Doc Festival: il futuro di Lisbona e Sheffield

Mentre si cercano soluzioni innovative per mantenere la fruibilità dei festival di cinema rispettando nuove normative sanitarie, arrivano notizie incoraggianti da Portogallo e Inghilterra.

La direzione del 18° Doclisboa ha infatti annunciato che il festival avrà luogo quest’anno in una tempistica diversa rispetto alle precedenti edizioni, ma manterrà quelli che sono i due principi alla base della manifestazione: condivisione e confronto.

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“This year’s edition will not be structured through the usual sections and competitions, but will maintain the plurality of looks, languages and ways of thinking in each moment.”, affermano i direttori Joana Gusmão, Joana Sousa, Miguel Ribeiro.

Diviso in sei tappe temporali, Doclisboa avrà una prima fase dal 22 ottobre al primo novembre, seguita da una programmazione nei luoghi abituali, dove i film saranno presentati per una settimana ogni mese da novembre a marzo. Come nelle passate edizioni, le proiezioni saranno accompagnate da dibattiti e conversazioni riguardo le possibilità e i problemi messi in risalto da ogni film.

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Altra novità importante quest’anno è il lancio della piattaforma streaming Nebulae: su di essa confluiranno tutte le attività dedicate al lato ‘industriale’ del cinema.

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È infatti quasi certo che la presenza fisica di partecipanti da più territori sarà limitata e inferiore rispetto alle scorse edizioni, ma non per questo le attività legate alla distribuzione dei film in concorso ne devono essere influenzate negativamente.
Nebulae si propone cioè come luogo virtuale in cui i creatori dei film e chiunque sia interessato a portarli su nuovi ‘palcoscenici’ e a un maggiore pubblico possano incontrarsi e discutere.

Ad aggiungersi alle restrizioni provocate dalla sicurezza sanitaria, anche in Portogallo il settore dell’audiovisivo sta affrontando serie difficoltà causate dalle politiche culturali e lavorative applicate al mondo dello spettacolo, per questo Joana Gusmão, Joana Sousa e Miguel Ribeiro sottolineano quanto realizzare un film in questo momento per i cineasti portoghesi sia esso stesso un atto di resistenza.

“Resistance is also the act of going to the theater. We conceive of cinema as an art of collective experience. By extending in time the presentation of our programming in Lisbon’s various venues, we hope to contribute to the reconstruction of a gesture that brings those who watch and those who make films together.”

The Unknown by Simplice Ganou

Sul fronte inglese, invece, in attesa di pubblicare il programma ufficiale, lo Sheffield Doc/Fest ha annunciato tre focus dedicati ad altrettanti autori e la retrospettiva Reimagining the Land a cura di Christopher Small.

Anche in questo caso, le soluzioni adottate per raggiungere il pubblico si dividono tra streaming e visioni in sala. Infatti, gli accreditati per l’industria del cinema avranno accesso ai film dall’8 giugno via Doc/Player, mentre il pubblico potrà vederli dal 10 giugno attraverso delle piattaforme scelte dal festival. Inoltre una selezione tra i film in concorso verrà proiettata a Sheffield in autunno, quando saranno riaperte le sale cinematografiche, e verrà resa disponibile parallelamente online.

L’obiettivo della retrospettiva Reimagining the Land è quello di riaffermare il primato della ‘terra’ nel pensiero critico sul mondo e le sue varie crisi, mettendo a confronto immagini storiche dell’agricoltura, la vita rurale e la lotta proletaria.

Tra i film che verranno presentati al suo interno ci saranno A Japanese Village (1984), forse il più epico lavoro del collettivo Ogawa Pro, e Mother India (1958), considerato il più grande film indiano della storia.

Invece, ad accomunare le tre artiste scelte per i focus è la visione del cinema come mezzo per colmare le disuguaglianze e creare connessioni.

Perfettamente coerente con la situazione che il mondo sta vivendo proprio in questo momento, è la scelta dello Sheffield Doc/Fest di rendere omaggio a Sarah Maldoror, recentemente scomparsa a 90 anni a causa del Covid-19.

La filmmaker originaria delle Antille francesi ha, infatti, dedicato la sua vita a documentare le lotte del movimento di liberazione africano (di cui fu anche attivista), in Guinea, Algeria e Guinea-Bissau. Con più di quaranta film, quasi tutti documentari, la Maldoror fu una delle prime donne regista in Africa e usò lo strumento cinematografico come mezzo per trovare un nuovo linguaggio di emancipazione: “For many African filmmakers, cinema is a tool of revolution, a political education to transform consciences. It was part of the emergence of a Third World cinema seeking to decolonise thought to encourage radical changes in society”.

Più interessata al linguaggio, è invece l’opera trentennale dell’americana Lynne Sachs il cui focus verrà inserito nella sezione online Ghosts & Apparitions. Tra le opere selezionate sono presenti quelle in cui Sachs reinterpreta il linguaggio cinematografico seguendo lo stesso principio che vede lo studio della traduzione come mezzo per conoscere e ‘incontrare’ gli altri. Oltre a cinque film presenti nella programmazione online, il festival ospiterà a ottobre a Sheffield la Premiere Internazionale del suo ultimo lavoro Film About a Father Who, che sarà reso disponibile online successivamente all’interno della sezione Into The World.

A completare la triade di donne filmakers, Simplice Herman Ganou, artista residente e operante in Burkina Faso. Benché all’attivo la giovane regista abbia ancora pochi film, essi si distinguono per l’eccezionale senso del luogo e del tempo in cui sono girati, creando un senso di immersione per lo spettatore, reso grazie all’uso del linguaggio cinematografico come un ponte con il resto del mondo.
Oltre ai suoi primi due film Bakoroman e The Koro of Bakoro: The Survivors of Faso, entrambi disponibili online dal 10 giugno, Doc/Fest ospiterà la Premiere Inglese dell’ultimo film dell’autrice The Unknown all’interno del programma autunnale.