Detour a Febbraio

associazione culturale cineclub – via urbana 107 roma – www.cinedetour.it cinedetour@tiscali.it
 
FEBBRAIO 2010
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Ingresso riservato ai soci. tessera annuale 7 € + sottoscrizione
 
 
GIOVEDì 4 – VENERDì 5 FEBBRAIO HERZOG AT THE END OF THE WORLD
21.00 ENCOUNTERS AT THE END OF THE WORLD di Gary Hustwit (Gran Bretagna 2007, 80 min. V.o. sott. Italiano) Helvetica è una pellicola indipendente, un film-documentario sulla tipografia, il disegno grafico e la cultura visiva globale. Mostra la proliferazione di un set dei caratteri come componente di una più grande conversione di stili comunicativi. La pellicola è un’esplorazione ed allo stesso tempo una discussione con i progettisti della comunicazione circa il loro lavoro, il processo creativo e le scelte estetiche dettanti l’utilizzo di un font, piuttosto che di uno stile. Introdotto nel bel mezzo di un’onda rivoluzionaria nel campo del lettering, la popolarità del carattere svizzero fece presto breccia nelle agenzie di pubblicità che vendettero questo nuovo stile di disegno ai loro clienti, l’Helvetica così comparve rapidamente nei marchi corporativi, nel signage per i sistemi di trasporto, nelle stampe d’arte ed in altri innumerevoli campi della comunicazione. L’inclusione, nel 1984, nei font di sistema Macintosh confermò la sua diffusione anche nella grafica digitale.
 
 
SABATO 6 FEBBRAIO DETOUR OFF THEATRE
Ingresso sottoscrizione minima 5 euro per i soci (10 euro per i non tesserati)
21.00 D&D di e con Donatella Mei. D&D è un reading di poesia e letteratura tragicomica che vuole immaginare un dialogo tra Donatella Mei, poeta e attrice comica romana e Dorothy Parker, poeta, critica teatrale, scrittrice,
acuta osservatrice del suo tempo, (NY d'inizio 900), collega e amica di Fitzgerald, sfortunata in amore e … Nonostante la lontananza spaziotemporale le due "d" s'incontrano nello stile dissacrante e irriverente e nello sguardo disincantato sui sentimenti. Solo un oggetto, un buffo cappellino, restituisce l'unicità di entrambe in un crescendo di comicità a volte esilarante altre quasi amara.
Donatella Mei, attrice e autrice, vive e lavora a Roma. Si occupa di cabaret e poesia performativa. Agli inizi della carriera partecipa allo spettacolo “L’apocalisse” di Leo De Berardinis e nel 2000 fonda il gruppo di poesia comica “Le Passere Solitarie” con le quali recita nei maggiori teatri italiani. Ha partecipato a rassegne e festival di poesia, a trasmissioni radiofoniche e televisive. E’ presente in numerose antologie tra cui “Pink Ink” (Editrice Zona) e “20 anni di Haiku” (Edizioni Empiria). ( Vincitrice del premio Haiku 2004 dell’Istituto di Cultura Giapponese e Premio Capoliveri Haiku nel 2007. ) Il suo ultimo spettacolo "Non sono Sharon Stone ma qualche uomo l'ho avuto anch'io" e il suo libro "Tesoro no" continuano a ricevere un notevole successo.
 
