Doraemon: il film – Nobita e la nascita del Giappone, di Shinnosuke Yakuwa

Distribuito da Lucky Red, il nuovo capitolo cinematografico della saga è un mix di avventura, divertimento e didattica, nel pieno rispetto della tradizione

Pronti per un’avventura che passerà alla storia?

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Sono trascorsi poco più di quarantasette anni da quando, nel dicembre 1969, la penna di Fujiko Fujio, pseudonimo adottato dalla coppia di disegnatori e registi giapponesi Hiroshi Fujimoto e Motoo Abiko (creatori, tra l’altro, di Carletto il Principe dei Mostri e Nino, il mio Amico Ninja) creò il personaggio di Doraemon – pubblicato sulla rivista mensile CoroCoro Comic, edito dalla Shōgakukan, tra il 1969 e il 1996 (in Italia è stato pubblicato da Star Comics) – il simpatico e buffo gatto robot proveniente dal XXII secolo, dotato di una tasca quadridimensionale – una sorta di marsupio delle meraviglie – piena di speciali gadget (chiamati chiusky), dotato di senso di responsabilità e di buon cuore, goloso di dorayaki e con un’incontrollabile fobia per i topi. Un vero e proprio franchise che, nel tempo, ha dato vita a tre anime (1973, 1979 e 2005), trentasei film, sessantacinque videogiochi e, dulcis in fundo, un musical (Doraemon: il Musical – Nobita e il Pianeta degli Animali, 2008). Sono state create 1.344 storie della serie originale, pubblicate dalla Shōgakukan per l’etichetta manga Tentōmushi, per un totale di quarantacinque volumi, pubblicati fra il 1974 ed il 1996, che hanno avuto una tiratura di oltre 80 milioni nel 1992. I volumi sono attualmente raccolti presso la Takaoka Central Library di Toyama, in Giappone. Nel 2005, inoltre, la Shōgakukan ha pubblicato una serie di cinque volumi dal titolo Doraemon+, che comprendono alcune delle storie escluse dai quarantacinque volumi originali.

Per avere un’idea della fama e dell’influenza che il “gatto randagio” proveniente dal futuro ha avuto nell’immaginario collettivo, ecco alcuni dati: nel 1973, Doraemon è stato insignito del Japan Cartoonists Association Award per l’eccellenza; nel 1982, ha vinto il Premio Shōgakukan per i manga nella categoria dei fumetti per bambini; nel 1997, ha ottenuto il prestigioso Osamu Tezuka Culture Award; il 22 aprile 2002, sullo speciale Asian Hero della rivista Time Magazine, è stato selezionato come uno dei ventidue eroi asiatici ed è stato descritto come “l’eroe più tenero dellAsia”; nel 2005, il Taiwan Society of New York lo ha selezionato come significato culturale giapponese otaku della cultura pop nella mostra Little Boy: The Arts of Japan’s Exploding Subculture, curata dal famoso artista Takashi Murakami; nel marzo 2008, è stato nominato “ambasciatore degli anime nel mondo” dal Ministro degli Esteri giapponese, Masahiko Kōmura, per promuovere la cultura e l’industria dell’animazione all’estero; il 3 settembre 2011, ha aperto a Kawasaki il Museo di Fujiko Fujio, con Doraemon assoluta star dell’evento e delle collezioni; il 3 settembre 2012, gli è stata concessa la residenza ufficiale nella città di Kawasaki, 100 anni prima della sua nascita (secondo il manga, infatti, Doraemon è stato assemblato nel 2112).

