DOCUSFERA #4 – Incontro con Virginia Eleuteri Serpieri
La regista ha incontrato il pubblico di Sentieri Selvaggi a seguito della proiezione di Amor, il suo ultimo film. Docusfera prosegue oggi con l’incontro con Costanza Quatriglio alle h 19!
La regista Virginia Eleuteri Serpieri ha incontrato il pubblico presso la sala di Sentieri Selvaggi in occasione della proiezione del suo ultimo film, Amor, all’interno della nostra rassegna Docusfera. Il film, presentato fuori concorso alla Mostra del Cinema di Venezia del 2023 racconta, tramite archivi di immagini e video, il suicidio della madre della regista, avvenuto ventisei anni fa. “Quella sera”, racconta Serpieri, “ho cominciato a cercarla per tutta Roma, in macchina, per tutta la notte, prima dell’alba, senza trovarla. Ho girato tutti i luoghi possibili tranne uno: il fiume Tevere. Il giorno dopo, quando il suo corpo è stato recuperato dal fiume, io ho vissuto due traumi: il primo era quello di una figlia che aveva perso sua madre di morte volontaria; il secondo era quello di una cittadina romana che aveva girato tutti i posti possibili tranne uno, il fiume Tevere, perché per me, a 24 anni era un luogo periferico, non esisteva. Quando ho capito che mia madre aveva scelto un luogo per morire, soprattutto un luogo sinistro, buio, sporco, questo luogo periferico è diventato il centro della città per me, anche il centro della mia vita”.
STORY EDITOR, corso online dal 20 gennaio 2026

-----------------------------------------------------------------
Da quel momento, la regista ha iniziato a fare un sogno ricorrente: “Per un lungo periodo facevo questo sogno in cui mi tuffavo nel fiume Tevere. E nel fiume Tevere c’era quest’acqua oscura, melmosa, sporca, e io sprofondavo come mia mamma. Sui fondali c’erano delle piccole luci, che erano poi le fotografie rotte di mia madre, che io cercavo di ricomporre e non ci riuscivo. Poi mi voltavo e non riuscivo a risalire. A un certo punto ho sentito la necessità di mettere insieme, come in quel sogno, le immagini e le fotografie di mia mamma. E poi mi sono accorta che tra queste fotografie e queste immagini sotto il fiume non c’erano solo le fotografie mia mamma, ma anche le fotografie di altre persone morte come lei nel fiume, e c’erano anche le rovine, i resti, le fotografie rotte di Roma. Cioè tutti gli immaginari diversi, le divinità dimenticate, e le architetture che non ci sono più Quindi ho cominciato a raccogliere oltre alle immagini personali famigliari, anche quelle della storia della città, della città e della sua relazione con il fiume e con l’acqua”.
Proprio l’acqua è stato poi l’elemento che ha aiutato a unire il tutto, anche grazie al lavoro sul sonoro, che per Serpieri è fondamentale: “In tutto il film ci sono questi suoni, che sono un po’ l’acqua, un po’ il terremoto. Io costruisco le immagini a partire dal suono, non al contrario. Mi piace il suono perché è un flusso, come l’acqua, e in questo flusso io costruisco il racconto. Io tento di fare un cinema che è un po’ strabordante, come il fiume, perché mi piace che quando mettiamo insieme le immagini non ci siano dei confinamenti, ma dei fori. E il suono è per me proprio il cuore di un film, perché consente questo passaggio, questo attraversamento del film, non è così rigido come il montaggio”.
Serpieri ha infine approfondito il significato del titolo, Amor, che letto al contrario si legge “Roma”: “Roma è difficile da raccontare. Però, proprio per la natura del mosaico, delle immagini sfaccettate, mi ha consentito di raccontare una città sfaccettata, caleidoscopica, millenaria, con tanti quartieri, tante regole. E questo mi ha portato, ad un certo punto, a vedere un’altra Roma. Una Roma sicura, una non-Roma. Infatti vediamo mia madre, che cammina in Amor, questa seconda Roma, che è il lato luminoso di Roma, e la Roma reale, che è il lato oscuro di Roma. Però, queste due realtà, queste due dimensioni, apparentemente iper distanti, ogni tanto si toccano. La cosa curiosa è che ultimamente di Roma si racconta sempre o la periferia o la criminalità. Non si racconta più l’immaginario pazzesco che ha questa città. Insomma, credo che ultimamente Roma sia raccontata in un modo sempre univoco, con lo stesso punto di vista, e io ho sentito l’esigenza di raccontarla in maniera diversa”.





