 
DOMENICA 7 – MERCOLEDì 10 FEBBRAIO DOCTOUR
21.00 HELVETICA di Gary Hustwit (Gran Bretagna 2007, 80 min. V.o. sott. Italiano) Helvetica è una pellicola indipendente, un film-documentario sulla tipografia, il disegno grafico e la cultura visiva globale. Mostra la proliferazione di un set dei caratteri come componente di una più grande conversione di stili comunicativi. La pellicola è un’esplorazione ed allo stesso tempo una discussione con i progettisti della comunicazione circa il loro lavoro, il processo creativo e le scelte estetiche dettanti l’utilizzo di un font, piuttosto che di uno stile. Introdotto nel bel mezzo di un’onda rivoluzionaria nel campo del lettering, la popolarità del carattere svizzero fece presto breccia nelle agenzie di pubblicità che vendettero questo nuovo stile di disegno ai loro clienti, l’Helvetica così comparve rapidamente nei marchi corporativi, nel signage per i sistemi di trasporto, nelle stampe d’arte ed in altri innumerevoli campi della comunicazione. L’inclusione, nel 1984, nei font di sistema Macintosh confermò la sua diffusione anche nella grafica digitale.
 
GIOVEDì 11 FEBBRAIO visioni presenta
21.00 UN UOMO A NUDO di Frank Perry (USA 1968, 94 min.) Un uomo decide di tornare a casa bagnandosi in tutte le piscine della zona residenziale in cui vive. Ogni piscina è un ricordo del passato. Tratto da racconti brevi di John Cheever e sceneggiato da Eleanor Perry, moglie del regista, è una singolare parabola metaforica sulla caduta del Sogno Americano, in una cornice esteticamente fin troppo ricercata (esterni nel Connecticut), con un ottimo B. Lancaster.
 
 
VENERDì 12 FEBBRAIO DOCTOUR: ROBERTO NANNI – UOMO DEL SUO TEMPO
“Mi piace lavorare con le immagini in modo emotivo, mettendo in discussione tutti i linguaggi, avendo un' estrema libertà di movimento, rifiutando la narrazione convenzionale… Mi considero un cineasta che si è formato con il cinema americano sperimentale e d'avanguardia degli anni '50 e '60 di Stan Brackhage, e quello underground di Jonas Mekas e Kenneth Anger. Tra i miei maestri ci metto anche Carmelo Bene simbolo della ricerca dell' inizio degli anni '70. E Nanni Moretti che, con i suoi primi super 8, dimostrò che si poteva fare cinema intelligente con pochi soldi e mezzi, senza cadere nelle trappole delle megaproduzioni. Come diceva Jarman, lo scopo non è di realizzare un buon film, ma fare qualcosa di più di un buon film e questo non dipende dai soldi”. R. Nanni
dalle 21.00 in poi

– introduzione alla presenza del regista
– Lontano, ancora (1985,13 min.)
– Pexer (1987, 5 min. ) – Greenhouse Effect. Steven Brown reads John Keats (1988, 23 min.)
– Dolce vagare in sacri luoghi selvaggi (1989 11 min.)
– L’amore vincitore. Conversazione con Derek Jarman (1993, 30 min.)
– Attraverso un vetro sporco (1999, 7 min.)
– E lei si scordò (2008, 10 min.)

 
SABATO 13 FEBBRAIO
Detour Off Music e Mike Cooper
present
THE ENDLESS SUMMER SURF FILM FESTIVAL
Cinema Detour – Saturday, Febraury 13th – 7.30pm / 00.30am

remix live della colonna sonora di Crystal Voyager a cura di Mike Cooper

live remix performance of Pink Floyd's original score by Mike Cooper
One Ocean once covered the world … it was The Morning of the Earth
 
19.30 MORNING OF THE EARTH di Albert Falzon (1971, 110 min., no dialogue, only music) E' il racconto senza parole, di un gruppo di surfers che si lasciano dietro tutto per vivere in armonia spirituale con una natura incontaminata, costruendosi le proprie tavole e le proprie abitazioni, allevando animali, fumando erba e naturalmente facendo surf. Un viaggio lungo le coste nordorientali dell'Australia, Bali e le Hawaii, alla ricerca dell'onda perfetta. Il film, realizzato ai tempi della chiamata alle armi di tanti giovani americani per la guerra in Vietnam, é di una bellezza poetica mozzafiato ed é diventato una pietra miliare del cinema surf.

