Dario Argento riceve il Premio Marco Melani
Il 13 dicembre il registra italiano riceverà il riconoscimento, in occasione di un evento in tre giornate a lui dedicato, durante il quale saranno proiettati alcuni dei suoi lungometraggi più celebri
Quest’anno il Premio Marco Melani verrà consegnato a Dario Argento il 13 dicembre presso il Cinema Teatro Masaccio di San Giovanni Valdarno. Arrivato alla sua diciannovesima edizione, l’evento si articolerà in tre giornate, da venerdì 12 a domenica 14 dicembre, durante le quali il pubblico potrà assistere alla proiezione di alcuni dei titoli più celebri del regista. L’ultimo lungometraggio portato al cinema dall’autore è Occhiali neri del 2022, che segna il suo ritorno al grande schermo dopo un periodo in cui si è concentrato di più sul teatro.
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La giornata di sabato verrà interamente dedicata al cineasta, con la proiezione del documentario Profondo Argento di Giancarlo Rolandi e Steve Della Casa, un’opera che ripercorre la carriera e la vita dell’autore attraverso materiali d’archivio e testimonianze. A seguire si terrà una tavola rotonda incentrata sul cinema di Dario Argento, con la partecipazione del critico Rinaldo Censi, del regista e collaboratore Luigi Cozzi e di Fiore Argento.
La serata si concluderà con la cerimonia di premiazione, seguita dalla visione di Profondo Rosso in versione restaurata. I titoli che verranno proiettati domenica saranno invece Suspiria e Quattro mosche di velluto grigio.
Dario Argento non potrà essere presente in sala per ricevere il riconoscimento, ma sarà in collegamento video durante la serata a lui dedicata. A presentarlo sarà la figlia che salirà sul palco per ritirare il premio a suo nome.
Gli organizzatori dell’evento Armando Andria e Gabriele Monac hanno motivato così l’assegnazione del premio: “In ogni inquadratura, in ogni movimento di macchina, si avverte in Argento una tensione ontologica, un’inquietudine che interroga lo statuto stesso del reale. L’estetica del suo cinema – fatta di cromatismi esasperati, geometrie impossibili, suoni che feriscono – non è mai fine a sé stessa, ma è sempre gesto filosofico: un tentativo di dare forma al caos, di rendere visibile l’informe”.






















