Diciassette anni, di Zhang Yuan

Titolo originale: Guo Nian Hui Jia
Regia: Zhang Yuan
Sceneggiatura: Yu Hua, Ning Dai, Zgu Wen
Fotografia: Zhang Xigui
Montaggio: Jacopo Quadri, Zhang Yuan
Musica: Zhao Jipin
Scenografia: Zhao Xiaoyu
Interpreti: Liu Lin (Tao Lan), Li Bingbing (Chen Jie), Li Yeping (La madre), Liang Song (Il padre) Li Juan (Yu Xiaoqin)
Produzione: Zhang Yuan per Keetman Limited/Fabrica
Distribuzione: Istituto Luce
Durata: 110 min.
Origine: Cina,1999

Un cinema essenziale, quello di Zhang Yuan. Documentario e poesia si intrecciano per mostrare una storia “vera” vissuta tra i muri scrostati di una casa squallida e quelli freddi di una prigione meritata. Una assurda circostanza trasforma una ragazza irrequieta e curiosa in una assassina. Dolore e senso di colpa, incomprensione e rancore, timide manifestazioni d’affetto e compassione, sono i sentimenti che provano i personaggi di questo film: emergono senza parole; i silenzi parlano; i pianti sono senza singhiozzi, le atrocità domestiche si consumano impunite. E soffocate, come le aspirazioni, come i sentimenti e i risentimenti, come i privilegi della figlia studiosa ed educata ma bugiarda. Soffocati e soffocanti come l’aria che si respira nell’asfissia di interni quasi invivibili, come il silenzio di una famiglia raccolta intorno ad una cena fatta di riso e ravioli al vapore, come la pesantezza di pareti consumate dal sole e dal tempo…
Ispirato ad una storia realmente accaduta, questo film, premiato a Venezia per la migliore regia, non è il resoconto di una ragazza condannata alla prigione per aver ucciso la sorella; è piuttosto una ricerca sulla fragilità dei sentimenti, sulla verità cercata con distacco ma raccontata con delicatezza, sulla crescita frettolosa di una ragazza che vive la propria adolescenza in carcere e quando ne esce è ormai donna. È la storia di una ragazza che deve affrontare la sua tragedia: prima l’uccisione della sorella, l’abbandono della famiglia, la chiusura in un carcere che sottolinea la sua colpa accidentale ma reale; poi i due giorni di libertà per capodanno, il ritorno a casa e al passato, la ricerca del perdono e dell’armonia, il silenzio – ancora – dei genitori impietriti dalla sofferenza e dall’incomprensione. Si parlano senza dire niente, non si guardano mai negli occhi; il rancore è sordo e l’amore è muto.

 

Manuela Pincitore