(doc) "Cargo", di Vincenzo Mineo

Cargo di Vincenzo Mineo
Nel suo documentario Vincenzo Mineo segue il viaggio del cargo Indigo Point da Rotterdam a San Pietroburgo registrando con rara sensibilità, a volte quasi nascondendosi, i gangli umani del 'sistema nervoso' della nave. Scava nelle membra di questa immensa balena aprendo lo sguardo 'high-definition' sui silenzi e le voci di una piccola isola in movimento. Ogni entità, lingua o religione  dell'equipaggio è il piccolo ingranaggio di un complesso sociale che si autodetermina e disciplina.

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BANDO BORSE DI STUDIO IN CRITICA, SCENEGGIATURA, FILMMAKING

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Cargo di Vincenzo MineoUn puntino luminoso su un radar. Una nave cargo accanto a tante altre. Il mare e il vento come compagni di viaggio. Una piccola e isolata comunità multietnica come famiglia per mesi e mesi. Il  lavoro lungo e faticoso, motore di ogni cosa, anche della propria vita. E il pensiero fisso e costante a coloro che aspettano a casa. Agli altri, alle persone che vivono sulla terra ferma. A chi  ha la fortuna di potersi muovere. Cargo è il documentario (già vincitore del premio 'anteprima doc' al Bellaria Film Festival 2010)  scritto e diretto da  Vincenzo Mineo, carriera di aiuto regista e autore di diversi documentari,  dedicato ai marinai della nave cargo Indigo Point. Immenso pesce meccanico abitato dai volti e dalle storie di ufficiali italiani e turchi, marinai e cuochi filippini. Sono loro a scandire le ore infinite di questo mammifero di acciaio ed elettronica. Dal respiro vaporoso nel rigido inverno del mare del Nord. Capace di attraccare alle banchine con l'eleganza lenta e paciosa di un elefante ammaestrato. Mineo ne segue il viaggio da Rotterdam a San Pietroburgo registrando con rara sensibilità, a volte quasi nascondendosi, i gangli umani del 'sistema nervoso' della Indigo Point. Scava nelle membra di questa immensa balena aprendo lo sguardo 'high-definition' sui silenzi e le voci di una piccola isola in movimento. Ogni entità, lingua o religione  dell'equipaggio è il piccolo ingranaggio di un complesso sociale che si autodetermina e disciplina. Dove non esistono discriminazioni o confllitti ma solo ed unicamente un gruppo. Chi si sfoga al karaoke e si lascia corrodere dalla malinconia davanti al banchetto di un Natale in coperta. Chi fa esercizi al mattino e frigge la mortadella in padella perchè "ai filippini piace così". Un'umanità che conosce il valore del lavoro e tira un lungo sospiro guardando le foto dei figli o della Kawasaki lasciata a casa. Mezza esistenza in mare, pochi per passione quasi tutti per mantenere i cari. Occhi che si muovono veloci nel freddo polare.  Pupille che si bagnano di lacrime per quella terra lontana dietro il vetro. Custodi e artefici di un sistema che non conosce la sfrontatezza della velocità, ma sorveglia i balordi sussulti del vento. Perché è con la natura del mare che ogni singolo giorno dovranno lottare per arrivare al prossimo porto. Dentro, nella pancia profonda del mostro d'acciaio, si nasconde il sogno infranto del '900: l'oro nero. Ma non c'è tempo, il mare chiama.

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