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APERTE LE ISCRIZIONI PER UNICINEMA E SCUOLA DI CINEMA

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"it is a story without words, of a group of surfers walking away from it all to live a rich and fullfilling life, surfing, growing crops, building surfboards, and smoking grass, as they travelled in search of the perfect wave across Australia’s north-east coast, Bali and Hawaii. Morning of the Earth was made during what is generally regarded as hostile time. Vietnam was in full swing and many a young man feared being drafted into the military. Albie Falzon has reminded us that the earth is good, but all in all you have to make it on your own. Just like the song says." (Imdb)

 
21.30 LAST HOPE a cura di Andrew Kidman e Aaron Curnow (contiene corti di: Albert Falzon, Jon Frank, Monty Webber, Richard Kenvin, Patrick Trefz, Michele Lockwood and Andrew Kidman, Usa 2009, 86', Original Version, solo musica) Un film sul surf unico nel suo genere, sempre che si possa etichettare come film questa "esperienza" sensoriale, costruita a partire da 16 cortometraggi sul surf quasi senza dialogo, selezionati da Kidman and Curnow e sonorizzati da band come Bonnie Prince Billy, Sufjan Stevens, Dirty Three, Explosions In The Sky, Mogwai and Holly Throsby, solo per citarne alcune. Dall'inizio alla fine si è trasportati in un viaggio sulle onde, attraverso gli occhi di eccezionali filmmakers, che hanno reso il cinema surf una vera e propria arte.

Last Hope is a very unique surf film, if you label this 'experience' as a film. The experience is made up of 16 short surf clips that have little to no dialogue, mixed with some amazing music from groups such as Bonnie Prince Billy, Sufjan Stevens, Dirty Three, Explosions In The Sky, Mogwai and Holly Throsby to name a few. From start to finish you're taken on a surfing journey through the eyes of some amazing film makers, that have turned surf film into art. It's a journey that has you relaxed, carefree and smiling ear to ear looking forward to the next time you get out in the waves. The two masterminds behind the project, Kidman and Curnow, have created a very graceful and moving piece that will be watched by many generations to come.

 
23.00 CRYSTAL VOYAGER 2nd part Re-mixed live by Mike Cooper di George Greenough e David Elfick – Musica originale dei Pink Floyd -(Usa/Australia 1975, 25') La prima parte è incentrata sulle attività di tre surfisti (interpretati da loro stessi) sulla voce narrante di George Greenough. La seconda parte del film, davvero memorabile, si basa completamente sulle riprese di una telecamera montata su una tavola da surf, con immagini rallentate girate all'interno della curva dell'onda. Il sottofondo musicale di questi 23 minuti finali è composto interamente da Echoes dei Pink Floyd, che concessero il brano in cambio della possibilità di usare le immagini del film come sfondo per i loro concerti.
By George Greenough e David Elfick – Music by Pink Floyd, screened with live remix performance of original score by Mike Cooper. Crystal Voyager was a 1973 feature film directed by David Elfick. It was filmed, written and narrated by surfer, photographer and filmmaker George Greenough. The closing sequence, Greenough's short film Echoes, is generally considered to be the highlight of the film. Filmed with a camera in a waterproof housing strapped to Greenough’s back, the sequence is composed entirely of slow-motion footage shot inside the curl of waves, edited to the 23-minute song "Echoes" by Pink Floyd. The group reportedly allowed Elfick and Greenough to use the music in their film in exchange for the use of Greenough's footage as a visual background when they performed "Echoes" in concert.
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0.20 CANTCHANT di Vernon Ah Kee (Australia 2007/9, video installazione, 6'). Noto per la sua critica incisiva alla cultura bianca australiana, Vernon Ah Kee, artista aborigeno con base a Brisbane, propone una riflessione sul tema della "beach culture" in Australia, di cui la tavola da surf e lo stile "surf" sono diventati simboli.
Known for his incisive critiques of White Australian culture, Brisbane-based indigenous artist Vernon Ah Kee, reflects on "Beach Culture" in Australia. In CantChant, the use of shield boards and their association with Aboriginal men, embodied in the surfboard installation and in the video, is an exercise in reiteration – of identity and of social and political positioning. Equally clear is the all too real sense that the Black men, despite their colourful beach-branded apparel and flashy boards, do not fit. (www.australiavenicebiennale)
MARTEDì 16 FEBBRAIO SCHERMAGLIE PRESENTA_ DEDICATO A ROHMER

