Destiny Pictures: sul trailer che Donald Trump ha mostrato a Kim Jong-un

Chissà quanto sarà costato il trailer (realizzato dal National Security Council) che Donald Trump ha mostrato a Kim Jong-un. Domanda lecita se si ha presente L’amore non va in vacanza (2006).


Nel film di Nancy Meyers il personaggio di Cameron Diaz si occupa della realizzazione di trailer cinematografici. Il caso in questione vede il finto lancio de L’agguato con Lindsay Lohan e James Franco, classica “americanata” farcita di sparatorie, esplosioni e bicipiti tirati. Una volta visionate le immagini, Diaz dice ai suoi assistenti: «Ok, modificate la scritta A Natale. Ingranditela e fatela rossa, ma un rosso allegro, non uno alla Scorsese». Il trailer viene così rilasciato e una volta trasmesso in televisione, Diaz chiosa soddisfatta: «Ed è per questo che mi pagano un sacco di soldi».
Si può avvertire, in un certo senso, un sottile rimando tra questa sequenza appena citata e gli spezzoni che vedono uniti Trump e Kim proprio perché l’effetto finale è stato quello di divertire e distendere il secondo durante l’incontro, svoltosi a Singapore, per la denuclearizzazione della Corea del Nord.

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Quattro minuti di immagini celebrative, epiche, eroiche, esotiche, in cui entrambi vengono posizionati alla pari: «Due uomini, due leader, un destino» recita la voce che accompagna il filmato (produce la Destiny Pictures!). Una sorta di cinema maccartista riadattato (con annesse pacchianate e grossolanità come la foto del presidente americano con Sylvester Stallone) in cui la figura dell’asiatico viene guardata positivamente dopo continue, fredde ostilità tra occidente e oriente.
Basti pensare alle mutazioni avvenute nel mondo della fiction, dai cattivi stereotipati: va da sé il diabolico Fu Manchu di Sax Rohmer; il Dr. No di Agente 007 – Licenza di uccidere (1962); Oddjob in Agente 007 – Missione Goldfinger (1964); la regina Drago di Charlie Chan e la maledizione della regina Drago (1980); O-Ren Ishii in Kill Bill vol. 1 (2003). Ai buoni revisionati: Charlie, il tuttofare di Mr. Magoo nell’omonima serie animata degli anni Cinquanta, poi rimosso per questioni razziali; Jackie Chan, emblema dell’orientale perbene contrapposto ad antagonisti occidentali (Terremoto nel Bronx, 1995; Mr. Nice Guy, 1997; Lo smoking, 2002); fino a Gravity (2013) in cui Sandra Bullock viene soccorsa da una stazione spaziale cinese.

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E se la crisi nucleare tra Stati Uniti d’America e Corea del Nord pare scongiurata, salta alla mente un altro parallelismo riguardante gli anni Ottanta, in cui i rapporti tra Ronald Reagan e Michail Gorbaciov sono stati trattati in maniera affine nella sit-com ALF, prodotta dalla NBC. L’episodio in questione è Il dibattito elettorale (2×11) del 1987. Kate, la mamma della famiglia Tanner, sogna di essere candidata alle elezioni presidenziali contrapponendosi ad ALF, l’alieno peloso che ha “adottato”. Quest’ultimo vince con il massimo dei voti e, attraverso idee sbilenche, attua soluzioni efficaci su tutti i fronti della politica. Tant’è che alla domanda: «Ti aspetti che Reagan e Gorbaciov si bacino?», l’alieno risponde: «Non sulla bocca». Un po’ come è successo tra Trump e Kim nel 2018. Effusioni escluse, però.

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