David Grieco e Massimo Ranieri: “ecco La macchinazione per uccidere Pasolini”

“Ho fatto un film di pancia per raccontare la morte di un intellettuale, e per questo non doveva essere in alcun modo un film figo”, mette subito le cose in chiaro David Grieco presentando il suo La macchinazione alla stampa romana.
Questa ricostruzione dei poteri forti e occulti, tra Loggia P2 e Banda della Magliana, che hanno portato all’omicidio di Pier Paolo Pasolini fa dell’assassinio del poeta e regista uno dei tasselli della Strategia della Tensione che ha tenuto in scacco la storia d’Italia: “il processo per l’uccisione di Pasolini è senza ombra di dubbio quello maggiormente invischiato di menzogne di tutta l’epoca delle stragi, non c’è un aspetto di tutta la ricostruzione che addossa tutta la responsabilità a Pelosi, che sia verosimile”.

E’ per questo che Massimo Ranieri ha accettato l’invito a interpretare una figura così complessa e sfaccettata, dopo una serie di rifiuti che negli anni ha dispensato ad altre proposte di essere Pasolini sullo schermo, tutte incentrate in quei casi però sull’aspetto della pruriginosa intimità dello scrittore. “Stavolta”, dice Ranieri, “ho affrontato il set con la caparbietà del cittadino che spera una volta per tutte di scoprire la verità su tutti i nostri cadaveri eccellenti, non solo Pier Paolo ma Aldo Moro, e così via. All’inizio la paura era così tanta che una febbre psicosomatica mi ha fatto ritardare l’inizio delle riprese di una settimana, poi la magia ha avuto inizio anche solo inforcando quel paio di occhiali così iconico…”.
Grieco spiega che la scelta di mantenere l’inflessione napoletana nella recitazione di Ranieri, e quella di utilizzare come unica musica del film la celebre suite dei Pink Floyd Atom Heart Mother sono due richiami alle idee di messinscena pasoliniane, dato che nei suoi film l’autore era solito inserire gli accenti dialettali dei suoi attori, e unicamente musiche classiche di repertorio.

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Il film assume d’altra parte un evidente linguaggio metacinematografico, come l’inserimento di un richiamo esplicito al celebre monologo di Gian Maria Volonté in Indagine su un cittadino al di sopra di ogni sospetto, qui reinterpretato da Matteo Taranto, nel ruolo della pedina di collegamento tra la Magliana e la “bassa manovalanza” dei delinquentelli di borgata: “un vero e proprio PR”, così Taranto descrive il suo personaggio, “un rubagalline che sfugge al controllo, complice anche la cocaina, vera altra protagonista nascosta dell’epoca”. Per Grieco era interessante mostrare l’apprezzamento degli ambienti di destra nei confronti di un film, come quello di Petri, dagli intenti in origine fortemente critici su quelle ideologie.

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“Ben vengano anche eventuali denuncie per questo film”, sbotta il regista de La macchinazione, “l’importante è che smuova qualcosa in grado di aiutare a far partire questa inchiesta di commissione parlamentare recentemente costituitasi per riaprire le indagini”.

Per via della lunga collaborazione lavorativa maturata negli anni come assistente di Sergio Citti e dello stesso Pasolini, Grieco ha spesso girato il mondo per partecipare a incontri e retrospettive su questo cinema, e assicura che all’estero la percezione della figura dell’intellettuale è totalmente diversa di quella all’interno dei nostri confini, dove è ancora visto come un demonio, uno spauracchio pedofilo: La macchinazione è in questo senso un film sul rapporto tra Pasolini e gli italiani.”
In questo è centrale lo sguardo di Antonio Pinna, autista della mala romana e poi elemento cruciale nel complotto dell’Idroscalo, a cui Libero De Rienzo dona un’interpretazione “di incoscienza criminale”, come racconta l’attore ai giornalisti, “cercando di restituire innanzitutto un preciso modo di essere, quello tipico di figure simili”.

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