Deux pianos, di Arnaud Desplechin
Il cinema come una questione di accordi, tonalità, disarmonie. Romantico e caotico. Cupo e luminoso. #RoFF20 Grand Public
Ogni film di Arnaud Desplechin ne contiene in potenza almeno altri cinque o sei. Quanti film ci sono dentro Deux pianos? Claude (Nadia Tereszkiewicz) e Pierre (Jeremy Lewin) sono una coppia che sta per andare a una festa di musicisti. Mathias (François Civil) è un pianista di talento, che torna a Lione dopo aver lavorato per anni in Giappone. Deve suonare insieme alla sua celebre istruttrice Elena (Charlotte Rampling), che lo ha iniziato come un figlioccio. Mathias e Claude quella stessa notte si incrociano in ascensore ed è uno shock. Lei fugge. Lui sviene. Cosa c’è stato in passato tra loro? E così Mathias passa la notte a ubriacarsi e implicitamente a boicottare il suo grande ritorno da musicista per le prove del giorno dopo. Poi un giorno in un parco vede un bambino identico al se stesso di quando aveva 11 anni. Lo segue filmandolo come fosse piombato in un thriller allucinatorio. Ma non è un thriller Deux pianos. E non è nemmeno (o non solo) un film sulla musica. O meglio è tutto questo, e di più. Perché Pierre muore improvvisamente (e irrazionalmente) come solo in un film di Desplechin può accadere. E allora Mathias può prendere possesso del suo amore per Claude e per quel bambino che gli assomiglia e che è suo figlio. O forse no. Questa storia d’amore romantica tra un uomo e una donna che si incontrano dopo anni forse è solo una bozza tra tante storie d’amore possibili o incompiute che possono essere raccontate al cinema oppure accantonate per altre storie o film alternativi da immaginare e raccontare. Che cineasta immenso è Arnaud Desplechin! Qui impegnato nel raccontare due adulti che sembrano ancora adolescenti, che forse non torneranno mai insieme ma che si ameranno per sempre. E nel mezzo un bambino silenzioso che sembra più adulto di tutti. Poi il fantasma di Pierre padre che sparisce quasi subito dal film ma indica anche qui un eventuale film in fuori campo che avremmo potuto vedere. E poi i magnifici personaggi di Elena e Max (Hippolyte Girardot). I “veri” genitori di Mathias. Elena è l’anziana Musa della musica che sembra una madre stregonesca, severa, geniale (“Questa lettera sarà il tuo talismano!” gli scrive). Mentre Max è l’agente guascone e fedele che si occupa di lui, salvandolo da se stesso e dalla sua immaturità.

Quanti film in uno in Deux pianos! Tereszkiewcz e Civil alla lunga si prendono la scena di questo loro sballato melodramma e sono lì sullo schermo ad amarsi e odiarsi, a coinvolgerci e a respingerci, quasi a collaudare un passaggio di consegne con i fantasmi attoriali di Mathieu Amalric ed Emanuelle Devos. E infatti questa ultima opera rientra pienamente nei reticoli emotivi ed espressivi del regista, sempre ossessionato dall’atto di raccontare storie e dalle loro intersezioni con cinema e vita. E per Desplechin questa intersezione continua a essere una questione di accordi, tonalità, disarmonie. Come stesse eseguendo una partitura musicale prestabilita che improvvisamente deraglia, si spezza, per poi tornare sui suoi moduli e ricominciare da capo. Deux pianos è un Desplechin in purezza. Romantico e caotico. Cupo e luminoso.



