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I NUOVI CORSI ONLINE LIVE DI CINEMA DI SENTIERI SELVAGGI

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21:00 INTRODUZIONE A cura della redazione di SCHERMAGLIE www.schermaglie.it

21:00 PAULINE A LA PLAGE (Francia 1982, 94' v.o. sottot.italiani) di Eric Rohmer. Pauline ha 15 anni e ha passato le vacanze estive con i genitori. Ha viaggiato, si è anche divertita, ma l'ultimo scampolo di vacanza, a casa della cugina Marion, in Normandia, dovrà essere diverso, magari frequentando suoi coetanei, magari lasciandosi trasportare dai sentimenti visto che ancora, anche per la giovanissima età, non si è mai innamorata.
Terzo capitolo del ciclo rohmeriano delle "Commedie e Proverbi", il film ha il consueto registro della produzione più classica di questo regista che mette in scena i sentimenti amorosi attraverso piccole storie animate da personaggi caratterizzati con precisione. In questo film si scontrano due visioni dell'amore. Da una parte Marion che crede al "colpo di fulmine" e alla possibilità che si possa vivere il vero amore anche solo per un istante, dall'altra Pierre, per il quale la costanza e la stabilità rendono il sentimento più forte e degno di essere vissuto. (da wikipedia)
 
21:00 LA FORNAIA DI MONCEAU (Francia 1962, 23', v.o. sottot. italiani) di Eric Rohmer. Lungo il tragitto che quotidianamente lo conduce, insieme all'amico Schmidt, alla mensa universitaria, il narratore, studente in legge a Parigi, incrocia spesso la bella Sylvie, da cui è attratto. Superata l'iniziale timidezza, riesce ad ottenere da lei la promessa di un prossimo incontro. Ma, dal giorno successivo, Sylvie scompare. Convinto che la giovane abiti nei dintorni, il narratore si lancia alla sua ricerca nel dedalo di viuzze, intorno alla zona del mercato locale. Diviene così abituale cliente di una panetteria. Instaura un rapporto di familiarità con la commessa Jacqueline, che decide di sedurre, giustificando la scelta con la volontà di punire la sfrontatezza della giovane. È il primo capitolo del ciclo dei Sei racconti morali. (wikipedia)
DOMENICA 14 FEBBRAIO DETOURA A EST

21:00 FUNERAL PARADE OF ROSES di Matsumoto Toshio (Giappone 1969, 107 min v.o. sott. Italiano) Uno dei film preferiti da Stanley Kubrick (a cui si è dichiaratamente ispirato in Clockwork Orange) e probabilmente anche uno dei migliori film mai fatti. Realizzato nel 1969 il film è tanto fresco e straordinario oggigiorno quanto assolutamente innovativo per quei tempi. Ambientato in un ambiente "gay" questo è un film su delle persone, su quello che fanno e che sentono, il fatto che siano dei travestiti appare irrilevante. Sono persone vere in un mondo vero che sembrano agire oggi anzichè nel tempo in cui il film venne fatto. (asian world)

GIOVEDì 18 FEBBRAIO
a cura di Federico Febbo
DALI' CON DUCHAMP : L'ELOGIO DELLA SEGRETEZZA
Due rare testimonianze video per un evento dedicato a due grandissimi artisti. La serata è incentrata su un aspetto privato e personale che lega l'inconfessata dialettica dei due maestri.

