-----------------------------------------------------------------
Corso online DATA MANAGER E D.I.T. dal 9 dicembre


-----------------------------------------------------------------

DOCUSFERA #5 – Incontro con Francesco Clerici

Dopo la proiezione di Le Macchine Parlanti di Luciano Pituello, il documentarista milanese ha tracciato il suo percorso creativo, dall’eredità delle voci a come si vive di documentario oggi

-----------------------------------------------------------------
SCUOLA SENTIERI SELVAGGI: scopri le offerte last minute sui nostri percorsi professionali!

-------------------------------------------------

In vista del passaggio al 50° Laceno d’Oro per il suo ultimo film, La femme qui marche, Francesco Clerici ha dato il via all’ultimo weekend di DOCUSFERA #5 incontrando pubblico e redazione di Sentieri Selvaggi. Prima e dopo l’incontro sono stati proiettati rispettivamente Le macchine parlanti di Luciano Pituello, un autoritratto in 13 parti scandito da musica e canto tra Ottocento e Novecento, e Da soli insieme, racconto formalmente schizofrenico dell’archivio di via Lazzaro Palazzi attraverso il materiale al suo interno.

-----------------------------------------------------------------
STORY EDITOR, corso online dal 20 gennaio 2026

-----------------------------------------------------------------

La prima delle questioni per un autore così inserito nel circolo delle committenze italiane riguarda proprio le possibili modalità lavorative del documentarista. “Io sono stato molto fortunato nelle committenze“, esordisce Clerici. “Mi hanno sempre lasciato molto spazio, quantomeno per convincerli che si potevano fare le cose in modo diverso. Il paradosso è che le operazioni più estreme le ho fatte per committenza, vedi Da Soli Insieme. Dipende tutto da che committenze sono, io vedo il rapporto con loro come una formazione reciproca“. Ha poi spiegato che, da un lato, il vantaggio di aver lavorato sempre in direzioni lontane da certe logiche e compromessi lo ha facilitato, poiché la committenza ha sempre saputo chi andava a scegliere per il lavoro. D’altro canto, continua Clerici, in questo modo ha sempre lavorato a basso budget, per quanto ciò lo abbia aiutato ad avere più indipendenza creativa.

----------------------------
Corso online CRITICA CINEMATOGRAFICA LAB, dal 15 gennaio

----------------------------

Le opere del documentarista milanese sembrano seguire due linee parallele: da un lato la video-arte, gli spazi espositivi, dall’altro i circuiti festivalieri. E non sempre ciò che nasce in un modo è destinato a vivere come tale. “La prima cosa che chiedo quando faccio i laboratori all’università è «questo lavoro per cosa è pensato?». È un reel, una serie di puntate per YouTube, qualcosa per una mostra, e in caso quale mostra… ciò non vuol dire limitarsi solo a quello, bensì avere un ideale, e poi pensare sempre almeno a un’altra possibilità. La cosa che non deve cambiare è la bolla etica-estetica. Ci possiamo adattare formalmente, ma non dobbiamo fare compromessi sullo sguardo.

Un altro nodo delle opere di Clerici riguarda il sonoro. In molti dei suoi lavori le voci si sovrappongono, si fondono e confondono in un brusio corale, un esempio fra tanti proprio Da soli insieme. “Il lavoro sulle voci me lo porto dietro da tanto. In Da Soli Insieme è il gruppo a parlare per ricostruire il periodo storico, e funzionava per evitare gelosie, per dare un equilibrio, mentre in La femme qui marche, il mio ultimo lavoro, i volti non si vedono perché non possono essere mostrati. Quindi è interessante come un elemento, se spostato in un lavoro differente, diventi qualcos’altro. Il riciclo è anche di idee, che in contesti diversi diventano idee diverse“. Poco dopo, ha aggiunto che questo principio lo sta avvolgendo anche nel montaggio, dichiarando che di recente ha più volte montato le sue riprese come se fossero immagini d’archivio, donando a quelle immagini una maggiore apertura e libertà.

Per il cineasta, il montaggio è evidentemente un processo fondamentale. Spesso i suoi collaboratori, tra cui i montatori, firmano la co-regia dei suoi documentari. “Io sono abbastanza convinto che un buon 90% dei montatori di documentario ne faccia anche la regia in un certo senso. Ogni co-regia alla fine è anche una forma di riduzione dell’ego, confrontarsi non fa mai male, soprattutto ai registi.” In conclusione, ha affermato: “Questo è fondamentale soprattutto nel documentario: è importante aprirsi a un processo continuo di apprendimento, mentre nella finzione puoi partire con le idee chiare e seguirle fino alla fine. Di fatto, nei miei film anche chi è davanti a me è un po’ regista, perché io non do mai indicazioni precise. Quello che mi regalano è tutto loro, non mi sento mai padrone dell’immagine. Sono il primo spettatore di qualcosa che voglio condividere con gli altri“.

----------------------------
A.I. per SCENEGGIATURA, dal 26 gennaio 2026

----------------------------

    ISCRIVITI ALLA NEWSLETTER DI SENTIERI SELVAGGI

    Le news, le recensioni, i corsi di cinema, la riviste, i libri, gli eventi e tutte le nostre iniziative


    -----------------------------------------------------------------
    UNICINEMA scarica la Guida della Quadriennale/Triennale di Sentieri Selvaggi


    -----------------------------------------------------------------