Drew Barrymore e la bambina di ET

C'è chi ha parlato di maledizione dei Barrymore, ma al sensazionalismo da rotocalco Drew ha preferito rispondere con un "quando pensate a lui, fatelo con un sorriso". Questo quando, alla fine dello scorso novembre, l'attrice ha dato notizia della scomparsa di John Barrymore, attore dalla vita spericolata e suo padre. Quanto alla propria, di vita spericolata, appartiene ormai ad una dimensione di serafico distacco. Smorfie ai fotografi e sex appeal lussurreggiante, sorriso di chi la sa lunga ma non pretende che sia finita, la sua immagine non è più quella del bambina prodigio, dell'adolescente tossica, né della lolita provocante che ne ha viste troppe. A 29 anni, la prima amichetta di ET (e figlioccia di Stephen Spielberg) è un'attrice disinvolta e ironica, oltre che una produttrice di successo. Nata a Culver City, California, nel 1975, sotto il segno dei Barrymore, con il cognome la piccola Drew Blythe (Blythe era il vero cognome del bisnonno, fondatore della dinastia) eredita un posto al sole a Hollywood, dove altri illustri membri del suo clan (Maurice Costello, Dolores Costello, Lionel, Ethel e John Barrymore Senior e Junior) imperversano dai tempi dello studio system. A 11 mesi è testimonial in TV di una pappa per cani, a 5 è già al cinema e, dopo averla vista in un provino per Politergeist, Steven Spielberg la vuole per ET, film che dà una celebrità istantanea alla bimba dai riccioli d'oro, le guance paffute e gli occhi spalancati. Malauguratamente assieme alla fama arrivano dei contraccolpi psico-emotivi da fare impallidire McKauley Culkin. "Non ho mai avuto un'infanzia. A otto anni il mio libro preferito era Tutto quello che volevate sapere sul sesso ma non avete mai osato chiedere. Io osavo". A sette anni è l'ospite più giovane mai comparsa al Saturday Night live mentre le si spalancano di colpo le porte di discoteche e feste vip, dove tra i giochi scoperti grazie agli amici più grandi scopre che il preferito è l'alcol. Nel 1984, mentre appare in Fenomeni Paranormali Incontrollabili ed è citata sulla pubblicazione Screen World come una delle promesse dell'anno, Drew Barrymore è già una star consumata e una piccola alcolista, che non disdegna di sperimentare qualche droga. A 13 anni è ufficialmente dipendente dalla coca. Sembra la rovina, ma l'anno successivo, dopo un ricovero per disintossicarsi, risorge con l'autobiografia Little girl lost. È un primo passo verso la fiducia in sé, che non basta a riscattare l'immagine mediatica di una "ex bambina prodigio", già ignorata ed archiviata, né soprattutto il suo equilibrio personale, che crolla drasticamente quando tenta il suicidio a 16 anni. Nuovo ricovero, con sosta nel reparto psichiatrico. Con l'arrivo degli anni '90, sembra tuttavia chiudersi il decennio autolesionista e aprirsi una nuova persona decisa a riprendersi la giovinezza. Sfidando i pregiudizi che la danno per spacciata, torna a recitare in qualche serie tv (Poison Ivy, 2000 Malibu Road) e nel film semi-autobiografico per la televisione The Amy Fisher story, storia di una giovane tossicodipendente. Più tardi dirà "Riesco solo ora ad essere una ragazzina, perché non lo sono stata quando avrei dovuto. Ma in qualche modo sono come una vecchia: già vissuto, già visto, già fatto, già stata li, già comprata quella T-shirt"


 

Sui media, anche italiani, si ricomincia di colpo a parlare di Drew Barrymore, "la bambina di ET". E sebbene in primo piano ci sia la sua terribile infanzia, il 1992 vede l'attrice far parlare di sé anche per 5 nuovi film. Tra questi c'è La mia peggiore amica, dove interpreta un'adolescente perversa, una piccola seduttrice che si infila in una famiglia altrui allo scopo di distruggerla: una Antechrista ante litteram. Visto il suo passato, essere etichettata come "maledetta" e sfruttata in quanto tale è inevitabile, ma lentamente emergono altri aspetti del suo profilo privato e professionale. In primo luogo Barrymore fa tesoro della sua cattiva reputazione girandola a suo vantaggio: non essendoci più nulla da temere, non si fa scrupoli, nella Hollywood puritana che misura la volgarità in centimetri di pelle scoperta, a mostrarsi nuda come e quando vuole. A mise trasgressive e neo-hippy accosta il topless divertito di A proposito di donne (Herbert Ross) e il matrimonio-lampo con Jeremy Thomas, iniziato nel Marzo 1994 e terminato l'aprile dello stesso anno. Poi arriva una copertina di playboy intitolata "Happy birthday, Mr President", dove l'attrice si mostra come una Marilyn senza veli in onore del 50mo compleanno di Bill Clinton. Il padrino Spielberg reagisce inviandole per il compleanno una coperta e un semplice biglietto: "Copriti". In allegato, la foto di Playboy ritoccata dal suo staff artistico così da farla apparire perfettamente vestita. Intanto è apparsa in Batman Forever, Fusi di testa 2, Una folle stagione d'amore e Bad Girls. L'anno decisivo è il 1996, quando apre col botto Scream di Wes Craven. Novella Janeth Leigh, in questo film la Barrymore viene uccisa subito, ma il caschetto biondo, il largo maglione bianco e l'urlo disperato al telefono restano nell'immaginario della pellicola, un successo enorme che marca il suo ritorno allo status di diva. Pochi mesi dopo è l'adolescente bon-ton nel divertissement di Woody Allen Tutti dicono I love you. Indossa golfini e giro di perle, ingoia il suo anello di fidanzamento e si innamora di un criminale, ma soprattutto dimostra una predisposizione al comico che evidenzierà sempre più. Dal tenero e auto-ironico Mai stata baciata, dove è una giornalista costretta a tornare al liceo e confrontarsi sol suo passato di looser, a La leggenda di un amore, rilettura di Cenerentola in chiave ribelle, che colpisce certa critica italiana: "L'antipatica Drew Barrymore, che rivendica i diritti delle colf, piacerebbe certo a Cofferati" (Massimo Bertarelli per Il Giornale).