Ascoltare le voci dei due pittori, al di là del mero dato biografico, seppur negli effettivi ritratti storici attraverso questi stupendi documentari di difficile reperibilità, conduce lo spettatore in un aliquid che trasferisce il piano del comune sentire in un puro e semplice stato emozionale. L'apparente altezzosità dei due personaggi in realtà schiude la manifesta diffidenza nei rispettivi caratteri degli artisti. L'ombroso Duchamp si concede sospettoso alle telecamere, dandosi però epigrammaticamente al condiscendente intervistatore, l'impenetrabile Dalì impostando invece uno dei suoi molteplici “io” a mò di schermaglia speculare,(nella miglior tradizione del torero de arte e come a difendersi dalle parole altrui) deborda nell'egotismo. Il risultato di tali atteggiamenti clandestini, che determinano una coinvolgente discussione monologante ed epica sia da parte di Duchamp che di Dalì, alla fine di queste personali modalità di linguaggio, rivela di contro una musicalità delle parole dei due grandi artisti, marcata da un pensiero orfico e misticheggiante che si lascia comprendere appieno dal pubblico astante. In un secolo confuso come quello XX, l'unica certezza assiomatica che ci lascia la testimonianza di questi immensi interpreti dell'arte figurativa è che non si dà artista che non sia anche un grande poeta come non si dà poeta che non sia anche un grande artista.

 
20.45 introduzione

21:00 Marchel Duchamp – L'insostenibile leggerezza del XX SECOLO di Jean Antoine (1966 b/n, 60 min. italiano). Un emozionante intervista concessa da Duchamp nel suo studio di Neuilly-sur-Seine due anni prima della sua morte. Un documento di rara reperibilità che riporta la grandezza dell'artista del ready made attraverso le sue parole con alcune intime e mai svelate confessioni, intervallate da una biografia dettagliata e acuminata.

22:00 Dalì a Roma di Carlo Mazzarella (1959 b/n 8 min. Italiano). Una breve ma intensissima intervista di Mazzarella a Salvador Dalì in occasione dell'uscita della sua autobiografia in Italia. Il noto presentatore della Rai si lascia martirizzare dal genio di Figueres che, con quell' eccentricità che lo contrassegna, demonizza la retorica di una stucchevole simbiosi oratoria del modello televisivo. Sul suggestivo sfondo della prospettiva del Borromini di Palazzo Spada, luogo scelto da Dalì per l'intervista, Mazzarella rassegnato ed in difficoltà cede alla seduzione della bonaria follia di Dalì.
22:10 Luci e Ombre di Dalì di Mike Dibb (1997 colori 1h57 min.italiano) Un grandioso documentario, definitivo, che conclude l'eterna indagine biografica sulla vita e sulla genesi artistica del sommo pittore. Lo scrittore irlandese Ian Gibson, in occasione di una delle ultime interviste nel 1986 in cui Dalì si concede alle telecamere in un letto di contenzione, subordinato ad un intubazione naso-tracheale, catatonico e quasi irriconoscibile, ripercorre accuratamente dai luoghi dell'infanzia sino agli ultimissimi giorni di vita l'incredibile carriera di questo rivoluzionario artista del secolo breve.
VENERDì 19 FEBBRAIO DETOUR OFF THEATRE
Ingresso sottoscrizione minima 5 euro per i soci (10 euro per i non tesserati)
21.00 Non sono Sharon Stone ma qualche uomo l'ho avuto anch'io
di e con Donatella Mei.
Spettacolo comico molto al femminile. Partendo da un’improbabile e quanto mai burlesca identificazione con la famosa attrice, una donna racconta gli uomini e se stessa.Uno sguardo ironico e tagliente sull’universo maschile che non risparmia però le debolezze del gentil sesso .Il ritmo sale, incalza e gioca con le parole come in un musical, in cui le rime rubano il posto alle note. Le rime agghiaccianti e le frasi spiazzanti fanno di questo spettacolo un “Poetrical “: vera novità del panorama teatrale comico.

