Diario di un maniaco per bene. Incontro con Michele Picchi, Giorgio Pasotti e il cast

Questa mattina presso la Casa del Cinema di Roma, Michele Picchi ha parlato del suo primo lavoro da regista, Diario di un maniaco perbene. Lupo/Giorgio Pasotti è alle prese con la crisi 'mistica' dell'artista-pittore bloccato che cerca ispirazione nella contemplazione delle donne e dentro il vagabondaggio osservativo, senza meta, per il rione Monti (Roma). Il gentile e immaturo voyer vive la realtà in modo distaccato per non farsene travolgere perchè dice: "amo le donne ma quando m'innamoro mi sento appagato e se sono appagato mi sento stupido". Parafrasi della sofferenza che induce la mente alla creazione 'inaspettatamente' apparsa, come folgorazione, solo nella rottura della routine. Le opere che attraversano come abbagli il percorso filmico sono della pittrice belga, nata nelle Fiandre,Véronique Dalschaert. Il regista è stato accompagnato da Giorgio Pasotti, Valeria Ghiglione, Angela Antonini, Tatiana Lepore e i produttori/distributori della Mariposa Cinematografica. Il film uscirà nelle sale il prossimo 8 maggio.

 

 

Il film pesa intermente sulle tue spalle da one man show. Quanto c'è di Lupo in Giorgio?

Giorgio Pasotti: Ho una passione travolgente verso i personaggi stravaganti con una fisicità anomala, sopra le righe. Questo mi fa pensare al mio Martino di Dopo mezzanotte, una sorta di Buster Keaton contemporaneo. Lupo è un personaggio differente da quelli fino ad ora da me interpretati a metà tra Forrest Gump e il Jack Nicholson di Qualcosa è cambiato

 

 

Quanto c'è di Picchi nel film e perchè hai deciso di restituire allo spettatore un finale romantico, più che una scontata scena di sesso?

Michele Picchi: Ci vedo molto di me. Questo girare a vuoto attorno alle proprie ossessioni di Lupo che in fondo è un pesce fuor d'acqua, atipico dovunque e ovunque. Solo la nipotina possiede la chiave 'speciale' per entrare nella sua casa/vita ponendogli domande scomode sulla sua immaturità. Il gesto finale mano nella mano è il superamento di un blocco.

 

 

Qual è la genesi produttiva e industriale dell'opera? Quali sono stati i costi e come nasce l'idea?

Marco Visconti (produttore): Il progetto nasce mentre ero seduto ad un tavolo con degli amici. Avevamo in mano la sceneggiatura e dopo averla letta ci siamo detti: perchè non farne un film? Abbiamo iniziato a parlarne ad aprile e ad agosto eravamo già sul set. Grazie al piccolo contributo della regione Lazio e ad altri sostenitori.


 

Come mai hai deciso di lanciarti nel primo progetto di un regista emergente e a contenuta distribuzione?

Giorgio Pasotti: Cerco di optare spesso per scelte di questo tipo. Adoro questi film che credo vadano a colmare lo spazio di una cinematografia vacante che è quello del non essere disgraziatamente semplice, in cui c'è qualcosa d'interessante. Per esempio, quest'anno, prima di Diario di un maniaco perbene ho interpretato un altra opera prima Nottetempo di Francesco Prisco. Non nego l'importanza dei grandi registi e delle commedie, ma su quest'ultimo punto posso dire che se ne fanno davvero troppe

 

 

Che tipo di difficoltà incontra la vita di un film nel nostro Paese?

Giorgio Pasotti: Stiamo pagando lo scotto di una politica sbagliata. Non c'è legge a tutela del cinema italiano cui si aggiunge un'incapacità di fondo a sostenere il nuovo cinema italiano. Forse perchè non esiste un linguaggio universalmente comprensibile, il 99% delle pellicole made in Italy non arriva neppure a Lugano. Bisogna avere imprenditori coraggiosi in grado d'investire nei registi valenti. In grado di sostenerli anche se fanno un passo falso, di offrire loro la possibilità di riproporsi ancora e ancora, magari dietro gli sbagli si nasconde un vero talento.