Dario Argento presenta la mostra The Exhibit al Museo Nazionale del Cinema di Torino

Fino al 16 gennaio 2023 una mostra senza precedenti, che raccoglie materiali e scritti su oltre 50 anni di carriera del cineasta, che ha presenziato all’inaugurazione. Ecco cosa ha raccontato

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«Non merito tutto questo affetto», ha sussurrato a mezza voce Dario Argento. Quasi gli son mancate le parole per l’emozione di fronte alle centinaia di persone che martedì 5 aprile hanno assistito alla sua presentazione di Suspiria (1977) presso il cinema Massimo di Torino. Quella mattina il maestro del brivido aveva presenziato all’anteprima stampa della mostra Dario Argento – The Exhibit (6 aprile 2022 – 16 gennaio 2023) dedicatagli proprio dal Museo Nazionale del Cinema nella sala del Tempio della Mole Antonelliana. Un evento straordinario, senza precedenti, che raccoglie materiale e scritti riguardanti oltre cinquant’anni di carriera nell’unico spazio che avrebbe davvero potuto valorizzarli. Curatori dell’allestimento sono il direttore dello stesso museo Domenico De Gaetano e il critico cinematografico Marcello Garofalo. Nel catalogo le molte firme – da Mick Garris a Steve Della Casa, da Stefania Casini a Luciano Tovoli – compongono un puzzle di analisi, aneddoti e suggestioni sul cinema dell’ottantunenne regista romano.

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«Non lo merito – aggiunge l’ospite sorridendo – perché i film non li ho fatti per voi ma per me stesso, per scandagliare la mia interiorità». Fra i pezzi forti della raccolta, quelli esposti con più orgoglio, la testa del pupazzo meccanico realizzato da Carlo Rambaldi per Profondo rosso (1975), il vestito indossato da Jennifer Connelly in Phenomena (1985) e il demone dei graffiti a opera di Sergio Stivaletti per La sindrome di Stendhal (1996). E poi appunti, bozzetti, locandine. Un’enorme quantità di cimeli preziosi, messi insieme in circa tre anni di lavoro senza sosta. «Una mostra dedicata a Dario Argento – spiegano in prefazione al catalogo – per poter ripercorrere la carriera di un autore, sfuggente a questa definizione, avendo costruito il suo percorso all’interno di un cinema di genere (il giallo, il thriller, l’horror) nel tentativo (riuscito) di coinvolgere uno spettatore “nuovo”».

L’aspetto onirico, non di maniera ma sempre mirato all’espressione dei sentimenti, è certamente ciò che rende moderna e ancora divertente la sua produzione. Il potenziale di una mostra come questa del Museo Nazionale del Cinema non può che essere la possibilità di far conoscere ai più giovani un’opera fatta di «incubi, sogni e visioni – le parole del maestro – ove la grigia realtà non è mai arrivata e mai ci arriverà». Mentre nei due incontri (con stampa e pubblico) sopracitati si è dato, com’era da aspettarsi, risalto al rapporto con Torino, città presente in diverse pellicole argentiane e adorata dall’autore oggi ancor più che nel passato. «Torno spesso qui perché amo ritrovare i vostri palazzi, le vostre piazze, i ristoranti, le ville… Ho saputo che quella che ho utilizzato per le riprese de La terza madre è diroccata e mi è dispiaciuto molto sentirlo», racconta sempre prima della proiezione. Al ché il regista si lancia in un omaggio-appello per la sala cinematografica: «Un luogo magico in cui molti di noi si sono formati, che non può essere abbandonata perché guardare i film a casa non è la stessa cosa… non è lo stesso… per sognare in grande ci vuole un grande schermo».

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Le Arene estive di Cinema a Roma

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