Don’t Worry Darling, di Olivia Wilde

Bella conferma come regista dell’attrice dopo il folgorante esordio di La rivincita della sfigate. Un thriller fantasy con echi tra Haynes e Lyne e grandissima prova per Florence Pugh. Fuori Concorso

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Partiamo da Florence Pugh. È lei il cuore di Don’t Worry Darling. Nel personaggio di Alice ci sono tutte le sue vite possibili. Prima, durante e dopo. È un sottomesso robot, una ribelle che manda all’aria l’ordine precostituito, una dottoressa che dorme sei ore a notte e che passa più il tempo in ospedale che a casa. Avverte segnali premonitori, arriva a scoprire quello che gli altri non vedono o non vogliono vedere. In attesa ddl prossimo Oppenheimer di Christopher Nolan, Alice si porta addosso tracce della studentessa di psicologia di Midsommar. Il villaggio dei dannati mescolate ad Amy March di Piccole donne di Greta Gerwig e le macchina da guerra Yelena di Black Widow. Don’t Worry Darling sprigiona tutta la sua incredibile bravura, corpo action ma anche da dramma sentimentale.

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Sorvolando sui gossip che hanno visto delle tensioni tra lei e Olivia Wilde sul set del film, Pugh trascina con sé il film, gli regala euforia e terrore, si spinge alla ricerca del caos che è nemico dell’ordine che invece regna nella città aziendale che ospita gli uomini che lavorano al progetto top-secret Victory assieme alle loro famiglie. Tra queste ci sono anche Alice e Jack. Durante il giorno i mariti lavorano allo “sviluppo dei materiali avanzati” mentre le moglie trascorrono il loro tempo tra lezioni di danza, shopping, faccende domestiche. La vita di tutti sembra perfetta. L’unica cosa che viene chiesta agli abitanti della comunità il cui leader è Frank sono discrezione e impegno per la causa Victory. Qualcosa di sinistro però comincia ad accadere. Una delle mogli, Margaret, dà segni di squilibrio. Alice prima la ignora come le altre poi vuole vederci più chiaro. E un giorno da sola, mentre è sul bus nel deserto circostante, la vista di un areo la turba. Vuole vederci più chiaro. Da quel momento diventa sempre più inquieta e anche il rapporto con il marito, interpretato dal cantante britannico Harry Styles, già visto al cinema in Dunkirk ed Eternals, entra in crisi.

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I dettagli sull’occhio di Alice. Cosa sta vedendo? Cosa sta immaginando? Come si rompono quei cerchi perfetti, quelle geometrie degne di un musical anni ’30 di Bubsy Berkeley? Il secondo lungometraggio come regista di Olivia Wilde (che nel film interpreta anche il ruolo di Bunny), dopo il folgorante esordio del teen-movie La rivincita delle sfigate, alza l’asticella delle sue ambizioni ricreando un immaginario infarcito di personali visioni e passioni cinematografiche. Lo fa con una regia dove, rispetto all’opera prima, fa sentire il peso della sua presenza. C’è il plastico e poi la vita che dovrebbe seguire quelle traiettorie come un esperimento da laboratorio. Parte già a razzo (le feste come quelle della Hollywood degli anni ’50), trova quei colori suburbana del’America perfetta dietro la quale si nascondono inquietanti crepe (Todd Haynes, Douglas Sirk), recupera il fantasy thriller di La fabbrica delle mogli (la versione del 1975, non il brutto remake con Nicole Kidman diretto da Frank Oz nel 2004) e soprattutto sprigiona un erotismo anche soltanto nella scena di sesso sul tavolo della cucina (Rafelson di Il postino suona smpre due volte) o anche solo nel modo in cui Alice annusa la camicia stesa del marito dove Wilde trova Adrian Lyne. La stessa regista, nel corso di un’intervista a “Vogue”, ha infatto esplicitamente dichiarato di essersi ispirata ad Attrazione fatale e Proposta indecente.

Don’t Worry Darling riesce a tenere benissino le circa due ore, mostra come le abitudini (caffé, uovo, bacon, pane tostato) diventano alla fine solo la cornice sempre più debole di un malessere profondo e trova almeno due momenti di grande cinema: il modo in cui Alice si siede a capotavola al posto del marito per fronteggiare il leader della Victory e soprattutto la festa in cui Jack balla come una marionetta impazzita, tra il ridicolo del professor Rath in L’angelo azzurro e un’esibizione di Stiles ai tempi dei One Direction. Il rischio di cadere era alto ma la scommessa è stata vinta benissimo. Dove porterà ora il cinema di Wilde regista?

 

Titolo originale: id.
Regia: Olivia Wilde
Interpreti: Florence Pugh, Harry Styles, Olivia Wilde, Chris Pine, Gemma Chan, Nick Kroll, Douglas Smith, KiKi Layne, Timothy Simons, Kate Berlant, Sydney Chandler, Asif Ali, Dita Von Teese
Distribuzione: Warner Bros. Pictures Italia
Durata: 122′
Origine: USA, 2022

La valutazione del film di Sentieri Selvaggi
4
Sending
Il voto dei lettori
3.1 (10 voti)
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