"Dark Shadows", di Tim Burton

Johnny Depp in Dark Shadows
Quello di Burton è un viaggio nel tempo in cui la linea dominante è la messa in scena di un cortocircuito capace di mettere in comunicazione differenti materiali (horror, letteratura, commedia, rock music). Ne nasce una crasi straniante, in cui l'armonia degli elementi non volendo trovare mai l'accordo giusto, reitera l'abrasività di un contatto speculare al triangolo malato dei protagonisti, finendo con il raccontare comicamente l'incapacità dei suoi personaggi di riuscire a raggiungere un equilibrio nel mondo (cinema)

Dark Shadows, Johnny Depp

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L'inizio è da mozzare il fiato. La macchina da presa di Tim Burton a volo d'uccello delinea traiettorie immersive che attraversano le sempre perfette scenografie del regista per andare ad abbracciare un romanticismo autoriale che è subito perfetta sintesi tra letteratura gotica, cinema muto, immagine e parola (è la voice over del protagonista a raccontarci l'antefatto in costume, in un diretto riferimento all'incipit del Dracula di Coppola, per poi disperdersi nei bellissimi titoli di testa che sulle note di Night in White Satin ci proiettano nel 1972). Giovane aristocratico proveniente dal Vecchio mondo per fondare un piccolo impero commerciale nelle coste d'America a metà Settecento, Barnabas Collins viene trasformato in vampiro dalla strega Angelique, sensuale amante non ricambiata ossessionata da un senso di vendetta di cui ne farà tragicamente le spese la bella Josette, la donna che Barnabas ama. Condannato a una sepoltura lunga due secoli, Barnabas riemerge nel 1972. La sua Collinwood è cambiata, come anche la sua famiglia, relegata ai margini dalla comunità nel polveroso castello dei Collins. Per Barnabas comincia così una nuova vita tra gli umani. Eppure anche stavolta dovrà vedersela con Angelique, ancora invaghita di Barnabas e accecata dalla gelosia per Vickie, giovane badante della famiglia Collins, quasi una reincarnazione di Josette.

Dark ShadowsQuella di Tim Burton è un'opera che mescola l'horror gotico con l'immaginario collettivo anni Settanta, delineando sfumature ironiche quanto complesse da un punto di vista citazionistico, a sua volta contrassegnato da uno spirito più burtonianamente stravagante che nostalgico.  I riferimenti agli anni Settanta (cromatici in primo luogo, ma anche evidentemente musicali con brani di Moody Blues, Barry White, T. Rex, Curtis Mayfield) provengono del resto direttamente dall'inevitabile fedeltà filologica all'omonima serie tv da cui Dark Shadows è tratto. La natura televisiva del prototipo emerge attraverso una scrittura che, soprattutto nella sezione centrale, quasi imponendosi come modello teorico sulla scrittura seriale, si ostina ad affastellare una serie di brevi gag sostanzialmente slegate dall'itinerario emotivo del prologo. E' la parte dedicata alla famiglia Collins in cui Burton sembra maneggiare i propri freak rinunciando da subito alle linee d'ombra per relegare il suo affresco a una eccentricità autosufficiente e inchiodata a una lettura di primo grado, dove il trait d'union è proprio Barnabas, creatura settecentesca a disagio nell'America degli anni Settanta quasi quanto apparentemente sembra esserlo l' "alieno" Burton in questa rilettura contaminata e "impossibile" che alterna Murnau con Alice Cooper. Del resto Dark Shadows è un viaggio nel tempo in cui la linea dominante è la messa in scena di un cortocircuito capace di mettere in comunicazione differenti materiali (horror, letteratura, commedia, rock music). Ne nasce una crasi straniante, in cui l'armonia degli elementi non volendo trovare mai l'accordo giusto, reitera l'abrasività di un contatto tragico speculare al triangolo malato dei protagonisti. Il dolore fascinoso di Burton è allora ravvisabile soprattutto in questo sbilanciamento disperato, nell'incapacità dei suoi mostri di riuscire a raggiungere un equilibrio nel mondo (cinema). Burton è forse l'unico regista, oggi, capace di farci ridere raccontando il rocambolesco amplesso di due figure soprannaturali che per amarsi non possono evitare di mandare malinconicamente in frantumi lo spazio-set di un universo in decomposizione.

 

Titolo originale: Dark Shadows

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Interpreti: Johnny Depp, Eva Green, Michelle Pfeiffer, Bella Heathcote, Jonny Lee Miller, Chloë Grace Moretz, Helena Bonham Carter, Jackie Earle Haley, Christopher Lee, Alice Cooper
Distribuzione: Warner Bros. Italia
Durata: 113'
Origine: USA, 2011

 

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    9 commenti

    • il peggior film di tim burton,messo in scena sto film solo per fare soldi,originalità zero,trama zero voto zero forse è troppo

    • Michele centini

      Si rimpiange sweeney todd,la sua pacatezza, i suoi silenzi, i primi piani luciferini e tombali, la sua teatralità da grand-guignol. Dark shadows annaspa nel profilmico sovraeccitato, nelle scenografie urlate (film rumorosissimo, chiassoso, fatto apposta per i multiplex). Di poesia ce n'é poca. Film senz'anima. Swenney todd sembra girato da un altro.

    • sicuramente meglio del pessimo alice in wonderland, ma al di là dell'ottima forma e di qualche spunto interessante tutto di testa (il binomio capitalismo/mostro), il film è un guscio abbastanza vuoto, manca ill pathos, la malia struggente dei suoi capolavori passati. Da sweeney todd in poi sembra che Burton abbia smesso di essere un 'regista di ispirazione' e sia diventato un 'regista di mestiere'

    • Lisergico e poetico, romantico e pop, sarcastico e malinconico. Non date retta a questi cuori aridi, Johnny Depp e Tim Burton sono ai loro livelli migliori. E l'horror torna ad essere rock'n'roll!

    • Frank Zappa è uno che ne sa, condivido pienamente 😉

    • Bellissimo!

    • CrasI=Amba aradam=Ambaradam
      Crasi Straniante=????

    • Recensione bella, forse più del film stesso. Mi trovo d'accordo sul contenuto ma non nel giudizio evidentemente. Il cortocircuito tra immaginario anni '70 e coté gotico, amalgamato dalla consueta dose di "weird" burtoniano è fascinoso e straniante, ma narrativamente il film è impalpabile. Esauriti i primi venti, trenta minuti e una volta finiti lo stupore e la meraviglia visiva, il film si fa sempre meno interessante per terminare, finalmente, in un finale assolutamente dimenticabile. L'accoppiata Deep-Burton deve sinceramente prendersi un po' di respiro perchè sta diventando sempre più narcisisticamente uguale a se' stessa. Dark Shadow è una meravigliosa scatola vuota, e penso che tra un mese comincierò già a dimenticarlo.

    • Chiedo scusa per il doppio commento ma mi quotare Zappa, il cui intervento ho letto solo dopo aver postato.