Duel, di Steven Spielberg

La comparsa ‘hitchcockiana’ Spielberg in Duel la fa attraverso la propria immagine riflessa. Avviene nella scena in cui il protagonista è in una cabina telefonica in cui cerca di telefonare alla polizia. Nello stacco successivo non c’è più. È l’unico momento in cui il cineasta diventa visibile. Una pausa, velocissima, in un film che ha un imponente senso del ritmo, dello spazio e dell’azione. Dopo 48 anni non è invecchiato per niente e mostra come solo con un’idea si possa fare un film che abbraccia insieme il road-movie, il western, il thriller e l’horror.

Scritto da Richard Matheson e tratto dal suo omonimo racconto, Duel porta al punto limite la sfida tra una macchina, una Plymouth Valiant e un ‘autocisterna. In una c’è David, commesso viaggiatore, che si sta recando fuori città per lavoro. Nell’altra invece il guidatore e invisibile. Si vedono solo alcuni dettagli come la sua mano e gli stivali. Un sorpasso, un controsorpasso, un colpo di clacson, uno sgarbo. Poi è guerra aperta e caccia all’uomo.

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Duel non ha pause neanche nei tempi apparentemente morti. Si può vedere nella scena del ristorante in cui David osserva tutti i clienti presenti per cercare di capire chi è l’autista dell’autocisterna. I primi piani diventano distorti. Sia sul volto di David sia del cliente che il commesso viaggiatore individua nel folle che lo vuole far fuori.

C’è tutta l’anima della New Hollywood in Duel. Le strisce sull’asfalto, il paesaggio, il viaggio senza meta. Ci sono però anche segnali dal futuro di un cinema che punta nuovamente all’essenza dell’immagine cinematografica ma anche all’impatto spettacolare. Ci si potrebbe trovare anche in un pianeta disabitato. Certo, c’è la mano di Matheson in un cinema che è già ‘ai confini della realtà’. Sono presenti però anche le tracce di un B-movie di fantascienza degli anni ’50. L’elemento sonoro è infatti determinante. Ogni rumore diventa sinistro, a cominciare dal motore della macchina e dell’autocisterna che somiglia al verso di un dinosauro. Il passaggio del treno diventa un improvviso choc, ma anche un provisorio sollievo. Poi c’è anche il suono che si ricicla. Il ‘lamento’ dell’autocisterna mentre sta per essere distrutta è lo stesso dello squalo che sta per morire in The Jaws. In entrambi i film c’è la sfida estrema e l’incombente spettro della morte.

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Duel comincia con una soggettiva. Si vede solo la strada con l’autoradio che trasmette notizie sul traffico e il meteo. Poi si vede il protagonista dallo specchietto retrovisore. Infine per intero. Ma la vicenda somiglia anche un suo lunghissimo, interminabile, sogno. La stessa telefonata con la moglie potrebbe far parte di un passato lontanissimo. La prova di Dennis Weaver è incredibile, tutta nervi, paura e rabbia. Ma soprattutto si afferma in maniera prepotente il talento di Spielberg che l’ha realizzato ad appena 25 anni. Girato in 13 giorni, era destinato inizialmente solo per la tv, poi è uscito in sala con una durata che è passata da 74 a 90 minuti. Spielberg, come Lucas, Coppola, Scorsese e Demme, mostrava già un cinema che era un atto rivoluzionario. Con piccoli budget e successivamente con quelli più imponenti. Duel, nel corso degli anni, ha avuto poi molteplici imitatori che sono dichiarati soprattutto nel solido Jeepers Creepers – Il canto del diavolo. Da allora il suo segno è stato indelebile.

 

Titolo originale: id.
Regia: Steven Spielberg
Interpreti: Dennis Weaver, Carey Loftin, Eddie Firestone, Lou Frizzell, Jacqueline Scott
Durata: 90′
Origine: USA, 1971
Genere: thriller

La valutazione del film di Sentieri Selvaggi
4.8

Il voto al film è a cura di Simone Emiliani

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Il voto dei lettori
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