Denise Ho: Becoming the Song, di Sue Williams

Il documentario incentrato sulla cantante e attivista Denise Ho, paladina delle proteste di Hong Kong, presentato al 36esimo MiX Festival di Milano

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In Denise Ho: Becoming the Song ci sono dei momenti in cui l’interconnessione tra le nuove frontiere apportate dall’intrattenimento del web e i marchingegni puramente cinematografici entrano in contatto. Il legame tra queste due realtà, riconosciute lontane anni luce l’una dall’altra, viene fuori grazie ai piccoli istanti che catturano la cantante e attivista Denise Ho intenta a reagire e a commentare dei video inerenti ai suoi vecchi concerti trovati in giro per il web. Ad un primo impatto sembrerebbe quasi un nonnulla. Una decisione prettamente di caratura ritmica e soprattutto presa per dare una netta distensione alla narrazione che in quel momento si stava ingarbugliando ad affrontare fin troppe tematiche. Ma ad una lettura più indirizzata a ragionare su questa progressiva installazione dei contenuti virtuali nei corpi filmici, il risultato desta sempre un senso di clamore e di avvicinamento a quelle che sono ad oggi le momentanee evoluzioni della fruibilità multimediale, soprattutto pensando alla loro espansione durante il periodo dei vari lockdown, dove pian piano questi formati sono diventati la nostra arma per combattere la clausura casalinga. Per esempio, anche se in questo caso si tratta di opere di finzione, Unfriended con la comunicazione sui social e Creep con le sue geniali scene legate al rituale dell’unboxing, avevano ampiamente affrontato l’argomento.

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Infatti queste piccole fasi, compresse in sequenze di qualche secondo, riflettono la composizione della classica “video reaction”, dove la messinscena fuoriesce dagli spazi e dai tempi della classica intervista e va a rendere questi luoghi meno impostati ma più confortevoli ed intimi, sia per lo spettatore che per la stessa Denise Ho. Nonostante questa grande intuizione, che vedremo in forme anche più convenzionali durante il film, purtroppo la regista Sue Williams sembra mostrare la costante paura di fare un passo oltre l’immagine iconica della Ho, come se i tanti sottotesti (e ce ne sono molti) in qualche modo fossero schiacciati dall’approccio celebrativo. Dalle manifestazioni politiche a quelle civili, dove il tema LGBTQ+ rappresenta nel doc solo una piccola particella, Denise Ho: Becoming the Song difficilmente si abbandona a seguire il proprio istinto, conformandosi fin troppo spesso a seguire una via già tracciata da altri prodotti dello stesso canone.
Perché forse è proprio questo attaccamento a doppia mandata con la storia della cantante cinese, figura generazionale del pop asiatico e delle grandi proteste che coinvolgono tuttora Hong Kong e l’ombra sopprimente della Cina (che nel documentario sfociano in tutta la loro criticità in un incessante bombardamento di immagini d’archivio), a tenere a bada queste pure intuizioni sull’immagine e su tutte le sue forme, anche quelle più orientate verso la modernità.

La valutazione del film di Sentieri Selvaggi
2.5
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Il voto dei lettori
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