Tuttavia l' "antipatica Drew Barrymore" va avanti e si improvvisa, si fa per dire, donna d'affari, puntando sulla carriera parallela di produttore. Con la sua Flower Films, già finanziatrice di Mai stata baciata, lancia Charlie's Angles, traduzione cinematografica della popolare serie tv in salsa energico-sgangherata. Assieme a Cameron Diaz e Lucy Liu, l'attrice si assume il compito di riprendere il il fascino ormai vintage del telefilm fine anni '70: l'operazione piace, e nel 2003 arriva il sequel, Charlie's Angles più che mai, ancora co-finanziato dalla sua casa di produzione. Un'altra decisiva coppia di film è quella che la vede accanto ad Adam Sandler: nel '97 con Prima e poi me lo sposo (regia di Frank Coraci) e nel 2004 per 50 volte il primo bacio di Peter Segal. Il sodalizio con lo stralunato interprete di Ubriaco d'amore fa scintille su uno schermo dove entrambi gli attori possono lasciarsi andare a gag e improvvisazioni, senza mai abbandonare una sfumatura affettuosa. Prima o poi me lo sposo, in originale The wedding singer, è ambientato negli anni '80 e impregnato di nostalgia. E' singolare che proprio il decennio che Barrymore ha in gran parte perduto per smania autodistruttiva torni con frequenza nella sua vita di attrice. I ragazzi della mia vita, dal romanzo autobiografico di Beverly D'Onofrio, è l'amara educazione sentimentale di una ragazza madre nel lato meno scintillante degli eighties. Mai stata baciata rielabora in tono di romantica farsa il mito della popolarità scolastica di tanti teen-movies e inserisce flashback della Barrymore intrappolata in goffe mise "alla moda" e apparecchio ai denti. Confessioni di una mente pericolosa, l'esordio alla regia di George Clooney nel 2003, segue la storia di Chuck Barry-Sam Rockwell fino ai primi Ottanta. La stessa saga di Charlie's angels, il cui telefilm fu messo in onda dal '76 all' 81, è un giochino fracassone e citazionista che attinge divertito al post-femminismo glamour. Infine Donnie Darko (2001, ma sui nostri schermi soltanto ora) è una autentica fiera degli anni '80. Ambientato nell'era Reagan, rispolvera icone come Patrick Schweize e brani quali Mad World e Love will tear us apart. Accanto al protagonista Jake Gillenhall e Jena Malone non poteva mancare l'ex piccola icona del cinema '80, che con ET, Fenomeni paranormali incontrollabili e Stati di allucinazione si è iscritta nell'album di ricordi di quel mondo dello spettacolo, senza che gli anni di droga e scandali riuscissero a cancellarla. Certo, la stella sull'Hollywood Boulevard, accanto a quelle di John, Ethel e Lionel Barrymore, è arrivata solo nel 2004. Nel frattempo ci sono stati due matrimoni (il secondo con Tom Green nel 2001), il fidanzamento con il batterista degli Strokes Fabrizio Moretti, le menzioni tra le 50 donne più belle del mondo (Peolple 1997) e quelle più potenti di Hollywood (Premiere 2002), la nomina di madrina della figlia di Kurt Cobain e Courtney Love, la citazione in Typical, canzone degli Invertigo, il ruolo principale nel remake americano di Febbre a '90 (in uscita nel 2005), una carriera di produttrice, l'annuncio della propria bisessualità, un periodo di convinto veganesimo, svariate foto senza veli e sei tatuaggi. Eppure per molti questa giovane donna simpatica, maliziosa e disinibita continua solo a essere "la bambina di ET"




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