David Letterman, la barba bianca del profeta

Sullo sfondo si staglia una New York notturna e luminosa. Davanti a noi una scrivania, sopra una tazza, dietro un uomo con i capelli bianchi e gli occhiali. Dietro le lenti, occhi intelligenti e a loro modo rassicuranti. Ci sembra subito di essere a casa pur essendo, qui dallo Stivale, lontani migliaia di chilometri da quella scrivania. Ma comunque incredibilmente, ci sembra di sentire sotto la lingua il contenuto di quella tazza, anche se mai veramente chiarito…

In Italia il David Letterman Show andò in onda per la prima volta nel 1999 su RaiSat, passando poi per Sky, per arrivare in chiaro su Rai 5 nell’agosto 2011 con le repliche notturne. E da tempo incalcolabile anche su YouTube, che ospita spezzoni di interviste, alcune memorabili rimaste nella storia: dalla danza hot di una giovanissima Drew Barrymore al capodanno 2000 con Jim Carrey, da Bill Murray nella torta ai mille baci con Julia Roberts, da Crispin Glover a Joaquin Phoenix… E tante altre se ne potrebbero ricordare. E se manca a noi in Italia, quanto può mancare in America?

In un articolo del New York Magazine del 6 marzo il giornalista David Marchese ha intervistato l’uomo del late show per eccellenza, l’anchor-man che ispirandosi a Ernie Kovacs e Johnny Carson ha regnato sulla tv americana per quasi 40 anni. Nella foto di copertina David Letterman si presenta con una lunga barba bianca. Sembra essere il simbolo della sua libertà dallo schermo, il simbolo della pensione che il conduttore ha annunciato tre anni fa e che nel 2015 ha portato a compimento. Nel video di congedo, Letterman scherza con Paul Shaffer, spalla musicale e comica del programma: “Avevo 34 anni all’epoca ricordi? Questo vuol dire che ho passato metà della mia vita dietro questa scrivania.”

youngE poi racconta una storia al suo pubblico. Racconta di essere andato a pescare col figlio Harry e di aver fotografato un volatile sconosciuto. Arrivato a lavoro di lunedì mattina Letterman chiama tutti quelli che conosce e spedisce la fotografia per scoprire la razza ignota. Tornato a casa racconta alla moglie Regina di avere, dopo mille telefonate, identificato l’uccello misterioso. “E mia moglie Regina mi ha detto: Che bello! Chi c’era stasera allo show? E io ho risposto:”Non me lo ricordo”

Quindi ho pensato” dice Letterman rivolto agli spettatori “se spendi la maggior parte del tuo tempo cercando di identificare volatili puoi davvero continuare a condurre un programma tv?”

 

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All’epoca l’annuncio della pensione aveva destato stupore e tristezza. Nella terza stagione della serie tv Louie, il comico americano Louis CK aveva affrontato il discorso, fingendo di essere stato scelto come possibile erede dell’anchor-man. Per prendere adeguatamente il suo posto veniva addestrato da un altro personaggio illustre, che ha in comune con l’anchor-man le iniziali di nome e cognome. Nei panni di uno strambo personaggio di nome Jack Dahl, David Lynch fa leggere a Louie come annuncio il seguente cartello: “Il Presidente Nixon oggi ha annunciato che riconoscerà la Cina, ma che se non starà attento potrebbe confonderla con la Corea”. Ma leggendo il cartello Louie sbaglia sui tempi comici, è lento, non sta al passo. Jack Dahl gli da la prima lezione: per essere un presentatore bisogna essere divertenti, bisogna fare i comici.

dlnym Questo è l’andazzo dell’intervista del NYM. È un onore intervistare lo scrittore di Foglie D’Erba dice Marchese riferendosi all’attuale somiglianza di Letterman con il poeta americano Walt Whitman. Perché è impossibile distrarsi da una barba così, bianca e avvolgente, dagli occhiali da sole e dal cappello di lana dalle tonalità latte e menta. Questa l’immagine scelta per la copertina, un lupo di mare finalmente libero da ogni costrizione terrena. Ma Marchese da bravo giornalista finge di volerlo assolutamente riportare sulla terra, e gli chiede “Non ti manca la conduzione del programma? Non avresti voluto essere in onda nel momento in cui Trump è diventato Presidente?”  Letterman è ormai in ritiro e risponde di no. Nel corso della sua carriera ha intervistato per ben sette volte Donald Trump. Dal 1988 quando era un giovane magnate dell’economia con il capello marrone e fluente, al 2015 in cui già cominciava a somigliare inevitabilmente, per dirla con Letterman, ad Al Jardine dei Beach Boys.

È certo del fatto che non vuole più andare in onda, ma ovviamente ancora si interessa di politica e gli piacerebbe molto passare un’ora e mezza con Trump.Se avessi uno show ora, mi dovrebbero portare via dal palco…” Avrebbe molte cose da dire a Trumpy, che allo stato dei fatti non è per lui molto diverso da un dittatore. Crede eccessivamente ad ogni cosa che esce dalla sua bocca.
L’unico modo per proteggersi da Trump è smetterla di scandalizzarsi per ogni cosa che dice e imparare a difendersi. Imbeccato dall’intervistatore risponde: sì, la comicità può e deve essere una protezione. Se sei un comico o ancor di più un anchor-man hai il dovere di fare comicità e soprattutto di praticare la cara e vecchia satira.

Nel corso dell’intervista il giornalista e l’anchor-man parlano della situazione attuale della televisione americana e il discorso cade inevitabilmente su Jimmy Fallon. Che certamente è stato troppo morbido con Trump, scompigliandogli i capelli sulla testa. Secondo Letterman bisogna lavorarselo bene uno come Trump. Ricordate le famose cravatte cinesi prodotte da una delle fabbriche di Trump? Così David spiazzò la certezza di quell’uomo pregno di sicurezza, concludendo la sferzata con una risatina di sottofondo e continuando imperterrito a ripiegare le cravatte.
David Letterman insiste ancora, satira e comicità come armi potenti. Armi che son ghiotte di dittatori e sbruffoni, partendo dai secoli lontani degli antichi greci per arrivare dritti fino a Chaplin. Ma anche Gianni Rodari, per rimanere in zona, con la sua filastrocca sul punto piccoletto e iracondo che gridava che dopo di lui sarebbe arrivata la fine del mondo. Quello che si credeva un punto e basta e invece era solo un punto a capo…E il mondo continuò una riga più in basso.

 

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