Dal telecomando al mouse: la nuova generazione On Demand

Film e show televisivi saranno come l’opera e i romanzi, l’intrattenimento andrà verso qualcosa di nuovo, e in un prossimo futuro verranno sostituiti da qualsiasi cosa verrà dopo. La nostra sfida principale è quella di intuire quale sarà la nuova forma di intrattenimento”. Ha l’occhio lungo Reed Hastings, il CEO di Netflix, anche se poi continua (nella sua intervista alla conferenza californiana del Wall Street Journal di fine ottobre) su una strada che ipotizza sviluppi in VR o addirittura farmacologici. Che si tratti di lungimiranza, visionarietà, ambizione estrema, il dato certo è che la piattaforma web – nata come servizio di noleggio e spedizione illimitate di dvd a costo fisso mensile – ha ormai rivoluzionato decisamente il modo di guardare, e offrire, servizi multimediali prima esclusivo appannaggio del network televisivo. Netflix è arrivata da noi da solo un anno ma si prefigge di conquistare in breve tempo almeno un terzo delle famiglie italiane, puntando a un’offerta di serie tv, film e documentari dal carattere trasversale, modellabile sull’utente un po’ come fanno i banner di Google e come sta cominciando a fare Sky. Un marchio che sta compiendo una rivoluzione per molti aspetti simile all’Apple di Jobs, solo che la piattaforma di Netflix è alla portata di (quasi) tutti. Le altre emittenti e piattaforme si stanno mettendo in pari, affilando ognuna le proprie armi, da Sky Online, RaiPlay, Infinity, Chili TV, iTunes, Youtube, Google Play, fino ad Amazon Prime Video (in arrivo tra poche settimane in Italia).

Tablet, smartphone, pc, tv: 2001_odisseala maggior parte di noi passa gran parte della propria giornata a guardare uno schermo, anche durante il tempo libero. Ma qual è l’esperienza che promette l’incontro tra piattaforme online, dispositivi tecnologici e software avanzati? Il vantaggio principale che offre il web è quello di poter vedere “quello che ti pare, quando ti pare, stoppare e riprendere da dove hai lasciato”, su questo sono concordi tutte le persone che ho intervistato durante la scrittura di questo articolo. Un elettrodomestico insomma che, anziché seguire un palinsesto comune si modelli sulle esigenze dell’utente, permetta al player-fruitore di configurare l’intrattenimento in base al proprio tempo libero, e non viceversa. “Si tende sempre di più ad andare incontro al consumatore, a fidelizzare il consumatore cercando al tempo stesso di offrirgli più prodotti possibili. Io considero il fatto di stare davanti a uno schermo come tempo libero, un hobby a tutti gli effetti”, mi dice Filippo, 26 anni. Una cosa bellissima dell’On Demand è che ci si può mettere d’accordo tra amici e vedere una serie tv, o programmi vari, quando tutti ci siamo, aggiunge Flora, 23. Come sono distribuiti i contenuti audio-video negli occhi degli spettatori? Se l’informazione viene sempre più relegata alla lettura di notizie online, e lo sport è esclusiva di poche emittenti, le differenze riguardano in primis uno scarto generazionale: c’è chi guarda solo la tv tradizionale, chi alterna le nuove offerte di canali sempre più tematicizzati del digitale terrestre con contenuti multimediali di vario tipo (tutorial, notizie, videoclip) e piattaforme premium/on demand a seconda delle tasche, delle esigenze, della familiarità con il mondo high tech. I ragazzi delle nuove generazioni, abituatisi subito a scrollare, fare ricerche online, vivere la realtà virtuale dei social, hanno aderito rapidamente alle nuove possibilità offerte dalle piattaforme On Demand, concentrando in esse il consumo di film e serie tv, in special modo.

