DOLCEROMA. Incontro con Fabio Resinaro e il cast del film

Dopo una campagna di lancio da film di prima fascia è arrivato il momento di vedere in sala Dolceroma, l’ultima fatica di Fabio Resinaro per la prima volta orfano dell’altro Fabio, Guaglione.

L’approdo in sala è segnato per il prossimo 4 aprile, con una distribuzione in tutta Italia di circa 200 copie.

Intanto abbiamo assistito alla presentazione del film, a cui era presente l’intero cast artistico compreso il padrone di casa, Luca Barbareschi. Essendo infatti Dolceroma prodotto da Rai Cinema insieme ad Eliseo Cinema non poteva esserci cornice migliore del teatro di via Nazionale per sottoporre ai giornalisti il lungometraggio.


C’era Luca Barbareschi, si diceva. Ed il suo è stato un intervento fiume – non intaccato nemmeno dalla canonica improvvisata delle Iene in sala stampa  – dovuto probabilmente al triplice ruolo di esercente, produttore e coprotagonista. Dice di aver amato il suo Oscar Martello, produttore cinico e spietato, di essersi cucito addosso il più bel personaggio della sua carriera: «Attraverso il mio Oscar Martello finalmente ho avuto l’opportunità di poter dire quello che penso nella vita. Siamo vittime di degradati mentali e non possiamo non reagire; il mio personaggio è guascone, non ha freni inibitori, e questo dobbiamo fare anche noi per non cadere nella noia. Roma cade a pezzi e noi ne siamo vittime. Cadiamo nelle buche e magari è pure colpa nostra. La reazione in questa situazione paradossale non può essere il piattume, ecco perché amo il vigore di Oscar Martello».

Poi, dopo qualche stoccatina all’industria cinematografica italiana e ai David («nemmeno mi invitano alla cerimonia. E’ scritto che non lo vincerò mai…»), continua a parlare del suo alter ego: «Mi piaceva questo vivere in un mondo assolutamente suo, lontano dal paese reale. Noi viviamo in enormi buchi neri, che non si riescono a riempire anche se incassi 500 milioni per un film. Fare questo personaggio era un’occasione ghiotta. Io non volevo interpretarlo direttamente, ma nessuno lo ha voluto. L’ho proposto anche a Castellitto. L’unico che diceva che dovevo farlo io era Resinaro. Allora un giorno ho deciso: Oscar Martello sono io!».

L’ impatto di Resinaro su Dolceroma in effetti è abbastanza lampante, ed è egli stesso ad ammetterlo: «Io sono salito a bordo quando c’era già una sceneggiatura primordiale. All’inizio era una commedia diversa, molto più tradizionale. Quello che ho tentato di fare è lo spostamento verso il cinema di genere. L’ esperimento era quello di mixare in un unico lavoro azione, thriller e commedia, facendo modo che la dialettica i due protagonisti, sceneggiatore e produttore,fosse bene incollata. Vedevo il film come un remix: il libro [da cui è tratta la storia ndr.] è stato un materiale utilissimo soprattutto nei dialoghi, ma avevamo bisogno di aggiungere più elementi per giocare coi toni. Rispetto al libro il set in cui si svolge la storia è più un meta-luogo che inizia e finisce col film. Dolceromanon vuole avere una critica tagliente nei confronti della città».

Dello stesso parere Pino Corrias, autore di Dormiremo da vecchi, romanzo che ha ispirato la sceneggiatura: «E’ uno spunto, è quasi un’altra cosa. Penso che i libri appartengano ad un mondo ed il cinema ad un altro. Il film prende il mio materiale per trasformarlo in un’altra cosa tramite gli occhi del regista. Ci tenevo a dire due cose: all’inizio il libro si doveva chiamare Dolceroma ma era già il nome di una pasticceria, allora è diventato il titolo della prima parte del romanzo. Sono grato a Luca Barbareschi per questa trasposizione perché per due anni mi sono chiesto chi fosse Oscar Martello. Ora posso dirlo, Oscar Martello è Luca Barbareschi: un insieme di difetti e qualità di un imprenditore pirata e squalo, ma anche un personaggio romantico, un mix di colori e sentimenti che lo fanno personaggio molto generale, adatto ad identificare tante persone che incontriamo nel mondo del cinema e della televisione».

Chiude Luca Vecchi: «Se è stato difficile adattarmi al personaggio? Molto! Non mi è mai capitato di essere il regista di film brutti e di avere a che fare con un produttore megalomane.
Quando Resinaro mi ha detto “Vuoi fare un film con Barbareschi e delle spade giapponesi?” ho detto subito “Sì”.
“Vuoi leggere la sceneggiatura?” “No, mi basta sapere questo…”»