DOCUSFERA #5 – Incontro con Gianluca e Massimiliano De Serio
I registi hanno raccontato la lavorazione dietro al loro ultimo Canone Effimero. Questa sera h 19:30 DOCUSFERA prosegue da Sentieri Selvaggi con Virginia Eleuteri Serpieri e Eleonora Mastropietro
In occasione della rassegna DOCUSFERA #5, dedicata alle forme del documentario italiano, i registi Gianluca e Massimiliano De Serio, dopo la presentazione in anteprima romana del loro ultimo film, Canone Effimero, hanno incontrato pubblico e redazione di Sentieri Selvaggi. Il lungometraggio, parte della sezione Forum alla Berlinale 75, si muove in varie tappe di diverse regioni italiane, alla scoperta delle tradizioni musicali, dei canti popolari e degli strumenti locali che vengono tramandate di generazione in generazione. Docusfera prosegue oggi alle h 19:30 con Il mondo è aperto di Virginia Eleuteri Serpieri e Cianuro di Eleonora Mastropietro.
STORY EDITOR, corso online dal 20 gennaio 2026

-----------------------------------------------------------------
Un viaggio, insomma, che ha richiesto un corposo lavoro di ricerca: “Paradossalmente è stato molto più il tempo di preparazione rispetto poi alla realizzazione in sé, che è stata molto veloce per i nostri standard. Ci è voluto circa un anno tra studi, incontri, sopralluoghi e soprattutto abbiamo fatto tanto studio a distanza, leggendo libri di musicologia, a partire proprio dai classici, libri legati alle tradizioni e alle esperienze che siamo andati poi a filmare. L’idea”, rivela poi Gianluca De Serio, “era molto più vasta, cioè di andare in tutto il Mediterraneo, di immergerci e trovare un filo rosso in tutti i Paesi che si affacciano al Mediterraneo, ma per motivi logistici e produttivi abbiamo dovuto restringere il raggio di studio e di approfondimenti. Abbiamo incontrato molti etnomusicologi importanti, fatto molti sopralluoghi, incontri che ci hanno portato ad altri incontri. Le riprese sono durate poco, poco meno di un mese”.
Rispetto al solito, inoltre, in Canone Effimero i due cineasti hanno affrontato un processo di scrittura più approfondito: “Tendenzialmente nei documentari non prepariamo tutto, anzi non prepariamo nulla”, spiega Massimiliano De Serio. “Scriviamo delle cose durante i sopralluoghi, andiamo avanti giorno per giorno durante le riprese. Però in questo caso necessitavamo di essere un po’ più pronti perché avevamo poco tempo. Avevamo scelto i canti, per esempio, mentre la presentazione degli oggetti, dei ricordi, delle immagini è stata in gran parte trovata sul momento, sia il tipo di inquadratura che il tipo di oggetti. Per noi è stato un modo nuovo di girare, molto preparato ma, allo stesso tempo, guidato dal dialogo con chi abbiamo intercettato e coinvolto”.
“Prima di girare abbiamo deciso in modo molto preciso ogni situazione e che cosa fare con i personaggi, mettendo dei paletti come in una specie di gabbia. Però poi lasciamo molto spazio all’improvvisazione, alla vita che entra in modo imprevedibile”, aggiunge Gianluca De Serio, raccontando un aneddoto su uno dei protagonisti, Domenico, un anziano signore che intona un canto del Purgatorio: “In quel caso avevamo davanti una persona molto malinconica, chiusa. Era da tantissimi anni che non cantava più. L’unico suo modo per rivivere il canto era ascoltarsi in macchina con il suo CD, dove c’è la sua stessa voce incisa di quando era più giovane. Quindi siamo andati lì con la speranza che cantasse di nuovo, ma non era scritto, non era deciso. Era solo un modo per incontrarlo, anche se sicuramente la scena in cui lui inserisce il disco in macchina volevamo farla. Poi però dopo un po’ di vino e vista la situazione amichevole che si era creata, alla fine lui ha detto: ‘Va bene, me la sento, voglio farvi sentire una piccola cosa’. Naturalmente per noi è stata una sorpresa, oltre che una grande emozione, perché mentre cantava eravamo come in ascolto mistico”.
Gianluca De Serio ha anche spiegato la scelta del formato dell’immagine, ristretto e quadrato: “Abbiamo discusso molto con Piero Basso, il direttore della fotografia, su quale potesse essere il distillato formale in grado di riassumere l’idea alla base del film, e alla fine abbiamo trovato questo formato. Sicuramente c’è un ricordo di un passato visivo, non solo televisivo ma anche le fotografie di grande formato della prima metà del secolo scorso, e in realtà è anche molto contemporaneo, perché è il formato che si usa su Instagram, tra l’altro. L’occhio del pubblico si è abituato a formati più larghi, però ritornare a questa ristrettezza raccoglieva ancora di più tutti questi elementi di cui abbiamo parlato prima. Come se li avvolgesse e li proteggesse, come se fosse un carosello di diapositive, di miniature, che sono più accurate e richiedono un lavoro di precisione, di cura. Poi c’è anche un altro motivo, cioè il fatto che il quadrato rende tutti gli elementi equivalenti tra di loro. Se avessimo usato, per fare un esempio estremo, un cinemascope, il paesaggio avrebbe preso più spazio rispetto a soggetti filmati. Invece in questo caso il paesaggio ha lo stesso valore del volto”.
I De Serio, infine, hanno riflettuto sulla possibilità di portare questa loro ricerca in altri formati mediali, anche perché durante la post-produzione di Canone Effimero molte cose sono state lasciate indietro: “Ci stiamo pensando. Vorremmo fare una pubblicazione, magari un libro. Il film è un omaggio all’arte naif, e anche i canti in qualche modo affondano le loro radici in una cultura naif, non scolarizzata. Quindi ci piacerebbe dare una dignità ad alcuni di questi testi, per trasferirli nella memoria in un’altra forma e poi un’altra forma ancora. Creare una playlist, per esempio, sicuramente avrebbe senso”.
DOCUSFERA prosegue oggi, 14 novembre, con due lavori brevi di Virginia Eleuteri Serpieri e Eleonora Mastropietro, Il mondo è aperto e Cianuro. PRENOTATI QUI




















