Dracula, di John Badham

Un Dracula da riscoprire quello diretto da John Badham dove Laurence Olivier incarna un Van Helsing mai così malinconico e riflessivo. Domattina, ore 10.15, Sky Cinema Suspense

Ogni generazione ha il suo Dracula, ed è giusto e bello così. Che si tratti di cinema, televisione o altro, non fa molta differenza: se il romanzo pubblicato da Bram Stoker nel 1897 è un testo immortale, è anche grazie alla sua capacità di cambiare pelle a ogni adattamento, adeguandosi alle epoche e mettendone in risalto i vizi e le ombre. E mentre cresce l’attesa per l’imminente miniserie BBC/Netflix scritta da Steven Moffat e Mark Gatiss (le alte aspettative sono dovute soprattutto alla presenza di Gatiss, che di un certo cinema è studioso serio e preparato), tanto vale cogliere al volo l’occasione offerta dalla programmazione satellitare e recuperare una versione forse meno acclamata e celebre di altre, ma ugualmente da amare. Diretto da John Badham all’indomani del successo di La febbre del sabato sera, il Dracula datato 1979 esce nello stesso anno di due importanti titoli a tema come Nosferatu, il principe della notte di Herzog e Le notti di Salem di Tobe Hooper, perdendo il confronto sia in termini di popolarità che di riscontro critico: a quaranta anni esatti di distanza, però, è arrivato il momento di rendergli giustizia. Scritto da W.D. Richter basandosi anche sulla celebre opera teatrale di Hamilton Deane e John L. Balderstone (la stessa dalla quale era stato tratto Dracula di Tod Browning nel 1931), il film di Badham arriva a chiusura di un decennio in cui, archiviate ormai le produzioni Hammer, la figura del Conte si era progressivamente riavvicinata al modello narrativo del romanzo di Stoker: infatti titoli come Il conte Dracula di Jess Franco, Il demone nero di Dan Curtis e, soprattutto, il bellissimo Count Dracula televisivo della BBC avevano proposto al pubblico un Dracula più consono alle proprie origini letterarie (pur con tutte le varianti del caso, specialmente in Franco e in Curtis), mentre invece Badham e Richter sembrano più interessati a un lavoro di sintesi e reinterpretazione del testo in maniera analoga a quanto fatto da Terence Fisher nel 1958 con Dracula il vampiro.

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Studiare la filmografia del personaggio si rivela allora stimolante anche da un punto di vista filologico, per cercare di capire in che modo la dimensione corale, polifonica ed epistolare del romanzo – fondamentale per comprendere il disorientamento dei protagonisti – sia stata modificata nel corso del tempo senza mai intaccare la maestosità del racconto: perché Dracula è innanzitutto una storia di orrore puro, di un mondo (il nostro) il cui ordine viene progressivamente minacciato e messo a soqquadro da un’entità esterna e incomprensibile, lontanissima sia in termini geografici che temporali. E questo pericolo, nel film di Badham, assume la forma sconfinata del sentimento inteso come illusione, allarme, morbo: il Dracula qui interpretato da Frank Langella è sì un seduttore (inevitabile il confronto con quello di Christopher Lee), ma per nulla interessato all’amore come sarà invece quello di Coppola, tredici anni più tardi. Arriva da lontano per mietere le sue vittime in una comunità umanamente arida e opprimente (non a caso concupisce Lucy proprio nel momento in cui il rapporto di lei con Jonathan Harker è fermo a un punto morto), annientando affetti e relazioni (la prima a morire, Mina, qui è la figlia di Van Helsing) ed emanando passione alla stregua di un virus che distrugge un ordine precostituito troppo rigido e controllato per contemplare la presenza del desiderio. Il suo abbraccio durante l’amplesso con Lucy riempie l’inquadratura di un rosso fuoco che contrasta di netto la fotografia desaturata di Gilbert Taylor, quasi in bianco e nero per sottolineare la rigidità di un mondo antico impreparato alla rivoluzione del sangue e dell’ardore (fotografia in verità modificata da Badham nel 1991 per l’edizione laserdisc: creduta perduta per anni, la colorazione originale del 1979 è stata reintrodotta di recente nel bluray americano contenente entrambe le versioni). E il finale, meravigliosamente ambiguo, non scioglie i dubbi ma anzi li accresce. Ma oltre a tutto questo, anche un film bellissimo da vedere (le scenografie della dimora di Carfax sono tra le migliori mai immaginate) e ricco di trovate sorprendenti, dal cavallo in grado di riconoscere i vampiri fino ai cunicoli sotterranei sotto il cimitero; e se Donald Pleasence è un dottor Seward fin troppo sornione, Laurence Olivier incarna un Van Helsing mai così malinconico e riflessivo. Da riscoprire.

 

Titolo originale: id.
Regia: John Badham
Interpreti: Frank Langella, Donald Pleasence, Laurence Olivier, Kate Nelligan, Trevor Eve, Jan Francis
Durata: 109′
Origine: USA/Gran Bretagna, 1979
Genere: horror

La valutazione del film di Sentieri Selvaggi
4

Il voto al film è a cura di Simone Emiliani

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Il voto dei lettori
4.5 (2 voti)