Il sorpasso in atto delle serie tv sul cinema guardato a casa non è di certo una novità, e riguarda la qualità e la cura con la quale negli ultimi anni il prodotto seriale si è sempre più articolato; una novità che Netflix ha cavalcato sin dalla sua nascita (con House of Cards) e che, con la creazione della propria piattaforma digitale ha aperto la frontiera dell’All You Can Watch, con il rilascio di intere stagioni tutte insieme, dando decisivo impulso al binge watching (l’attività di guardare più episodi uno di seguito all’altro, spesso anche intere stagioni):all-that-heaven-allows_tv-reflectionGuardando una serie televisiva ti nasce la curiosità di sapere come va a finire, quindi andando a guardare tutte le puntate insieme ti levi subito questa curiosità… a me viene quasi automatico guardarle tutte d’un fiato, la cosa negativa è che ti leva tutto il tempo senza quasi che tu te ne renda conto… come succede con Netflix che, finito un episodio, ti carica in automatico il  successivo”, racconta Valentina, 23 anni. Se prima, fino agli anni Novanta-Primi Duemila, il rapporto con la serialità televisiva era spesso lascia-prendi-riguarda (le repliche reiterate hanno fatto parte fissa della vita di tutti quelli nati prima dei ’90), legato alle strategie di acquisto e palinsesto dei network, e capitava di iniziare serie tv senza mai vederne il finale, ora alla quantità infinita di prodotti da poter vedere (e la conta delle serie tv incominciate, spesso si perde) corrisponde una reale possibilità di approfondire e concludere la storia iniziata. “L’idea di fare maratone anche di prodotti televisivi c’è sempre stata, le nuove  possibilità di internet vanno semplicemente incontro alle esigenze di alcuni tipi di persone”, commenta Andrea, 44 anni, “poi le serie ti prendono, danno una sorta di assuefazione”. Ma perché le serie tv, nelle loro innumerevoli declinazioni e produzioni sono quelle che conquistano di più i fruitori delle piattaforme On Demand? Preferisco le serie tv, di qualunque tipo, perché io le ho sempre viste come una sorta di libro: avendo una durata totale più lunga del film ti permette di approfondire, di vedere più sfumature, dice Filippo, “Mi affeziono molto alle storie e ai personaggi, mi piace avere una continuità e infatti tra i film mi piacciono molto le saghe, aggiunge Simonetta, 23 anni, mentre per Flora le serie tv “sono meno impegnative a livello di tempo, e senza l’On Demand probabilmente io non vedrei più televisione”.
wireditalia-netflixNetflix nel mio caso mi ha permesso di vedere tutte le stagioni di serie TV che avevo perso in Italia, mentre per quanto riguardai film abbiamo notato che ne mancano molti quindi spesso ci siamo trovati a comprarli su iTunes”, mi racconta Giulia, 28, che da due anni si è trasferita con il marito Marco a San Francisco. “Qui ci sono anche mille altre app volendo, per soddisfare tutti, e tutti gli interessi: NBA, HBO go, CNN go, ABC go, etc. Il motivo che però dopo due anni ci ha spinto a comprare la cable tv è stato il fatto di volere vedere le news in diretta, cosa che nessuna app permette, unito al fatto che per noi stranieri sentire l’inglese dei giornalisti è anche un modo per apprendere meglio la lingua e confrontarsi con un linguaggio più forbito rispetto a quello più colloquiale delle serie. La TV via cavo per film o serie TV non è il massimo, l’opzione On Demand è molto meglio, e il tutto non esclude le app, che hanno un costo sicuramente minore rispetto al pacchetto via cavo.
La nostra missione è combattere la solitudine e la noia” afferma Hastings. Che accezione diversa stanno acquisendo i termini noia e solitudine nella nostra società? E noi, che tipo di spettatori stiamo diventando? “L’intrattenimento audio-video è diventato un bisogno primario. I prodotti offerti dalle nuove piattaforme hanno la caratteristica di essere trasversali” mi dice Michele, 34 anni, “prima potevi capire chi avevi di fronte, in termini di idee politiche, gusti, etc., solo sapendo che canale o programma normalmente guardava, adesso puoi trovare spunti di conversazioni con persone impensabili perché entrambi canticchiate la sigla di Narcos, o avete visto Gomorra”.
Tra un’iper-tecnologizzazione sempre più vistosa e veloce, antiche paure da clima cyberpunk, e un po’ di “sindrome del parcheggio vuoto” che ogni tanto si affaccia con così vasta scelta davanti agli occhi, l’importante sembra continuare a guardare: i Beatles di questo millennio avrebbero forse cantato “Black Mirror take these sunken eyes and learn (us) to see”. Verso l’infinito e oltre.

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