Des hommes, di Lucas Belvaux

A tratti condizionato dal romanzo di Mauvigner, è un film sa però urlare all’improvviso tutta la sua rabbia come nelle opere più riuscite del cineasta belga.

Non è un film bellico anche se ci sono tutte le cicatrici della guerra d’Algeria. Des hommes mostra il passato con l’uso della voce-off di Darroussin che somiglia a quello du un noir contaminato con i fantasmi d’amore e di morte. Lucas Belvaux è da sempre attratto dallo svelamento progressivo dell’intrigo utilizzando però lo sguardo dei suoi personaggi. In 38 témoins ci sono i residenti di una zona residenziale dove è stata uccisa una donna. Al tempo stesso mette in gioco un tentativo d’evasione o in senso fisico (Cavale che vedeva protagonista, come Des hommes, Catherine Frot) o dalle proprie vite per cercare qualcos’altro come i quattro uomini di La raison du plus faible.

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In una cittadina della Borgogna, nel 2003, Solange ha riuniti amici e parenti per la festa del suo 60° compleanno. All’improvviso arriva Feu-de-Bois, lo squattrinato fratello della donna malvisto da tutti che rovina tutto e dà in escandescenze. È un uomo solitario, isolato e volento. Si porta dietro tutti i fantasmi del passato, soprattutto quelli della Guerra d’Algeria avvenuta più di 40 anni prima. E con lui c’era suo cugino Rabut, testimone di quello che era accaduto.

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Des hommes sfrutta al meglio la fisicità animalesca di Depardieu e i silenzi di Darroussin. Belvaux entra nella loro testa, nella loro storia e nel loro passato. Lo fa attraverso un film a tratti troppo verboso ma fortunatamente lontano da ogni didascalismo alla Bouchareb. Racconta una storia di reduci che in qualche maniera non si sono mai reinseriti dai traumi di quella guerra come nella parte del massacro dei ribelli con il medico torturato. Ma emergono anche drammi privati come la morte della sorella incinta che è stata insultata da Feu-de-Bois sul letto di morte.

Belvaux si è così appassionato al romanzo di Laurent Mauvigner pubblicato nel 2009 che nel flashback lunghissimo si è fatto prendere la mano e dove il passato si è inghiottito il presente. Quella notte, dove tutto torna a galla, è fatta di attese, di regolamento definitivo di conti. Lì si rompe un silenzio durato a lungo. Il cinema del regista belga sa sempre creare le atmosfere determinate dalle azioni dei personaggi. Rispetto ai suoi film migliori, il libro d’origine lo può avere a tratti limitato. Ma è un cinema anche che urla all’improvviso come in tutta la sequenza del compleanno. Quella spilla che Feu-de-Bois cerca di regalare alla sorella segna l’ultimo, disperato tentativo di un’utopica riconciliazione.

 

La valutazione del film di Sentieri Selvaggi
3.5

Il voto al film è a cura di Simone Emiliani

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