Dativo di possesso. Nanni Moretti presenta “Mia madre” a Roma

E’ arrivato il giorno della prima di Mia madre: “La semplicità è per me un punto d’arrivo, ero sicuro che con gli anni il disagio non solo pubblico che conosco bene mi avrebbe abbandonato, e invece è in crescita costante. Come quello della protagonista Margherita Buy. Volevo giocare tutto il film sull’incertezza tra sogno, visione, memoria e realtà, lo scarto intimista di un’inadeguatezza privata”. In sala giovedì 16

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Mia madre, presentato stamani alla stampa romana e in sala da giovedì prossimo, è il terzo titolo di Nanni Moretti interpretato da Margherita Buy: “in questo caso”, racconta il regista, “Margherita si è presa tutto il film sulle spalle. Su 70 giorni di lavorazione, ne ha avuto solo uno a casa, il giorno in cui ho girato una scena che poi ho tagliato.” L’attrice conferma: “ho sentito che mi era stato consegnato qualcosa di molto personale, il racconto di un’esperienza privata.”
Giulia Lazzarini, veterana del teatro italiano, disegna anche lei un set accorato: “sono stata molto amica di Luisa Rossi, la madre di Michele in Ecce Bombo, e da allora mi chiedevo come sarebbe stato essere diretta da Nanni Moretti. Ricordo una lunga chiacchierata in macchina attraverso il Lungotevere, quando mi ha riaccompagnata a casa dopo il mio primo provino per la parte. Il senso del film è secondo me nel vuoto di quegli scaffali che contenevano i libri di latino così cari al mio personaggio, il latino come segno di qualcosa che resta nelle nostre memorie di liceali.”

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Moretti sorride: “Giulia aveva paura che le ripetizioni dei molti ciak facessero perdere spontaneità alle battute, ma non è così, è proprio attraverso i ciak che si lavora sugli aspetti di una scena, della recitazione. Soprattutto in questo film, tutto giocato sull’incertezza tra sogno, visione, memoria e realtà. Volevo che si percepisse forte lo scarto tra la materia che tratta il film-nel-film, storia sociale e politica di operai, occupazioni e padroni crudeli, e l’intimismo di un’inadeguatezza privata, la nostra protagonista è sempre fuori posto, sul lavoro pensa alla madre, quand’è con la madre pensa alla figlia, e così via. La semplicità è per me un punto d’arrivo, ero sicuro che con gli anni il disagio pubblico e privato che conosco bene mi avrebbe abbandonato, e invece è in crescita costante…”

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Il regista non è molto convinto che si possa parlare di “trilogia del lutto” tenendo insieme La stanza del figlio, Caos Calmo e quest’ultimo Mia madre: “per i film che ho fatto sino ad ora, ho trovato giusto questo modo di raccontare. Non costringerei mai nessuno a restare incatenato a questa formula, e spero di non esserlo neanch’io per sempre. La mia utopia è quella che un regista non dovrebbe mai farsi investire dal tema che racconta, mentre lavora materialmente ad un film, la scrittura, i casting, il montaggio. Ma io stesso non sono d’accordo con me: spesso non sono convinto d’essermi riuscito a spiegare a parole agli attori, e in generale a tentare di teorizzare sul proprio lavoro si rischia di peggiorarlo.”

Il soggetto è scritto insieme a tre donne, l’abituale collaboratrice Valia Santella e le giovani autrici Chiara Valerio e Gaia Manzini: “le ho conosciute qui al Nuovo Sacher durante una lettura di testi di Sandro Veronesi, spiega Moretti. “E mi piaceva poi raccontare la storia di una regista donna, di solito questo viene dipinto al cinema come un lavoro maschile. La protagonista, seppure un mio chiaro alter-ego, è stata da subito pensata come donna, già in fase di scrittura. Gli aspetti autobiografici sono forse più in alcuni siparietti con il personaggio di John Turturro, quel suo sfogo sul set in cui urla di volere indietro la sua sensazione di realtà riprende un istante accaduto sul serio con Michel Piccoli durante le riprese notturne di Habemus Papam. In questo caso avere in Turturro un formidabile improvvisatore, ben supportato da Margherita e da Tony Laudadio, ci ha molto aiutato.”

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