Domani, di Vincenzo Caricari e Barbara Di Fabio
Il documentario ripercorre gli otto giorni prima del processo alla regista curda-iraniana Maysoon Majidi, accusata di essere una scafista appena approdata in Italia. RIDF 2025
“Chiunque, (…), promuove, dirige, organizza, finanzia o effettua il trasporto di stranieri nel territorio dello Stato ovvero compie altri atti diretti a procurarne illegalmente l’ingresso nel territorio dello Stato, ovvero di altro Stato del quale la persona non è cittadina o non ha titolo di residenza permanente, è punito con la reclusione”.
Solo quattro righe, quelle dell’Articolo 12 del Testo Unico sull’Immigrazione, separano Maysoon Majidi dalla libertà che insegue da sempre. Lei che è una video-attivista, regista di piccoli film sui “voli assetati” di chi non ha molte scelte se non quella di fuggire, scappare dal regime opprimente e teocratico del proprio paese.
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Dai racconti filmici di traversate alla sua storia per la libertà, Majidi ha scelto di passare dall’altro lato della camera: nel dicembre 2023, per scappare dal regime iraniano, si è imbarcata su un gretto peschereccio con altri 77 migranti alla volta delle coste italiane. Sembra un sogno per la giovane regista, eppure, una volta sbarcata a Crotone dovrà fare i conti con l’accusa (o l’etichetta) di “scafista”, colpevolizzata per aver soccorso le persone che viaggiavano con lei offrendo acqua e cibo. Dunque, per la legge italiana, punibile per il favoreggiamento dell’immigrazione irregolare.
In concorso all’Ita-Doc del RIDF 2025, Vincenzo Caricari e Barbara Di Fabio hanno incasellato la storia di Maysoon Majidi in Domani, che è un film di rabbia e promesse, a volte sfrontate altre lucidissime. “Domani sarai libera, mi diceva il poliziotto” confessa la protagonista mentre ancora aspetta la sentenza dopo 302 giorni passati nel carcere di Reggio Calabria.
Così la camera di Caricari e Di Fabio accompagna l’attivista negli ultimi otto giorni prima di un processo che dalle aule di tribunale arriva fin nei talk show di prima serata. “Majidi ha favoreggiato o no l’immigrazione clandestina? Oppure a bordo di quella nave era solo una dei 78 migranti con il suo carico di affanni e storie disperate?” Se lo chiedono la procura di Crotone e l’opinione pubblica, figlia della post-verità dove la prima dichiarazione è quella che conta e le smentite se le porta via il vento.
Allora ecco che, per precisione e geometrie, Domani assomiglia più a un denso report che a un racconto del reale, con la macchina da presa che si fa strada in Tribunale con il suo gusto di buttar giù castelli di facili sospetti. È tutto così limpido nel film di Caricari e Di Fabio che la cronaca scottante lascia troppo poco spazio a guizzi di meraviglia, preferendo poggiarsi sull’auto-racconto, urgente certo, ma che fa fede più al documento reportage che all’inatteso del reale.






















