Dear Mama, di Alice Tomassini

Un doc sul tema delle comunità familiari che non si limita a presentare freddi numeri ma lascia che siano i ragazzi ad elaborare un metodo per raccontare la propria esperienza. Domani al RIDF a Roma

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Un documentario semplice che racconta storie importanti. Dear Mama di Alice Tomassini nasce da un’idea del pediatra e giudice del tribunale per i minorenni Pietro Ferrara, è prodotto dalla Societá Italiana di Pediatria e raccontato in prima persona dai ragazzi protagonisti della storia.

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«In Italia sono oltre 30.000 i minorenni nelle strutture di accoglienza in attesa di essere adottati. Alcuni di loro non vedranno realizzato il sogno di trovare una famiglia ed altri, peggio, ricorderanno con dolore un fallimento adottivo. Molti trovano invece dei genitori per sempre». La chiusura di Dear mama ci ricorda i numeri di un problema oggi ancora in crescita, facendoci capire le proporzioni dell’evento, ma l’ora che precede queste parole ha lo scopo di addentrarsi dentro la superficie rappresentata dai dati, mostrandoci le storie dei bambini e dei ragazzi raccontate da loro.

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Cristina, Dorina e Fabio sono tre ragazzi che, per circostanze differenti le une dalle altre, sono stati separati dalla loro famiglia di origine, in particolare dalle loro madri, e hanno vissuto per un determinato periodo di tempo all’interno di comunità famigliare. Alice Tomassini raccoglie le loro storie, fatte di speranza per il futuro e una grande maturità nell’affrontare la situazione.

Se la camera della regista resta sempre vicina ai suoi protagonisti, in una ripresa intima che ricorda delle video confessioni, la parte più interessante del documentario è vedere come tutti e tre i protagonisti abbiano elaborato delle proprie strategie per affrontare la loro vita e il trauma della loro separazione. Mentre Dorina, la più piccola, ha trasformato le giornate in casa-famiglia in storie di principesse e supereroi; Fabio ha incanalato l’esperienza nella scrittura di pezzi rap, che la regista musica e adotta per la colonna sonora; Cristina, infine, ha trasformato il cellulare nel filtro attraverso cui guardare alla sua situazione. Attraverso le riprese fatte con il dispositivo testimonia in prima persona la sua vita con la madre malata, lasciando che sia la videocamera a raccogliere i messaggi destinati al genitore.

Dear Mama non solo apre il sipario su una situazione sociale di estrema importanza, ma lo fa senza la freddezza e il distacco dei semplici dati numerici. Attraverso le affettuose e trasportate parole di tre ragazzi che hanno saputo affrontare le difficoltà offertegli dalla vita per rialzarsi con forza, ci mostra un mondo di speranze ottimismo in un futuro luminoso.

La valutazione del film di Sentieri Selvaggi
3.3
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Il voto dei lettori
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