DVD – “I nostri sogni”, di Vittorio Cottafavi

i nostri sogniGirato nell’autunno del 1942 in condizioni decisamente difficili e proibitive, I nostri sogni è stato giustamente considerato anche una parodia (dal retrogusto inevitabilmente amaro, aggiungiamo noi) del cinema dei telefoni bianchi, e di certo le atmosfere e l’impianto molto devono a Camerini o Blasetti. Da RHV
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i nostri sogniAnno: 1943
Durata: 87’
Distribuzione: Ripley’s Home Video
Genere: Commedia
Cast: Vittorio De Sica, Paolo Stoppa, Maria Mercader, Guglielmo Barnabò, Luigi Almirante, Vittorina Benvenuti, Nerio Bernardi, Dina Romano, Aldo De Franchi, Leone Papa, Mario Siletti
Regia: Vittorio Cottafavi
Formato DVD/video: 1,37:1
Audio: Italiano
Sottotitoli: Italiano non udenti – francese
Extra: Intervista a Vittorio Cottafavi – 1974 (audio)
 
 

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IL FILM
I collaudati meccanismi e luoghi comuni della commedia di evidente ispirazione teatrale (non è un caso che il soggetto si richiami dichiaratamente e fedelmente alla commedia di Ugo Betti, e lo stesso regista lo ammette senza esitazione nelle interviste presenti nei contenuti speciali), rappresentano un’occasione troppo allettante per un Vittorio De Sica in splendida forma, sebbene sempre nei dintorni dell’autocitazione e dell’istrionismo, che si muove in un restaurato e rifulgente bianco e nero. Così si presenta in edizione DVD I nostri sogni, debutto alla regia di Vittorio Cottafavi.
i nostri sogniIl giovane e spiantato Leo tira a campare grazie a mille espedienti e piccole truffe, con il sodale Oreste (interpretazione “sorvegliatissima”, come giustamente la definisce una recensione del 1943, di Paolo Stoppa, oscurata non solo da quella di De Sica, ma anche da quelle di alcuni efficaci personaggi secondari, come l’eccezionale Leone Papa) pronto a soccorrerlo quando le cose prendono una brutta piega. Sfruttando al meglio una fortunosa serie di coincidenze riesce a introdursi in casa della bella Titì (onesta, ma insipida l’interpretazione della Mercader) spacciandosi per il figlio dell’industriale Tuns. La famiglia della giovane (il padre della quale, ragionier Moscapelli, è un “contabile di terzo livello” dell’omonima ditta, che mira a scalare almeno qualche posizione nelle infime gerarchie aziendali, un tema che ci ricorda da lontano l’ambizione alla scalata degli “scatti” del ragionier Fantozzi: notevole l’impronta conferita al personaggio dal bravo Luigi Almirante, una spanna sopra a tutti gli attori non protagonisti del film) non avrà dunque inizialmente nessun timore a lasciare che la figlia si rechi in un ristorante d’alta classe con Leo-Tuns, per vedere da vicino i signori dell’alta società, respirarne l’aria almeno per una sera. Il cinico e amaro finale, tra canovacci teatrali, equivoci e smascheramenti, il tutto in un luminoso e soffuso bianco e nero, si rivela lontano dalle atmosfere di inevitabile “lieto fine” che ci si aspetterebbe da una commedia degli anni Quaranta, di cui, ad onta delle tendenze cinematografiche del periodo, non c’è traccia.  
Girato nell’autunno del 1942 in condizioni, come ci si può immaginare, decisamente molto difficili e proibitive, I nostri sogni è stato giustamente considerato anche una parodia (dal retrogusto inevitabilmente amaro, aggiungiamo noi) del cinema dei telefoni bianchi, e di certo le atmosfere e l’impianto molto devono a Camerini o Blasetti. 
 
 
 
 
 
extraIL DVD
L’operazione di restauro (da un controtipo stampato da un lavader dell’epoca, gravemente danneggiato) appare convincente, tecnicamente ben eseguita, come conferma il risultato. Audio e video infatti presentano infatti un’ottima condizione di fruizione e di resa.
La sezione dei contenuti speciali è interamente costituita dall’audio di un’intervista a Vittorio Cottafavi, realizzata nel 1974 da Francesco Savio e divisa in otto capitoli.
Il regista si confida su vari aspetti della sua carriera: gli inizi al Centro sperimentale di cinematografia di Roma, le collaborazioni di cui si è giovato, il suo debutto dietro la macchina da presa e la sua personale visualizzazione della scena, gli accenni al maestro Mario Camerini, le curiosità su questo film e sugli attori (con un delizioso aneddoto su Leone Papa, vecchio attore di cinema muto che alla fine delle riprese chiese e ottenne in regalo il cappotto con cui aveva recitato, indossandolo al rientro nella casa di cura che lo ospitava).
Dalle parole di Cottafavi traspaiono sottintesi e poco velate allusioni a una demistificazione della borghesia; egli, inoltre, ricollegandosi a Camerini e al cinema di regime, ci regala una personalissima, acuta e per un certo verso molto attuale riflessione sulla pseudolibertà d’espressione cinematografica e sui condizionamenti inevitabili del fare cinema.
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