De Pisis e gli Italiens de Paris in mostra a Lecce
Filippo de Pisis e il Groupe des Sept alla Fondazione Biscozzi Rimbaud: la mostra racconta de Chirico, Campigli e altri maestri italiani della stagione parigina tra gli anni Venti e Trenta
Fino al 10 maggio la Fondazione Biscozzi Rimbaud di Lecce ospita la mostra Filippo de Pisis e les Italiens de Paris, a cura di Paolo Bolpagni e Maddalena Tibertelli de Pisis, dedicata a Filippo de Pisis e al gruppo degli artisti italiani attivi nella capitale francese tra la fine degli anni Venti e i primi anni Trenta. L’esposizione, che riunisce 32 opere, 23 delle quali di de Pisis, celebra proprio il settantesimo anniversario della morte dell’artista ferrarese e ricostruisce uno dei capitoli più originali e internazionali dell’arte italiana del Novecento. Nato come scrittore e poeta, fu l’amicizia con Giorgio de Chirico a guidarlo verso la pittura. A Parigi, tra il 1925 e il 1939, incontrò Manet, Picasso, Matisse e Joyce, sviluppando uno stile lirico e vibrante che univa la sensibilità letteraria alla modernità delle avanguardie.
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La mostra approfondisce il percorso degli artisti italiani del del Groupe des Sept, che arrivati a Parigi negli anni Venti, si aprirono alle avanguardie europee e svilupparono un proprio linguaggio, fondendo la lezione metafisica, le suggestioni del Cubismo e del Surrealismo con una personale interpretazione del “ritorno all’ordine” in chiave mediterranea, distinta dall’indirizzo dominante del Novecento Italiano
A sostenere il gruppo fu il critico Waldemar George, che li presentò alla Biennale di Venezia del 1930 in una sala intitolata Appels d’Italie. Accanto a lui, il gallerista Léonce Rosenberg favorì l’inserimento degli artisti nel vivace contesto parigino, intrecciando radici classiche e suggestioni provenienti da Cubismo e Surrealismo. Il percorso espositivo ruota attorno alla figura di de Pisis, di cui sono presentate 2 opere mai esposte in Italia, provenienti dal Museo di Grenoble: Il piede romano e I due pesci, realizzate tra la metà degli anni Venti e i primi Trenta. Tele che restituiscono la sua inconfondibile “stenografia pittorica”, fatta di pennellate nervose, vibrazioni luminose e lirismo immediato. Attorno a questo nucleo si sviluppa il confronto con gli altri membri del Groupe des Sept: le figure arcaiche e compatte di Massimo Campigli, le visioni metafisiche di Giorgio de Chirico, le atmosfere sospese di René Paresce, Alberto Savinio, Gino Severini e il classicismo di Mario Tozzi, di cui verrà presentata per la prima volta in Italia l’opera Natura morta-Katinka del 1932.
“Non era soltanto un incontro casuale di pittori residenti più o meno stabilmente a Parigi, ma anche un sodalizio connesso da una certa comunanza di riferimenti ideali e consuetudini umane e professionali”, spiega Bolpagni sottolineando la coesione culturale che caratterizzò l’esperienza degli Italiens de Paris.
La mostra leccese mette così in luce affinità e differenze all’interno del gruppo, evidenziandone la tensione internazionale e la distanza da un contesto italiano sempre più orientato verso. Ne emerge il ritratto di una stagione artistica libera e plurale, capace di coniugare tradizione e modernità nella “moderna classicità” teorizzata da Margherita Sarfatti. Il percorso restituisce a de Pisis e ai suoi compagni il ruolo centrale che ebbero nel rinnovamento dell’arte italiana tra le due guerre.
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