DVD – "La donna di sabbia", di Hiroshi Teshigahara

la donna di sabbiaTitolo originale: Suna no onna

Anno: 1964

Durata: 147’

Distribuzione: Passworld

Genere: drammatico

Cast: Eiji Okada, Kyoko Kishida

Regia: Hiroshi Teshigahara

Formato DVD/Video: 1.33:1

Audio: italiano mono, giapponese mono

Sottotitoli: italiano

Extra:

 

IL FILM

La sabbia, paesaggio simbolico, allucinato, ossessivo. La sabbia come unico spazio possibile e crudelmente necessario. La sabbia come organismo pulsante, dotato di vita, entità instabile e indefinita, priva di consistenza tangibile, che assume la forma coercitiva di un’entità totalizzante e diventa la falsa promessa di una realtà che continua a collassare su se stessa. E nella sabbia, come gli insetti che insegue il protagonista, Hiroshi la donna di sabbiaTeshigahara fa muovere i suoi due personaggi: un insegnante che si ostina a cercare in un riconoscimento accademico per la possibile scoperta di una nuova specie d’insetto il significato e l’affermazione, dopo la morte fisica, della sua esistenza, per poi sprofondare senza ritorno nella fossa-casa continuamente strappata all’avanzare della sabbia, in una condizione che al tempo stesso nega l’esistenza e rigenera la vita; la donna che abita la casa e la preserva dalla cancellazione, corpo eroso dalla sabbia e da essa nuovamente plasmato, presenza alienata, senza nome, storia e volontà, spogliata dell’identità e della speranza, che viene completata e, allo stesso momento, piega all’accettazione della sua nuova condizione la presenza maschile che vive in cattività nel suo piccolo regno. La donna di sabbia, tratto dall’omonimo romanzo di Kobo Abe e da lui sceneggiato, è un’opera lasciata aperta che, in un continua inversione e distorsione delle scale la donna di sabbiadi grandezza, in una tessitura complessa e densamente stratificata, dove ogni elemento rappresentato assume una duplice valenza, esplora l’alienazione dell’uomo, costretto alla ripetitività del gesto lavorativo, spogliato della propria individualità, fino a divenire ingranaggio meccanico della società. Il protagonista alla fine non è più un corpo imprigionato nella sabbia, è diventato il corpo stesso della sabbia, piegato ad accettare l’imposizione di nuovi valori, fino a ritrovare in essi, incapace di immaginare la propria esistenza al di fuori degli schemi imposti dalla comunità in cui è prigioniero, la vita rigenerata secondo un ordine altro, al quale ormai appartiene. E oltre la morsa dell’imposizione sociale, che violenta l’uomo costringendolo a null’altro che alla sopravvivenza, oltre la lenta e implacabile erosione dell’essere e della sua individualità, prende forma la prigione esistenziale nella quale l’individuo, aggrappandosi all’inutilità delle sue certezze, delle sue conoscenze, che non riescono a liberarlo dall’inconoscibilità del destino e dalla sua insensatezza, continua dolorosamente a dibattersi, nella disperata ricerca di uno scopo, di significato. Il rapporto con la donna è una fuga arida, senza amore, dalla propria solitudine, è una relazione vuota, priva di sentimento e l’esperienza erotica è il gesto disperato, senza desiderio, di un corpo che cerca inutilmente di ritrovare la propria consistenza unendosi ad un altro. La libertà alla quale aspira il protagonista è un paesaggio morto, inesistente, un altrove fittizio costruito con la stessa sabbia che ha inghiottito l’individuo e lo ha fatto diventare parte del suo organismo.

 

la donna di sabbiaIL DVD

La Passworld riscopre, nella sua versione integrale di 147 minuti, la splendida ed intensa pellicola di Hiroshi Teshigahara, La donna di sabbia esce però in un’edizione fortemente penalizzata non solo dalla totale assenza di contenuti speciali, ma anche e soprattutto dalla pessima qualità del riversamento in video. L’immagine manca di definizione, i neri, che spesso oscurano tutto lo schermo, sono piatti, senza profondità, la splendida fotografia di Hiroshi Segawa, un bianco e nero denso e tagliente, che conferisce un tono allucinato al realismo delle immagini e rende la sabbia una superficie stranamente corporea, non riesce a vivere in tutta la sua bellezza. Due le tracce sonore disponibili, giapponese mono e italiano mono. Le scene inedite sono in giapponese con sottotitoli in italiano. Buono l’audio originale che restituisce l’andamento ossessivo e claustrofobico della partitura musicale di Toru Takemitsu. Meno soddisfacente, invece, la versione doppiata in italiano, disturbata da un fruscio di sottofondo sempre presente.

 

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