DVD – “I bassifondi di San Francisco”, di Nicholas Ray

i bassifondi di san francisco - dvd -  nicholas rayTitolo originale: Knock on Any Door
Anno: 1949
Durata: 96’
Distribuzione: Sinister Film
Genere: Drammatico
Cast: Humphrey Bogart, John Derek, George McReady, Allene Roberts, Candy Toxton
Regia: Nicholas Ray
Formato DVD/video: 1.33:1 4/3
Audio: Dolby Digital 2.0 italiano, Dolby Digital 2.0 inglese
Sottotitoli: italiano
Extra: Galleria fotografica
 
 
 
 
 
 
 

IL FILM

Vivere e morire a San Francisco, per un niente. Come accade in qualsiasi altro posto del mondo. Sessant’anni fa come oggi. Affondare è il destino bassifondi. Ma ormai il racconto della caduta è ovunque: periferie e violenza, percorsi eccentrici che diventano regola, tracciati di sangue che tagliano in due la vita e la città. Sessanta anni fa, era tutta un’altra storia. La tragedia del reale e la sporca epica del quotidiano erano affare di genere, si scorgevano in penombra tra la fitta trama di segni e codici, tra i movimenti furtivi e disperati di uno scarface o di un piccolo cesare che attraversava la notte, arrivava a toccare il cielo per poi ricadere, inesorabilmente. Ma per Nicholas Ray è diverso. I suoi bassifondi sono ancora abitati da figure tipiche, riconoscibili, vecchi ubriaconi, poliziotti sordidi e corrotti, pugili suonati e bravi ragazzi, sgualdrine e iDVD – “I bassifondi di San Francisco”, di Nicholas Raymbroglioni. Eppure nel suo cinema irrompe qualcosa di inaspettato e insospettabile, che manda all’aria le gabbie del genere. Già c’erano i Walsh e i Kazan, certo B-movie, il noir sporco di seconda mano. Bene. Ma solo con Ray s’impone con nettezza assoluta un’idea: la realtà coincide con il destino, il fuori, la strada e la casa si saldano indissolubilmente con il dentro, con l’amore e l’odio, il desiderio e la paura. Tutto si fonde e s’inchioda in un punto. Si vive e si muore nei bassifondi, nella città o sulla strada, nella solitudine di una misera stamberga o nella polvere di uno squallido motel, nelle putride paludi delle Everglades o tra i ghiacci polari. Si vive e si muore sempre da qualche parte, in qualche posto, perché è sempre quel posto che costruisce e domina la scena della vita e della morte. Fossero anche giorno e notte, pur sempre di luoghi si parla. They Live by Night, gli uomini vivono nella notte, la attraversano e si muovono in essa. Il tempo è ormai spazio e lo spazio è sempre e comunque un interno, cioè un’inquadratura entro i cui limiti ci si muove, una prigione. L’aria, le cose, i luoghi, gli altri si aggrappano alla pelle e ne condizionano il respiro e il sudore. L’unica è lottare, cercare di sfuggire al destino, opporsi alla realtà per uscirne, evadere dai limiti del quadro ed entrare in un altro, un mondo nuovo. Dietro ogni porta, dietro ogni specchio ci attende una sfida inevitabile, lo scontro tra la purezza dei desideri e il buio che ci circonda e ci abita. E così la gioventù brucia, l’amore brucia. Vivi di corsa, muori giovane e sii un bel cadavere. E’ la passione che pulsa sotto la pelle dell’immagine e rende fluida l’inquadratura. E’ la passione che ridona movimento al cinema, dato di realtà, forse, ma pur sempre atto di fuga e di speranza. Vivere e fare cinema, per Ray, è “sparare in faccia a Dio”. Assomiglia a una bestemmia. Ed è un affare strettamente privato, perché nella ribellione, non si può contare su alcun sostegno. Morton si è risollevato da solo. Nick Romano non può fare diversamente. L’avvocato mette in gioco tutta la sua astuzia ed esperienza, ma non può lavare il peccato originale di un figlio degli slums e cancellare lo stigma di una società impossibile. Il cinema di Ray è senza sostegno, perché si abbandona, senza difese, alla passione che racconta. Brucia anch’esso, urla e impreca, ma qui, nei bassifondi di San Francisco, s’infrange dinanzi alla voce del Giudice, il destino che parla dal fuoricampo, da un aldilà dannatamente reale. Purtroppo la legge è chiara. E ci condanna alla forca, all’ombra del patibolo. Perché siamo tutti colpevoli, come dice Bogey nella sua magnifica arringa finale. Scontiamo tutti la colpa di non avere immaginato e inseguito dietro ogni porta, dietro lo specchio, una seconda via, un’altra vita.
 

 

DVD – “I bassifondi di San Francisco”, di Nicholas RayIL DVD
La Sinister Film è un’etichetta da tempo impegnata nella distribuzione di magnifici classici (Alba tragica, La bella e la bestia, Doppia vita), specializzata in particolare nell’horror e nella Sci-fi. Ora aggiunge al suo catalogo un’altra perla, I bassifondi di San Francisco (1949), seconda splendido film di Nicholas Ray, di due anni successivo al folgorante esordio de La donna del bandito (They Live by Night). Già la scelta merita un ringraziamento da parte degli appassionati, a prescindere dall’effettiva qualità del prodotto, tutto sommato convenzionale, come testimoniano immediatamente il packaging e la grafica sono. Per quanto riguarda il film, la qualità delle immagini risente, purtroppo, dell’assenza di un lavoro di restauro sulla copia originale. Sgranature e graffi compromettono, a tratti, la leggibilità delle scene. Ma si tratta, in ogni caso, di difetti limitati e abbastanza normali, considerato il peso degli anni. Nel complesso, infatti, la qualità video può ritenersi soddisfacente, con immagini che appaiono limpide e ben bilanciate nei chiaroscuri, neri profondi e movimenti nitidi. Due le tracce audio, anch’esse d’epoca. Inglese e italiano in Dolby Digital 2.0 con flusso dati di 192 Kbps. Naturalmente, rispetto al doppiaggio ovattato, è da preferire l’audio originale, più sporco e realistico nella resa degli ambienti e dei rumori di fondo. E, poi, l’esse blesa di Bogey è sempre una pugnalata al cuore. I sottotitoli in italiano sono puntuali, nonostante qualche trascurabile errore. Ma la nota dolente di quest’edizione è data dagli extra, piuttosto scarni. Una semplice galleria fotografica, priva di didascalie, con foto di scena, manifesti e locandine d’epoca, di svariate lingue e dimensioni. Molto bella, senza dubbio, ma un po’ poco. Non avrebbe guastato qualche approfondimento in più.