DVD – Anija – La Nave di Roland Sejko

la naveIl regista/migrante era sulla Legend (5000 persone) che da Durazzo lo ha liberato in Italia. In questo documentario mischia immagini di repertorio e testimonianze dell'epoca ai volti cresciuti di oggi. Dai morti per "agitazione e propaganda" sotto il regime di Hoxa al desiderio di fuggire per regalare un futuro ai propri sogni dall'altra parte del mare. Grazie a Cinecittà Luce e Terminal Video, questa storia, che aveva avuto scarsa distribuzione nelle sale del nostro Paese, può far ri-aprire gli occhi sul passato recente che stiamo dimenticando

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la naveTitolo originale: Anija – La nave
Anno: 2013
Durata: 83'
Regia: Roland Sejko
Distribuzione: Cinecittà Luce – Terminal Video
Genere: documentario
Cast: Majlinda Osmani, Arben Guxholli, Chiara Guxholli, Eneida Del Prete, avni Delvina, Edlira Pagria Delvina, Qani Lumi, Cosimo D'Alò, Eva Karafili, Halim Milaqi, Ivo Calebotta, Ardian Elezi, Bashkim Leba, Agron Shehaj.
Formato DVD/Video: 1.78:1, Anamorfico
Audio: italiano Dolby Digital 2.0, albanese Dolby Digital 2.0
Sottotitoli: italiano per non udenti, inglese, albanese
Extra: personaggi non inclusi: regista operaio (Edmond Budina) e l'artigiano delle maschere veneziane a Scutari (Edmond Angoni)
 
 
 
 
 

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IL DVD
la naveDopo la presentazione al 30° Torino Film Festival e l'ottimo riscontro di pubblico e critica – raro caso di concorde e unanime sentire – Anija – La nave di Roland Sejko arriva in formato dvd. Distribuito da Cinecittà Luce e Terminal Video il prodotto offre la possibilità di allargare la fascia dei fruitori, soprattutto in considerazione del fatto che la distribuzione nelle sale era stata alquanto misera.
Questo eccezionale documentario storico (secondo lavoro sull'Albania) del regista di origine albanese, e collaboratore dell'Istituto Luce, promuove la propensione a conoscere o riscoprire agevolmente una pagina della storia del Mediterraneo che rischia di finire nel dimenticatoio (pur essendo parte di un passato recentissimo). Arricchisce il campo del ripristino della memoria già attivato da Daniele Vicari con La Nave dolce (descrizione del viaggio della speranza delle 20000 anime sulla Vlora, la più carica tra tutte le navi della 'migrazione' albanese).
 
I due grandi esodi, quello del '91 e quello del '97 – conseguenze di cause diversissime – sono descritti con interviste contemporanee intermezzate da testimonianze dell'epoca e immagini di repertorio. Dalla nascita del Partito comunista d'Albania, alle atrocità compiute dal regime di Henver Hoxa: condanne a morte per fucilazione, revoca del diritto di voto, confisca dei beni per quei cittadini che svolgevano "attività eversive contro il potere popolare e azioni di agitazione e propaganda", fino alla fuga in massa in concomitanza della caduta del muro.
la navePoi le navi cariche di uomini stipati come animali, ma proiettati verso una sola possibile visione: regalare un futuro ai propri sogni fuori dal confine territoriale perchè "la vita negli anni '80 era veramente una vita senza scopo, come gioventù abbiamo perso tutti i desideri, mancava tutto. Mancava la libertà che è la cosa principale. Un uomo ha bisogno di provarsi, di paragonarsi, di mettersi in gioco. Eravamo delle ombre con una lontana origine umana" – dice Avni Delvina. Il mix tra i formati è assolutamente riuscito, le sbavature in tal senso sono quasi totalmente assenti. Una foto diventa volto oggi ed il dvd consente di rendere il passaggio ancora più dolce.
Una storia ricca di chiaro scuri che il formato home imprime nella memoria collettiva attraverso un'ottima resa delle sequenze e delle interviste contemporanee di cui calca i contrasti tra luce e oscurità.
Questo intervento, che garantisce lucentezza ai volti ed ai dettagli mista alle ombre ed ai neri (che valorizzano la tensione), sottolinea la tridimensionalità delle forme. Il risultato è la capacità di restituire pienamente la dimensione intima del racconto/storia personale che si fa Storia nelle Storia.
 
la naveL'audio 2.0 Dolby digital rende perfettamente udibili le testimonianze sia in albanese che in italiano, e regge bene i contraccolpi del dialetto brindisino, divenuta 'lingua' per molti 'nuovi italiani'. Poche le distorsioni e i rumori di fondo.
Gli extra comprendono due interventi che non sono rientrati nel final cut:
il regista operaio, Edmond Budina che ha diretto e scritto film per diciotto anni in Albania, ora alla catena di montaggio in Italia. Per uno strano scherzo del destino i suoi lavori s'ispiravano proprio a Tempi moderni di Chaplin. Ricorda con tristezza la suocera che fremeva in un letto d'ospedale quando le dicevano 'quest'albanese' e ribadiva con forza: 'io sono italiana'.
Per concludere l'artigiano delle maschere di Scutari, Edmond Angoni, giunto nel nostro Paese si prodiga a svolgere qualsiasi tipo di lavoro, poi decide di ritornare in patria, e ingegnandosi, apre una piccola fabbrica di maschere veneziane artigianali. Da un nucleo iniziale di tre ora una vera e propria realtà in ricordo 'della permanenza italiana'.
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