Dead to me – Amiche per la morte, di Liz Feldman

La prima stagione di Dead to me – amiche per la morte è stata una scommessa sicura? La serie originale di Netflix che mette finalmente insieme Christina Applegate e Linda Cardellini, due attrici che continuano a galleggiare tra il successo di qualche show televisivo del passato e l’ennesimo tentativo di trovare il ruolo da protagonista definitivo, rientra sicuramente nella formula riassicurante della piattaforma. Allora, se si parla di morte, la domanda potrebbe essere un’altra: è la dimensione Netflix, nella sua volontà entropica di creare una micro-realtà costruita sotto i propri principi, l’opportunità di far tornare in vita quei corpi cinematografici che stanno rischiando di morire?

Più che la morte come soggetto – o come fine – ciò che muove le protagoniste di questa dark comedy è tutto il contrario: la ricerca della verità dietro la morte per trovare un nuovo senso alla vita. Il racconto si costruisce intorno all’ossessione di Jen (Christina Applegate), fissata con la ricerca di chi ha ammazzato suo marito dopo averlo investito con la macchina ed essere fuggito senza farsi vedere. Il motore di Jen, scopriamo, non è tanto capire chi è stato a investirlo o fare giustizia con le proprie mani, ma trovare un meccanismo di sfogo e distrazione che possa allontanarla della realtà che il “morto” ha lasciato dietro: una casa vuota, senza ricordi belli e troppo grande per lei, due figli che non sa come trattare, una suocera da incubo, un blocco emotivo, una vita che non può più riempire. Allora, la ricerca del fuggitivo anonimo diventa anche un modo di ritrovare se stessa.

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Per non sentirsi così disgraziata, o forse anche per noia, Jen si unisce a un gruppo di sostengo per persone che hanno perso qualcuno, dove incontra Judy (Linda Cardellini) a sua volta in crisi dopo la morte del fidanzato. Judy, naturalmente, è la nemesi di Jen: solare, estroversa, risolta nell’esprimere i suoi sentimenti. L’istantaneo avvicinamento tra loro due potrebbe sembrare troppo frettoloso, quasi forzato, ma la complessità dei personaggi rende verosimile la necessità di costruire un rapporto simbiotico.

Mentre si aiutano a vicenda e il racconto si costruisce come se fosse un’altra storia di amicizia che nasce dopo una disgrazia, il fulcro della proposta di Liz Feldman (2 Broke girls), prodotta da Will Ferrell comincia a venire a galla e si avvicina di più ad altre serie del genere come Desperate housewives e Big little lies. Non si tratta di ciò che vediamo, ma di quello che si nasconde. Non è su quello che dicono, ma sugli sguardi che lasciano intravedere i segreti che entrambe devono trattenere per poter andare avanti. Non si tratta nemmeno di trovare un colpevole, una traccia oppure la verità dei fatti, ma della tensione crescente che è allo stesso tempo la promessa di un’esplosione. La bugia originale, la menzogna che diventa motore, il paradosso che significa guardare una serie tv e sapere che probabilmente ci troviamo davanti ad un inganno. E che questo è, precisamente, ciò che ci aspettiamo come spettatori.

Dead to me – Amiche per la morte forse non è una produzione troppo fresca, una costruzione narrativa originale, e nemmeno una serie che cambierà l’immaginario o il modo di raccontare una storia. Invece, si regge su Jen e Judy, su Applegate e Cardellini, sulla opportunità di ritrovarle come attrici, come corpi cinematografici che brillano di luce propria, prima che spariscano senza lasciare traccia. 

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