Donatella Mei, attrice e autrice, vive e lavora a Roma. Si occupa di cabaret e poesia performativa. Agli inizi della carriera partecipa allo spettacolo “L’apocalisse” di Leo De Berardinis e nel 2000 fonda il gruppo di poesia comica “Le Passere Solitarie” con le quali recita nei maggiori teatri italiani. Ha partecipato a rassegne e festival di poesia, a trasmissioni radiofoniche e televisive. E’ presente in numerose antologie tra cui “Pink Ink” (Editrice Zona) e “20 anni di Haiku” (Edizioni Empiria). ( Vincitrice del premio Haiku 2004 dell’Istituto di Cultura Giapponese e Premio Capoliveri Haiku nel 2007. ) Il suo ultimo spettacolo "Non sono Sharon Stone ma qualche uomo l'ho avuto anch'io" e il suo libro "Tesoro no" continuano a ricevere un notevole successo.

 
SABATO 20 – DOMENICA 21 FEBBRAIO FREAKANIMA
21.00 MARY AND MAX di Adam Elliot (Australia/USA 2009, 80 min. v.o sott. Italiano) Dai vincitori per l'Oscar del corto d'animazione HARVIE KRUMPET, questa nuova storia racconta di due amici di penna: Mary Dinkle, una pacioccosa e solitaria bambina di 8 anni di Melbourne e Max Horovitz un ebreo di 44 anni di New York, gravemente obeso e con la sindrome di Asparger. Un giorno la piccola Mary nell'ufficio postale apre a caso l'elenco telefonico di New York, copia un indirizzo e scrive. Max risponde: i due diventano pen friend legati dalla passione per la cioccolata e i disegni animati. Accompagnati da una voce narrante, interpretata da Philip Seymour Hoffman, i diversi mondi dei due personaggi corrono paralleli negli anni tra lettere e dolciumi fino a incontrarsi.
 
MERCOLEDì 24 FEBBRAIO DETOUR OFF MUSIC
21.00 A TECHNICOLOR DREAM di Stephen Gammond ( Gran Bretagna 2008, 90 min. v.o. sott. Italiano) La storia del movimento underground inglese raccontata con interviste e performance dei Pink Floyd con Syd Barrett. Il documentario racconta la cultura della psichedelia e dell'avanguardia artistica nella Londra degli anni '60: una scena che aveva in band rivoluzionarie come Pink Floyd e Beatles i maggiori protagonisti. Contiene immagini storiche dell'happening "14 Hour Technicolor Dream" all'Alexandra Palace di Londra.
 
GIOVEDì 25 – VENERDì 26 FEBBRAIO DOCTOUR_INDIPENDENTI ITALIANI
21.00 introduzione alla presenza del regista Giovanni Calamari
21.30 DEBITO DI OSSIGENO di Giovanni Calamari (Italia 2009, 70'). Con Daniele Lupieri, Sabrina D'Accardio, Fulvia Recchia, Alekos Recchia. Un'indagine sul dramma umano che ogni perdita del lavoro porta con sé. Da un lato, la storia di Daniele, 44 anni, ingegnere elettronico alla Motorola, che improvvisamente vede crollare le proprie certezze e teme di non poter piu garantire alla moglie e al figlio lo stesso tenore di vita e, dall’altro, la storia di Fulvia, madre single, lavoratrice precaria che di certezze non ne ha mai avute, ma che ora rischia di dover rinunciare anche alla propria orgogliosa indipendenza, sono due facce della stessa crisi d’identita che l’assenza improvvisa dell’occupazione produce. Il documentario racconta con grande sensibilita e precisione la fatica quotidiana di queste persone, tra incertezze, rabbia e desiderio di cambiare il loro futuro. http://www.debitodiossigeno.it/

a seguire incontro con il regista

 

