Doraemon il film: Nobita e gli eroi dello spazio, di Yoshihiro Osugi

Il simpatico gatto-robot trasferisce le sue imprese su un altro pianeta per celebrare i 35 anni sul grande schermo, e continua a usare il gioco come espediente prediletto per la comprensione del mondo

Anche se le prime apparizioni risalgono agli albori degli anni Ottanta, durante l’iniziale invasione dell’animazione giapponese, la fortuna di Doraemon è cosa relativamente recente in Italia, da quando cioè è stata Mediaset a raccoglierne l’eredità televisiva, con Lucky Red che si è poi accodata per le proposte sul grande schermo. Così, il paradosso di cui siamo testimoni è quello di un’avventura pensata per celebrare i 35 anni di attività nelle sale cinematografiche giapponesi, mentre da noi un film del simpatico gattone-robot è ancora un evento poco consueto per il cinema.

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Lo sfasamento si sposa bene con un’avventura dai toni spaziali che gioca le sue carte sulle differenze tra l’apparenza e la sostanza, tra il giocare a fare i supereroi per un film da realizzare con gli amici, e un’impresa che implica la reale salvezza di un pianeta lontano dove Doraemon e compagni si ritrovano loro malgrado per caso. In fondo, nelle storie ideate dal duo Fujiko Fujio, da sempre si gioca la carta dello svago per veicolare sottotraccia una riflessione sullo stare al mondo nell’inflessibile società nipponica, dove i ruoli sembrano ben definiti e un perdente come Nobita non può che sperare nell’arrivo di un gatto dei miracoli per avere una qualche chance di scoprire qualche qualità.

Doraemon è in fondo questo, l’elemento inatteso che riconduce tutto al gioco, e dunque al sapore primario della scoperta del mondo: per questo, la nuova avventura spaziale ha da un lato i tratti della tradizione sentai, con il gruppo dei supereroi contrassegnato da uno specifico colore e potere; ma dall’altra diventa quasi un elemento inedito che rompe la continuità delle avventure nel quartiere cittadino per farsi ricettacolo di forme e colori spettacolari e originali. Ché in fondo le imprese del gruppetto nello spazio profondo riverberano i tratti di altre e più note saghe (da Dragon Ball a Star Wars), ma nella ricombinazione degli elementi hanno un sapore originale, come le invenzioni di Doraemon (i celebri “Chiusky”), che spesso sintetizzano oggetti tra loro diversissimi, con risultati esilaranti e inediti.

L’animazione è nella norma, la pienezza dei colori sopperisce al dinamismo dei movimenti in qualche passaggio, mentre la storia ha un tono più ondivago nella prima parte, e convince di più quando abbraccia compiutamente la strada dell’avventura e dei superpoteri. Resta sempre comunque il mix di buoni sentimenti e ironia che permette di stemperare alcune fra le situazioni più forti, come a ricordarci che in fondo, la chiave di lettura del tutto è pur sempre il gioco.

Titolo originale: Doraemon: Nobita no Supesu Hiro

Regia: Yoshihiro Osugi

Origine: Giappone, 2015

Distribuzione: Lucky Red

Durata: 101′

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