei lettori
4 (2 voti)

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