DVD – "Il gusto del sakè", di Yasujiro Ozu

il gusto del sakèTitolo originale: Sanma no aji
Anno: 1962
Durata: 112’
Distribuzione: Raro Video
Genere: drammatico
Cast: Chishu Ryu; Shima Iwashita; Keiji Sada; Mariko Okada; Noriko Maki; Shinichirô Mikami; Nobuo Nakamura; Eijirô Tono
Regia: Yasujiro Ozu
Formato DVD/Video: 1.33:1
Audio: giapponese
Sottotitoli: italiano
Extra: una videocosa di Enrico Grezzi; interviste a Tonino de Bernardi e Sogo Ishii
 
 
 
 
 
 
 
 
IL FILM
Il rapporto tra genitore e figlia, che già era stato oggetto d’indagine in il gusto del sakèTarda primavera e Tardo autunno, è la tematica trattata nell’ultimo film di Ozu, girato un anno prima della sua prematura morte; Il gusto del sakè è una riflessione, malinconica ed ironica allo stesso tempo, sulla disgregazione dell’unità familiare e, per estensione, dell’intera società giapponese, sempre più lontana dalla sua cultura tradizionale, e, soprattutto, sul rassegnato senso di solitudine che pervade la vita e diventa sempre più evidente avvicinandosi alla vecchiaia. In una rigida composizione formale, che nulla concede alla drammatizzazione della narrazione, contrassegnata dalla totale staticità dello sguardo, fissato come di consueto all’altezza di una persona seduta sul tatami, e dove ogni sequenza narrativa è segnata e delimitata dalla ripetizione del medesimo schema di piani e dalla medesima contrapposizione di interni ed esterni, Il gusto del sakè ritrae Shuhei Hirayama, ormai vedovo e giunto alla soglia della vecchiaia, nel processo che lo vede prima prendere coscienza dell’inevitabilità del distacco da sua figlia Michiko e quindi decidere di lasciarla libera di sposarsi. In una rasserenata e nostalgica accettazione, che trova la sua pace nella consapevolezza dell’ineluttabilità, Ozu fa filtrare, attraverso la rappresentazione del microcosmo in disgregazione in cui si muove Shuhei, un intero mondo sociale in radicale cambiamento, che va perdendo definitivamente la sua unità e si abbandona ad un etica materialistica, basata sul consumismo. La presa di coscienza della propria incapacità di ritagliarsi un ruolo ed essere partecipe del cambiamento che sta ridisegnando il volto e la cultura giapponese, è ribadita e resa estrema dal segmento narrativo occupato dal personaggio del vecchio maestro Sakuma, immagine del doppio possibile di Shuhei, confinato assieme alla figlia, che ha costretto a rimanere al suo fianco, in una triste solitudine ed incapace se non attraverso l’alcol di trovare un’effimera via di fuga. Il senso di perdita, vissuto con una «rassegnata tristezza», che pervade tutto il film e che riempie fisicamente lo spazio nell’ultima sequenza, non esplode emotivamente sullo schermo, ma rimane compresso, diventando infine condizione intima dello sguardo, nella frontalità della visione che continuamente risveglia l'occhio dall'illusione della finzione per coinvolgerlo in una più profonda partecipazione, nella unità stilistica in cui è il vuoto ad illuminare e riempire di significato l’edificio formale del film, nella costruzione ellittica della narrazione che elimina l’azione per concentrarsi, in una quotidianità discreta, sull’esperienza interiore, nella ripetizione uguale a se stessa, eppure impercettibilmente differente, dei piani e dei gesti.
 
enrico ghezziIL DVD
Dopo i due cofanetti contenenti uno Crepuscolo di Tokyo e Buongiorno e l’altro Viaggio a Tokyo e Inizio di primavera, la Raro Video continua nella riscoperta dell’opera di Ozu. Il gusto del sakè esce nella collana Eccentriche Visioni in un’edizione ben curata. A prescindere da qualche piccolo salto nella parte iniziale del film, l’immagine è di buona qualità, con contrasti ben definiti e colori brillanti. L’audio disponibile nell’unica traccia giapponese, corredata di sottotitoli in italiano, è sempre nitido. La sezione extra contiene un interessante intervento di Enrico Ghezzi, che nella sua videocosa riflette sulle tematiche esplorate da Ozu e sulla ripetizione rituale del suo cinema. Tonino De Bernardi, in una personalissima visione del Il gusto del sakè, lascia liberamente fluire le sue impressioni. Infine, in una breve intervista. Sogo Ishii parla del cinema di Ozu, paragonando le sue opere agli haiku.