Dorothy non deve morire e I santi, dal Rome Independent Film Festival

Dorothy non deve morire e I santi sono due cortometraggi italiani tematicamente opposti, presentati al Rome Independent Film Festival

E’ in corso la 20esima edizione del Rome Independent Film Festival.

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Nella selezione dei cortometraggi, Dorothy non deve morire di Andrea Simonetti rielabora la fiaba del mago di Oz, continuando la vicenda originale. L’uomo di latta, il leone e lo spaventapasseri si mettono in viaggio per incontrare una Dorothy (Milena Vukotic) ormai anziana e vicina alla morte a causa di una malattia. Il tragico avvenimento è un modo per riavvicinare i personaggi storici della fiaba e ricordare le avventure del passato. Eppure gli anni sono passati e con loro i sentimenti più autentici. In particolare Sally, l’assistente di Dorothy, è diffidente nei loro confronti dopo averli provati a informare delle condizioni della donna e non aver ricevuto risposta. Ognuno di loro ha preso direzioni opposte nella vita: il leone, per esempio, si è dato alla politica. Le incomprensioni e le ostilità che emergono nel salotto accanto alla stanza di Dorothy, tuttavia, si sospendono non appena ci si avvicina al letto su cui è distesa la donna. Infine, un segnale di speranza e, forse, di riavvicinamento.

L’opera presenta un apparato scenografico e fotografico di assoluto livello, che nonostante il tono “adulto” (la distanza, la morte) non tradisce la dimensione magica e fiabesca del mago di Oz. Gli oggetti di scena, gli abiti e i costumi, si caratterizzano per una cura al dettaglio notevole che va oltre una semplice riproposizione, seppur rimaneggiata, del romanzo di L. Frank Baum.

Tematiche decisamente opposte attraversano I santi di Giacomo Abbruzzese. Un’opera ambientata a Taranto che mostra una storia di tossicodipendenza che coinvolge un fratello e una sorella. Maria è un’adolescente costretta a rubare denaro attraverso piccoli furti per estinguere un debito che il fratello, frastornato e incapace di reagire alla droga, non riesce a pagare. Si tratta di un cortometraggio ancorato all’approccio di quel cinema che pedina i personaggi e segue la loro quotidianità “di strada”. Con una regia che mette a fuoco soprattutto gli interpreti, l’aspetto più interessante del cortometraggio riguarda il carattere simbolico che sfocia in una dimensione trascendentale che si rivela in tutte le azioni e le attività illegali sia di Maria che del fratello Donato. Si tratta delle apparizioni ritornanti dei “santi” del titolo, in un simbolismo religioso che mette in mostra una riflessione sociologica che si collega alla dimensione ancestrale del luogo e della memoria.

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