David Byrne e le sue Reasons to be Cheerful

David Byrne è l’emblema dell’approccio avanguardistico alla musica: fece brillare il post-punk dei Talking Heads, la cui proposta artistica ed estrosa trovava la sua massima espressione in concerti dalla grandissima carica emotiva, con un impatto sonoro quasi orchestrale e inconfondibilmente scenico. La voce di Psycho Killer continua a muoversi sia come performer che come divulgatore.

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Dopo il manuale-autobiografia Come funziona la musica, il musicista statunitense di natali scozzesi ha lanciato nel 2018 Reasons to Be Cheerful, un vero e proprio webmagazine, il primo progetto realizzato dalla sua associazione no profit Arbutus Foundation. Qui vengono raccontate storie a lieto fine, che hanno lo scopo di ispirare, sollevare ed affievolire le frustrazioni quotidiane. I temi trattati riguardano salute, cultura, scienza, tecnologia, clima, economia, energia. Inoltre nel magazine sono inclusi video, podcast ed eventi live.

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La musica dei Talking Heads raccontava l’automatismo della società postmoderna, divisa tra un passato conservatore e un presente anarchico e liberista. La New York era quella di Andy Warhol, degli eccessi, delle avanguardie artistiche e dei movimenti destinati a gonfiare le tensioni dei decenni a venire, e saranno proprio quella frenesia, quei colori e il senso di alienazione ad ispirare profondamente l’arte di Byrne.
I temi socio-politici sono ancora i protagonisti dei suoi racconti. Nel suo articolo Everybody needs a home si parla infatti, di come siano già in atto soluzioni efficienti per togliere i senzatetto dalle strade e donare loro una vita migliore.
“Tutti traiamo beneficio economicamente come società quando ci sono meno persone senza una casa, quindi aiutando i senzatetto aiutiamo anche noi stessi.”
Ma qual è il modo migliore per realizzare questa utopia?
Varie città e paesi stanno adottando quello che viene chiamato il modello Housing First, ben diverso da soluzioni fallaci già provate. Secondo questo metodo infatti, il primo passo necessario è dare ai senzatetto una casa, invece di un lavoro.
Dai bilanci è venuto fuori che una persona senza averi ha molte più possibilità di diventare attiva se riceve un posto dove stare, è questo il motivo per il quale il progetto sta avendo successo.
Si tratta di un esempio perfetto delle riflessioni che abitano Reasons to be cheerful:

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Elijah Stevens era un senzatetto, qui lo vediamo dopo essersi iscritto a un conservatorio di musica.

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Non può mancare sul magazine l’apporto di Brian Eno, sodale di Byrne dai tempi di More songs about buildings and food dei Talking Heads e poi di My life in the bush of ghosts, anche lui infatti pubblica una sua corrispondenza sul sito:
“Il vento e il solare sono fantastici (e sono diventati economicamente competitivi), ma ovviamente non possono funzionare ovunque, le batterie e altre forme di accumulo di energia rappresentano ancora un problema.
Sono stato anti-nucleare per molto tempo, ma ora ho cambiato la mia posizione.
Ritengo l’energia nucleare buona almeno come tecnologia intermedia, fino a quando non otterremo davvero energie rinnovabili.”
A seguito dell’analisi, intenta a scovare le problematiche e i vantaggi che il nucleare comporta, Eno propone una storiella. A raccontarla è stato un suo amico d’infanzia, che al tempo era diventato capo della sicurezza della prima e più grande centrale nucleare della Gran Bretagna. Una volta che gli allarmi dello stabilimento si erano attivati, tutti si stavano mobilitando per capire cosa stesse accadendo. Venne fuori che uno degli operai notturni, aveva portato l’orologio che indossava quotidianamente a riparare, ma un quadrante era stato verniciato con il radio. Il sistema di allarme allora aveva captato quella radiazione e le campane erano impazzite. In 20 anni, quello è stato il loro unico allarme.

Sebbene venga riconosciuto come celebrità della musica rock, David Byrne si è cimentato in innumerevoli generi diversi, proponendo uno stile new wave ed anche un post-funk aperto a contaminazioni da world music (come già in Remain in Light, considerato il capolavoro dei Talking Heads e uno dei dischi “definitivi” della musica contemporanea), neopsichedeliche ed elettroniche, ma anche installazioni e colonne sonore (come la partecipazione a Fino alla fine del mondo di Wim Wenders).
E’ forse l’irrefrenabile fame di sperimentazione, che porta ora il 67enne David Byrne a raccogliere storie motivazionali al fine di rendere il mondo un posto migliore?
Ci sono in effetti parecchi motivi per i quali sentirsi allegri. Molte di queste ragioni si presentano sotto forma di soluzioni intelligenti, comprovate e replicabili ai problemi più urgenti del mondo.
Le storie, bilanciate tra senso di sano ottimismo e rigore giornalistico, trovano motivo di speranza nella rivista, che in parte è anche una sessione di terapia.
Gli articoli che Reasons to be Cheerful propone, sono elencati all’interno di rubriche, collezioni e categorie. Ebbene, un motivo per essere allegri è proprio l’impegno di Byrne per il suo nuovo magazine.