DIFF 2025 – Alissa Jung presenta Paternal Leave
In occasione del Dorico International Film Festival, la regista tedesca ha incontrato gli studenti di due scuole superiori di Ancona per presentare il suo esordio alla regia
In occasione del Dorico International Film Festival, evoluzione dello storico Cortodorico che si tiene ogni anno ad Ancona, martedì 9 dicembre Alissa Jung ha incontrato gli studenti di due scuole superiori del capoluogo marchigiano per presentare Paternal Leave, suo film d’esordio alla regia. L’opera è candidata nel Concorso Nazionale Opere Prime – Salto in Lungo.
Paternal Leave parla di Leo (Juli Grabenhenrich), una quindicenne tedesca che scopre di avere un padre italiano e parte per incontrarlo. Si trova di fronte a Paolo (Luca Marinelli), un uomo impreparato e incapace di gestire il proprio passato. Durante il soggiorno, la ragazza scoprirà un mosaico di fragilità familiari che la aiuterà a capire meglio se stessa e il padre che ha appena trovato.
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Alissa Jung specifica che l’ispirazione dietro il film non riguarda la sua storia personale: “Sono cresciuta con due genitori, però volevo capire meglio il rapporto tra genitori e figli. C’è tanto amore, ma ci può essere anche tanto dolore. Per questo ho scelto questa coppia un po’ estrema. Non tutti abbiamo un padre che non parla la nostra stessa lingua e che vive in un posto lontano, quindi questo film mi ha dato la possibilità di esplorare che cosa vuol dire crescere senza un genitore, che cosa vuol dire non prendersi le proprie responsabilità, che cosa vuol dire essere padre e che cosa vuol dire lottare per l’amore e l’accettazione”.
Poi racconta come ha scoperto Juli Grabenhenrich, che debutta come attrice in questo film: “Abbiamo cercato la nostra Leo in tutta la Germania. Ero convinta di volere una ragazza di quindici o sedici anni per questa parte, non una ventenne che interpreta una quindicenne come capita spesso nei film, perché penso che l’energia che ha una persona di quindici anni sia molto particolare ed era ciò di cui avevo bisogno per questa storia. Per questo motivo abbiamo fatto una open call aperta anche a persone senza esperienza e il video-provino di Juli ci è arrivato così”, spiega. “Abbiamo poi fatto altri provini, anche insieme a Luca, ma lei mi ha convinta perché aveva un grande coraggio ad addentrarsi nei luoghi scomodi della recitazione, lì dove fa male, dove c’è dolore. E poi è una persona estremamente onesta e anche questo mi serviva per Leo”. Aggiunge, poi, che insieme hanno anche esplorato la rabbia di Leo: “La rabbia femminile nella nostra società è considerata isteria, mentre quella maschile è quasi istintiva. Mostrare che anche una ragazza può provare questo tipo di rabbia per me è stato molto importante”.
La regista si sofferma poi sul perché il film è girato in tre lingue – italiano, tedesco e inglese – spiegando che per lei la diversità linguistica ha aiutato a creare distanza tra Leo e Paolo: “Da subito mi è piaciuta molto l’idea che loro due non provenissero dallo stesso paese e che non condividessero neanche la madrelingua. Sono così lontani l’uno dall’altro che non hanno alcun modo di comunicare se non un inglese rimediato”. Ha poi aggiunto che questo divario linguistico le ha permesso di esplorare la comunicazione non verbale dei personaggi: “C’è sempre un parlare senza parole tra noi esseri umani e siamo molto bravi a leggere l’altro. Dal punto di vista registico, raccontare un rapporto attraverso gli sguardi e il linguaggio del corpo mi interessava molto”.
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Sul titolo del film, Jung ha detto: “Paternal Leave vuol dire congedo di paternità, ovvero il tempo che un padre può prendere per stare con il neonato. Tempo che Paolo non si è preso, quindi in un certo senso è come se Leo andasse a richiederlo ora che è cresciuta. Ma in inglese vuol dire anche ‘l’abbandono del padre’, quindi ha un doppio significato che mi piaceva”.
Verso la fine dell’incontro, l’attenzione si è spostata sul soundtrack, che vanta artisti come Lucio Dalla, Giorgio Poi, ma soprattutto Kae Tempest, artistə e poetə non binary inglese le cui canzoni fanno da cornice al film: “Già mentre scrivevo la sceneggiatura, la musica di Kae Tempest era per me quella di Leo. I suoi testi sono molto onesti e carichi di passione, quindi ci ho rivisto subito il suo personaggio. E le due canzoni che ho scelto, Salt Coast e Hold Your own, sembrano scritte apposta per questo film”.