SABATO 27 FEBBRAIO
DETOUR OFF MUSIC
21.00 A TECHNICOLOR DREAM di Stephen Gammond ( Gran Bretagna 2008, 90 min. v.o. sott. Italiano) La storia del movimento underground inglese raccontata con interviste e performance dei Pink Floyd con Syd Barrett. Il documentario racconta la cultura della psichedelia e dell'avanguardia artistica nella Londra degli anni '60: una scena che aveva in band rivoluzionarie come Pink Floyd e Beatles i maggiori protagonisti. Contiene immagini storiche dell'happening "14 Hour Technicolor Dream" all'Alexandra Palace di Londra.
 
DOMENICA 28 FEBBRAIO A CURA DI Cinematografo Poverania e BizzarroCinema.it
“Il primo kolossal realizzato senza soldi”
21.00 introduzione alla presenza dell'attore protagonista Giovanni De Giorgi (John Simian)
21.15 L'Invasione degli Astronazi di Alberto Genovese (Italia 2009, 86'). Con John Simian, Max Muntoni, Yuri Plebani, Luigi Vitale. Il cervello di Hitler, prelevato da alieni aldebaraniani poco prima della sua morte, viene rigenerato e inserito in un computer per comandare un nuovo attacco alla terra con una schiera di svastiche volanti. Mentre le astronazi calano sulla terra, due balordi progettano di recuperare i soldi della loro rapina attraverso un bancomat universale. Ma Satana, proprietario dei soldi derubati, manda sulle loro tracce il terribile seguace Mordecai, dotato di diabolici poteri.
Palazzi che esplodono, riprese aeree, mostri giganti stile Godzilla, svastiche volanti e alieni dell’altro mondo: “Il primo kolossal realizzato senza soldi”. Dirige Alberto Genovese, guru della fantascienza casalinga italiana. http://astronazi.splinder.com/
Se la fantascienza italiana avesse un volto, oggi come oggi, sarebbe quello di Alberto Genovese, cliccatissimo regista milanese amante degli z-movie che da anni autoproduce avveniristici cortometraggi, trasformando innocui cavolfiori e vecchi elettrodomestici, in mostruosi alieni e futuristici robot. Il “fatto in casa” – mai nascosto ma sempre sbandierato con molta ironia – è sempre stata la marcia in più delle sue incredibili produzioni: casarecce e gustose come un lauto pasto in un ristorante a conduzione familiare. Anche quando alza il tiro, come nella sua ultima fatica (nonchè suo primo lungometraggio), L’invasione degli Astornazi, l’impatto follemente artigianale non cambia, semplicemente si spinge oltre, osa di più. E c’è davvero da spingersi oltre, vista la trama che si dipana davanti ai nostri occhi, in cui il cervello di Hitler, prelevato dagli alieni aldebaraniani, torna a rivivere cinquanta anni dopo la sua morte mettendo a repentaglio l’umanità: svastiche rotanti invadono la Terra! […] “Il primo kolossal realizzato senza soldi” strilla la locandina degli Astronazi, e c’è da prenderla in parola visto che, a fronte di un investimento parecchio esiguo (mille euro, comprensivi di attrezzatura), nel film succede di tutto: palazzi esplosi, riprese aeree, mostri giganti stile Godzilla, dischi volanti, alieni dell’altro mondo e ambientazioni che spaziano da Marrakesh a Parigi, dall’Italia alla Spagna, toccando anche la Grande Muraglia cinese e il Monte Rushmore. L’invasione degli Astronazi è un vero e proprio viaggio nel cinema weird e trash, un sentito tributo a tutti quei film poveri e sconclusionati di cui oggi non vi è più traccia. E forse, quel “pessimo” cinema di una volta, bisogna amarlo e conoscerlo per godere a pieno dell’ultima fatica di Genovese. Operazione più intelligente di quel che sembra, destinata a diventare di culto.
(Il Mucchio Selvaggio – Fuori Uscite)