DeAndré#DeAndré – Storia di un impiegato, di Roberta Lena

Dopo l’album del 1973 e lo spettacolo teatrale nel 2018, un documentario che è anche un album di famiglia che aveva bisogno di qualche immagine di repertorio in più

La “Storia di un impiegato” l’abbiamo scritta, io, Bentivoglio, Piovani, in un anno e mezzo tormentatissimo e quando è uscita volevo bruciare il disco. Era la prima volta che mi dichiaravo politicamente e so di aver usato un linguaggio troppo oscuro, difficile, so di non essere riuscito a spiegarmi”.

(Fabrizio De André, intervista alla Domenica del Corriere, gennaio 1974)

Le canzoni del sesto album pubblicato da Fabrizio De André nel 1973 hanno come filo conduttore la vicenda di un giovane impiegato che, dopo aver ascoltanto un canto, del Maggio francese, decide di ribellarsi senza però rinunciare al proprio individualismo. La forte connotazione politica è alla base di tutti i testi che evidenziano la sua presa di coscienza della necessità della lotta comune dopo la violenza e il carcere.

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L’album, scritto da De André e Giuseppe Bentivoglio con le musiche di Nicola Piovani, è stato poi al centro di uno spettacolo teatrale nel 2018 diretto da Roberta Lena che è anche la regista di questo documentario.

DeAndré#DeAndré – Storia di un impiegato crea un controcampo tra Fabrizio e Cristiano De Andé già dall’immagine iniziale quando entrambi sono inquadrati di spalle. Il padre nel passato, il figlio nel presente. Poi ripropone alcune delle canzoni più famose di quell’album attraverso reinterpretate da Cristiano: Canzone del maggio, La bomba in testa, La canzone del padre, Il bombarolo, Verranno a chiederti del nostro amore e Al ballo mascherato, quest’ultimo trait-d’union decisivo dove compaiono alcune raffigurazioni del potere passato e presente (Giulio Andreotti, Margaret Thatcher, Leonid Brežnev, Richard Nixon, Vladimir Pitin) oltre alle immagini di esplosioni e dell’attentato alle Torri Gemelle del 2001.

Scorrono le immagini dell’Italia di ieri e di oggi. In bianco e nero e a colori: la strage di Bologna nel 1980, i manifestanti che arrivano a Genova per il G8 nel 2011, le masse in piazza. Ma soprattutto DeAndré#DeAndré – Storia di un impiegato è un legame mai interrotto, una storia privata che apre le porte della propria casa, un album di famiglia: le foto di Fabrizio e Cristiano e la loro esibizione insieme di Anime salve al Teatro Brancaccio nel 1998, i racconti della ribellione adolescenziale e la litigata con il cantautore che ha provato a sfondare la porta del bagno a colpi di accetta. E poi la somiglianza incredibile nella voce, come ha sottolineato Dori Ghezzi, la seconda moglie di Fabrizio.

DeAndré#DeAndré – Storia di un impiegato esce in un momento decisivo, proprio quando Cristiano ha 59 anni, la stessa età che qaveva Fabrizio quando è morto. Attraverso i brani delle canzoni riemergono tracce di memoria: il video del 22 aprile 1992 con la famiglia riunita e la casa a Portobello di Gallura dove si sentono gli echi delle voci di alcuni ospiti che ci sono passati come Paolo Villaggio, Ugo Tognazzi, Walter Chiari oltre alla presenza di Marco Ferreri.

Un album, una storia. Più Cristiano di Fabrizio da cui magari si voleva vedere qualche documento di repertorio in più. DeAndré#DeAndré – Storia di un impiegato è molto legato allo spettacolo teatrale. il passaggio al cinema è rimasto a metà. Però le parole e la voce di padre e figlio restano comunque scolpite.

 

Regia: Roberta Lena
Distribuzione: Nexo Digital
Durata: 94′
Origine: Italia, 2021

 

 

La valutazione del film di Sentieri Selvaggi
3

Il voto al film è a cura di Simone Emiliani

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Il voto dei lettori
3.6 (5 voti)
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