"Dante 01", di Marc Caro

dante 01In una prigione spaziale di massima sicurezza, in orbita stazionaria intorno al pianeta infuocato Dante, sono rinchiusi sei pericolosi criminali: hanno evitato la pena capitale acconsentendo di sottoporsi a esperimenti genetici. Costantemente monitorati da scienziati e secondini, i detenuti si sono organizzati in una società di stampo gerarchico e organizzato, in attesa di un’occasione per fuggire. L'arrivo di un nuovo prigioniero, dotato di innati e misteriosi poteri, e di Elisa, giovane scienziata che trasporta un farmaco genico di nuova concezione, sconvolgerà però l’equilibrio del penitenziario. Fin dai dichiarati richiami alla Divina Commedia (c’è persino la suddivisione in gironi infernali) e al romanzo delle gesta (San Giorgio che uccide il drago), passando per i nomi di prigionieri (San Giorgio, Cesare, Buddha, Lazzaro, Moloch, Raspoutine, Attila) e carcerieri (Caronte, Persefone), è evidente la volontà di creare una metafora conchiusa dell’universo umano.
dante 01Marc Caro non ha in effetti timore di affrontare frontalmente tematiche trascendenti: dal fine dell’esistenza alla fede, dal concetto di redenzione a quello di espiazione, dalla medicalizzazione del corpo alla bioetica, in un concentrato furioso e claustrofobico di allegorie, chiuse a guscio l’una sull’altra. Un corpus che si pone in modo consapevole e insistito come specchio simbolico dell’essenza recondita, nascosta, dell’essere umano. Ma in questa digressione iniziatica, a perdersi – paradossalmente – è proprio il senso. Caro, nel lago indistinto e alla lunga irritante di metonimie e richiami aulici che frappone tra intreccio e spettatore, si dimentica del tassello fondamentale, la narrazione. In Dante 01 tutto è immobile, volutamente inane. Prigionieri e secondini, compresi i nuovi arrivati, non hanno un passato (nulla è detto di un eventuale prima), non hanno un futuro (la rotta di collisione verso Dante è sospesa, letteralmente, alla forza frappositiva di San Giorgio), né un presente che non sia quello di gesti ripetuti meccanicamente, senza una chiara significazione, escluso il dato di fatto del loro semplice svolgersi: le colpe dei prigionieri sono solo vagheggiate, lo scopo degli esperimenti non è rivelato, così come oscura rimane la loro eventuale rilevanza. Lo svolgimento è così limitato alla sola presentazione funzionale dei diversi personaggi (d’altra parte già implicita nei nomi): non c’è niente altro, nessuna fabula in grado di addentrarsi oltre la mera superficie delle immagini.
dante 01Una volta ricomposta l’ossessiva frammentazione sistematicamente attuata del montaggio, ciò che resta non ha una progressione, una direzione. C’è solo la parola, data come atto di fede spettatoriale, attuata in parabola biblico-religiosa, completamente a sé stante. In questo modo – nonostante il gusto raffinato per il decor ambientale, nonostante la fotografia satura, in perenne penombra, a dominanti fredde bluastre, nonostante la cura per i particolari della stazione e il metallo asettico dei set – si perde la possibilità di una qualsiasi ricezione/comprensione. Si viene semplicemente bombardati da richiami estenuanti, se non fuori luogo. Il riferimento non è ovviamente alla fantascienza biologica di Alien o a quella spensierata di Guerre stellari, ma a quella escatologica di 2001 Odissea nello spazio o Solaris: un’impresa ardua, quasi coraggiosa, il cui unico risultato è però il rumore ancora più assordante causato dall’inevitabile caduta. Si sa, però: nello spazio i suoni non si propagano. Così quella di Dante 01 è un’avventura, purtroppo, destinata a disperdersi nel silenzio.

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Titolo originale: id.
Regia: Marc Caro
Interpreti: Lambert Wilson, Linh Dan Pham, Dominique Pinon, Simona Maicanescu, Bruno Lochet, François Levantal
Distribuzione: Videa CDE
Durata: 88’
Origine: Francia, 2008

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