Dear Ex, di Mag Hsu e Chih-yen Hsu

Il debutto del duo taiwanese ha il merito di raccontare, con ironia, le diverse ramificazioni del lutto. Il piccolo caso festivaliero del 2018 approda su Netflix

In Dear Ex si parte da un’assenza, per indagare le conseguenze che essa esercita su coloro che vi ruotano attorno. Nel presentare la morte di un padre di famiglia gay – e la sua scelta di intestare l’assicurazione sulla vita non al figlio adolescente, ma all’amante – come incipit narrativo da cui far emergere una fitta rete di intrecci relazionali, il film osserva le reazioni eterogenee che si posso sviluppare a partire da una medesima situazione luttuosa. Nonostante i protagonisti perdano la stessa persona (Song Chenxi il padre, Liu Sanlian il marito, e Jay l’amante), l’espressione del dolore segue vie diverse. Se la moglie, infuriata per le azioni del marito, adotta un atteggiamento aggressivo per quello che ella considera un imperdonabile affronto, di contro, il figlio, al cui turbamento iniziale si aggiunge il comportamento irascibile della madre, si chiude in sé stesso, in un’esperienza del lutto diametralmente opposta sia a quella di Liu Sanlian, sia a quella di Jay, che si immerge nella lavorazione di uno spettacolo come tributo all’amante scomparso.

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Nel raccontare una storia di intrecci relazionali, riletti attraverso il filtro della commedia amara, Dear Ex sembra, però, adottare due approcci diegetici contrastanti, sia in merito al tono (e al registro narrativo), sia all’approccio estetico, al punto che le immagini transitano da una fotografia calda e satura del primo atto, a una stucchevole sovraesposizione luminosa (riscontrabile, soprattutto, nella deriva sentimentale e melodrammatica dell’epilogo). Nella prima parte di narrazione, il debutto del duo taiwanese, infatti, riprende i codici del coming of age movie, per articolare inizialmente un racconto di formazione che ben delinea i disagi, le pressioni e i comportamenti bizzarri di un giovane ragazzo in un momento di grave difficoltà emotiva. Nell’associare la scelta di Song Chenxi di andare a vivere con Jay alla volontà del personaggio di comprendere il comportamento del padre – il quale ha abbandonato la famiglia per trascorrere gli ultimi istanti di vita con un uomo – e presentandone l’azione come motivo di riscoperta del Sé in una evidente condizione di fragilità, il film trova una chiave filmica interessante attraverso cui indagare la soggettività in crisi di un bambino, con una profondità di racconto che si disperde progressivamente con l’avanzare della storia. Finché il focus narrativo coincide con il percorso del bambino, attraverso il cui sguardo viene filtrata la prima porzione di narrazione (con gli inserti animati che entrano nel quadro a sottolineare la prevalenza di visione di Song Chenxi), il film regge, grazie anche ad un ricercato equilibrio di elementi drammatici e comici (offerto proprio dai comportamenti stravaganti del ragazzo). Ma è nell’istante in cui il racconto transita verso i personaggi adulti, cedendo il passo all’emozione facile e ad una maggiore convenzionalità di narrazione, che l’opera non è più in grado di restituire profondità a sequenze che si dirigono verso una deriva eccessivamente melodrammatica.

Per quanto Dear Ex riesca a strutturare un intreccio di relazioni dove la personalità, le motivazioni e i cambiamenti interiori dei personaggi viaggiano parallelamente al procedere della narrazione, in un approccio narrativo lontano dall’offrire una visione statica e inerte dei rapporti tra i protagonisti, allo stesso tempo fallisce nel trovare soluzioni originali sia di messa in scena, che narrative, portando il racconto a cedere sotto il peso delle sue stesse aspirazioni e a condurlo, nel contempo, verso i più ordinari lidi del mélo.

Titolo originale: id.
Regia: Mag Hsu e Chih-yen Hsu
Interpreti: Roy Chiu, Hsieh Ying-xuan, Spark Chen, Joseph Huang, Wanfang, Allen Kao, Yang Li-yin
Distribuzione: Netflix
Durata: 100′
Origine: Taiwan, 2018

La valutazione del film di Sentieri Selvaggi
2.6
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Il voto dei lettori
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