DocLisboa contro la censura

Dal 18 al 28 ottobre Lisbona ospiterà la sedicesima edizione del DocLisboa, festival internazionale creato da Apordoc – Association of Documentary, naturalmente incentrato sul suddetto genere cinematografico. Un genere cresciuto vistosamente negli ultimi anni, specialmente per la sua capacità di smuovere le coscienze con argomenti ostici e controversi, spesso ignorati dai “colleghi” della finzione, sicuramente più remunerativi per l’industria e proprio per questo costretti a viaggiare sul  confine più “sicuro” del politicamente corretto.

Evidentemente alcuni titoli del programma del festival portoghese corrispondono a un simile profilo, visto che il comitato organizzativo, attraverso un comunicato presente anche sul sito ufficiale, ha dichiarato di aver “ricevuto pressioni da parte di due ambasciate con l’intento di far rimuovere film dal programma e di rivedere alcuni testi contenuti nei materiali“. I titoli, si specifica, appartengono alla Competizione Internazionale, mentre i testi sono relativi al focus Sailing the Euphrates, Travelling the Time of the World. Pressioni che hanno scandalizzato Apordoc, che afferma di non essersi mai trovata in una simile situazione, considerata un “segnale inquietante” e testimone della (sbagliata) convinzione che “un film festival sarebbe aperto a riconsiderare il proprio programma secondo interessi politici e geografici esterni“. L’associazione aggiunge, inoltre, che è ben conscia di mostrare film che “non sono affatto consensuali“, anzi difende proprio la loro propensione a trattare “argomenti complessi che spesso non vengono affrontati o addirittura nascosti dai poteri politici in diversi paesi e contesti“.

Nel comunicato, Apordoc decide di non menzionare quali ambasciate l’abbiano contattata e neanche quali siano i film “colpevoli”. Da un articolo del Manifesto.it (Pressioni dall’ambasciata ucraina e turca su DocLisboa) si apprende, invece, che sia stata l’ambasciatrice ucraina in Portogallo, Inna Ohnivets, a firmare una lettera per la rimozione della pellicola di Aliona Polunina Their Own Republic, la quale si macchierebbe di “appoggio al terrorismo” nel suo seguire un battaglione filorusso. L’ambasciata turca sarebbe invece l’autrice delle altre pressioni, che avrebbe chiesto un incontro con la direzione del festival per l’utilizzo di alcune espressioni come “genocidio armeno“, presenti all’interno dei testi del catalogo del focus, reclamando una “compensazione” per “evitare un’offesa al popolo turco“. Come detto, però, la direzione del festival ha dichiarato pubblicamente il proprio rifiuto ad accogliere tali rimostranze, perché contro i principi “di democrazia, libertà di parola e giustizia” che invece vuole difendere. Allo stesso tempo, Apordoc ha invitato allo stesso tempo “tutte le ambasciate in Portogallo, così come tutte le istituzioni governative, che abbiano o meno critiche o domande sulla programmazione o sulle pubblicazioni, di prendere parte ai dibatti pubblici riguardanti i film“, tenuti dall’associazione durante il festival ma anche in tutto il resto dell’anno, affermando orgogliosamente in chiusura che “Doclisboa è un territorio di discussione e non di censura“.