maxresdefaultLa maggior parte delle storie di Doraemon sono commedie che insegnano ai bambini i valori dell’integrità, della perseveranza, del coraggio, della famiglia e del rispetto. Inoltre, sono spesso affrontati temi ambientalisti come il riscaldamento globale, le specie di animali in via di estinzione, il disboscamento e l’inquinamento, con una particolare attenzione per argomenti didattici tratti dalla storia o dalla letteratura. Non fa eccezione Doraemon: il Film – Nobita e la Nascita del Giappone (QUI il trailer ufficiale italiano), trentaseiesimo kodomo (film di animazione per bambini) della saga e remake dell’omonimo film diretto nel 1989 da Tsutomu Shibayama. In un tempo passato che ricorda la preistoria, un bambino caccia un pesce in un torrente, ma quando fa ritorno al suo villaggio scopre che è stato dato alle fiamme e che i suoi genitori e tutti gli abitanti sono stati fatti prigionieri da una malvagia tribù locale. Subito dopo, viene risucchiato in un vortice spazio-temporale. La scena si sposta ai giorni nostri, dove Nobita, dopo essere stato sgridato bruscamente dalla madre per via del pessimo rendimento scolastico, decide di scappare di casa. A causa della proprietà privata, non riesce però a trovare un luogo adatto dove trasferirsi ed è così costretto a rientrare a casa. Tuttavia, scopre che anche i suoi amici Shizuka, Gian e Suneo si trovano – per un motivo o per un altro – nella sua stessa situazione. Sebbene Doraemon sia riluttante, decide di aiutarli. Nobita pensa che il posto migliore in cui andare rimanga il Giappone, ma in un’epoca in cui non sia abitato. Il gruppo, d’accordo con lui, decide così di andare indietro nel tempo di 70.000 anni.

Doraemon2016_def_2e03c534b68ef98532afeed563d32bebIl gruppo di personaggi è sempre lo stesso e ricalca in tutto e per tutto le caratteristiche della serie animata: Nobita Nobi è un bambino di 10 anni, buono e altruista, facile preda dei bulli del quartiere; non brilla nello studio e negli sport, è estremamente pigro ed è segretamente innamorato della compagna di classe Shizuka Minamoto, una bambina dolce e pacata, generosa ma anche permalosa. Takeshi Goda, soprannominato da tutti Gian, è lo spaccone della scuola e veste sempre con maglia arancione e pantaloni neri; qualunque cosa gli succeda si sfoga sempre su qualcuno e coltiva una folle passione per il canto, nonostante sia terribilmente stonato. Suneo Honekawa è un ragazzino viziato che ama sfoggiare tutto quello che può permettersi grazie ai soldi della sua famiglia. Anche gli ingredienti della storia sono quelli di sempre: una buona dose di avventura, situazioni comiche e divertenti, trovate stravaganti, gli immancabili chusky assortiti. La pellicola è ad uso e consumo di un pubblico infantile e non manca di veicolare una serie di messaggi positivi e didattici come il valore sociale del gruppo, l’importanza del gioco e della scoperta, il rispetto per la storia passata e per le sue tradizioni, il senso di responsabilità e di suddivisione dei compiti all’interno di una comunità e lo spirito di collaborazione. Da un punto di vista visivo e grafico, la tradizione prevale sull’innovazione ed il film si risolve nel più classico degli “episodi lunghi” tipici di molte produzioni di questo tipo. Piuttosto, è il desiderio di evasione e di indipendenza espresso dai protagonisti a “modernizzare” il format, rappresentando simbolicamente la difficoltà per i giovani di oggi ad interagire con la società, le sue convenzioni (si veda il concetto di proprietà privata) e le sue leggi: una volontà di forgiare il mondo ad immagine e somiglianza dei propri sogni, incarnati da creature fantastiche – il drago, il grifone, il cavallo alato – e dalle sconfinate possibilità di “colonizzazione” che un pianeta disabitato offre alla fantasia di un bambino. Lo stesso Doraemon, per una volta, si lascia andare e sembra assecondare i capricci della giovane cricca di amici, novello Lucignolo nipponico che stimola gli impulsi più creativi e ludici dell’infanzia. Come nel precedente Doraemon: il Film – Nobita e gli Eroi dello Spazio (2015), non manca un certo gusto citazionista, tra dolcissimi mostriciattoli alla Pokémon e pericolose alterazioni spazio-temporali alla Ritorno al Futuro, mentre viene maggiormente sviluppata la componente drammatica, sia pur confinata all’episodio sospeso tra la vita e la morte di un Nobita ormai assiderato e in preda alle allucinazioni. La ricomposizione paradigmatica di ogni tensione – nel più tradizionale degli happy end – conclude felicemente la dinamica narrativa, esprimendo quegli intenti pedagogici che immancabilmente sostanziano questo genere di prodotti per bambini.

Titolo originale: Doraemon: Nobita no Nippon tanjō 2016

Regia: Shinnosuke Yakuwa

Origine: Giappone, 2016

Distribuzione: Lucky Red

Durata: 104′

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