DVD – Deserto rosso, di Michelangelo Antonioni

L’occhio di Antonioni per la prima volta sperimenta il colore del cinema, e lo fa con una ricerca cromatica che sembra afferrare dalla realtà ogni colore possibile

 

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IL FILM

Forse non è errata, la definizione, che di questo film da il Mereghetti, di essere “datato”, anzi datatissimo. Ma non perché lento e indigeribile, anche perché ogni spettatore ha il suo metabolismo, ma perché capace come pochi film di quegli anni – e parliamo del cinema d’autore – di raccontare e rappresentare il mondo, il proprio mondo. E allora questo termine “datato” non è più un insulto ma piuttosto un valore aggiunto del film, in grado di mostrare frammenti di Italia e di italiani forse già dimenticati.

Sin dalle prime immagini la presenza forte, ossessiva, incombente delle fabbriche, nei dintorni di Ravenna, appare elemento centrale del film, almeno quanto il disagio esistenziale che vive Giuliana (Monica Vitti), moglie dell’industriale Ugo (Carlo Chionetti) e  da poco vittima di un incidente d’auto che le ha procurato  uno shock. Ma è evidente che lo shock è quello del vivere, e che il paesaggio, gli operai, quel porto nella nebbia con la nave che arriva segnalando malattie a bordo, insomma tutto il film sembra evidenziare un senso di smarrimento, di angoscia, che non è solo la “pessimistica riflessione sull’incapacità della borghesia di uscire dalla propria gabbia”, ma piuttosto, come un po’ in tutto Antonioni, quell’innata capacità di raccontarci il mondo reale “che verrà” attraverso il presente, anticipando problematiche e inquietudini degli anni a venire. E poi avete mai visto delle fabbriche riprese con così tanta passione, con tanto, quasi diremmo, amore? Non è la volontà di mostruosizzare la civiltà industriale che muove il cinema di Antonioni, anzi egli stesso disse che “ E’ troppo semplicistico dire che io accuso questo mondo industrializzato, inumano, dove l’individuo è schiacciato e condotto alla nevrosi. La mia intenzione invece era di tradurre la beltà di quel mondo, dove le fabbriche possono essere molto belle…”.

Insomma l’occhio di Antonioni per la prima volta sperimenta il colore del cinema, e lo fa con una ricerca cromatica che sembra afferrare dalla realtà ogni colore possibile, ma anche dai personaggi, dagli ambienti, con un lavoro sui dettagli del senso dei colori, delle emozioni che possono portare e rappresentare che oggi solo Almodòvar (e pochi altri) sembra fare nel cinema contemporaneo. Poi lo spettatore odierno può anche annoiarsi di fronte alle vicissitudini tutte interiori di Giuliana e Corrado (Richard Harris), ma non pensiate che sia così perché il film è datato. Sono i nostri occhi (stanchi) di spettatori televisivi a rimanere accecati da un gioco sul tempo e sugli spazi cui il cinema odierno ci ha completamente disabituati. Forse siamo noi ad essere datati…


IL DVD

Il DVD fa parte del pacchetto di film “fortunati” del progetto Cinema Forever, che prevede il restauro di alcuni dei grandi classici del cinema italiano.

Ed infatti il risultato è sicuramente di ottima qualità, sia dal punto di vista della resa video, nel formato 1.85:1, con un resa cromatica perfetta e indispensabile per un film come questo, ma anche per l’audio, in Dolby Digital 2.0, i sottotitoli in italiano, e degli extra  che, oltre alla presentazione del film del critico Maurizio Porro, presentano il documentario Cinema Forever sull’operazione di restauro dei film, due filmati dell’epoca dai cinegiornali, una galleria fotografiche e le  schede del cast del film.

 

Regia: Michelangelo Antonioni
Interpreti: Monica Vitti, Richard Harris, Carlo Chionetti, Xenia Valderi, Rita Renoir
Durata: 120′
Origine: Italia, 1964
Genere: drammatico

La valutazione del film di Sentieri Selvaggi
4.1

Il voto al film è a cura di Simone Emiliani

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Il voto dei lettori
3.75 (8 voti)
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