Dvd – "La montagna del dio cannibale" di Sergio Martino


Titolo Internazionale: The mountain of the cannibal god
Regia: Sergio Martino
Soggetto e Sceneggiatura: Cesare Frugoni, Sergio Martino
Fotografia: Giancarlo Ferrando
Scenografia: Massimo Antonello Geleng
Produzione: LucianoMartino per Dania Film, Medusa Distribuzione

Interpreti: Ursula Andress, Stacy Keach, Claudio Cassinelli, Antonio Marsina
Musiche: Guido e Maurizio De Angelis
Durata: 90'
Origine: Italia, 1978
Distribuzione: No Shame Films
Formato video: 2.35:1
Audio: originale inglese mono; italiano 5.1; italiano mono
Sottotitoli: italiano
Extra: trailer inglese,galleria fotografica, documentario

ILFILM
Sergio Martino è uno di quei registi spesso liquidati con poche righe. Perfino dal dizionario di Marco Giusti, Stracult, che giudica La montagna del dio cannibale ricco forse solo dal punto di vista del cast. È veroanche che allora, nel 1978, incassò un miliardo e mezzo di lire, grazie, dice Giusti, al divieto soltanto ai minori di 14 anni. Certo che a quei tempi una starcome Ursula Andress correvano a vederla tutti, anche perché il trailer, almeno quello inglese, ma l'italiano non sarà stato da meno, si soffermava a lungo sulle nudità della Andress. In particolare la scena in cui sul corpo è spalmato, dalle due indigene anch'esse nude, un unguento (o una salsina per insaporire…) preparatorio del rito. Per quanto riguarda il cannibalismo, il film di Martino è quasi "fuori tema". Perché i pasti con carne umana sono limitati praticamente ad una sola scena, quella in cui sono avvenuti i tagli. Proprio quando alla Andress vengono offerti i resti del fratello, la sequenza continua con una scena apparentemente diegetica. È la Andress sotto effetto della consumazione a cadere in una sorta di allucinazione erotica? Allucinazione che era appunto nei tagli: un accoppiamento selvaggio tra due indigeni, una masturbazione femminile più che morbosa, infine l'accoppiamento extra specie tra uomo e maiale. Certo non poco. Si tratta di un'ottantina di secondi davvero hard, assolutamente indispensabili per la storia visionaria del film. Sono questi "inserti" che rafforzano la parte scioccante nel film, nel senso di un incubo ad occhi aperti/chiusi, così come quelli della scimmietta soffocata dal morso terrificante del pitone. Purtroppo quegli occhi non ce li scorderemo mai. E non a caso, a tale scena fa riferimento Sergio Martino, intervistato nel corso del documentario che fa parte degli extra. La montagna del dio cannibale è insomma un film da (ri)vedere, per scoprire quanto il sogno dell'ultimo Superquark televisivo qualunque sia molto più osceno per falsità e ipocisia rispetto alla natura filmata da Martino. Senza veli, nella sua più perturbante essenza.Il DVD
Sicuramente apprezzabile il risultato dal nuovo transfer digitale del negativo che ci propone il formato 2.35.1. Ma con notevoli perdite e imprecisioni soprattutto nei totali, laddove spesso i dettagli finiscono per diventare punti irriconoscibili. Certo nei televisori più vecchi queste imperfezioni saranno appena visibili. Nei più recenti, invece, i disturbi saranno più che evidenti. A tale inconveniente poteva venire incontro un restauro più oculato. In ogni caso si gode appieno la fotografia di Giancarlo Ferrando che nell'intervista contenuta nel documentario si lamenta della difficoltà di far arrivare la luce nella penombra della giungla. Difficoltà tecnica che ha sicuramente causato un risultato discreto già nella pellicola. L'audio è più che buono sia nella versione originalle inglese che in quella italiana arricchita dal 5.1, con un doppiaggio per fortuna poco invasivo. Il menu iniziale sfrutta la già citata scena della Andress"spalmata" da due indigene; pregevoli le sovraimpressioni dei protagonisti sullo sfondo. Tra gli extra, il documentario lungo quasi cinquanta minuti di Riccardo Trombetta, è interessante perché, a parte l'inevitabile aneddotica su fauna e clima dei luoghi, Ceylon e la Malesia, fa un quadro completo del set, grazie anche alla scelta di intervistare, oltre a Martino, il direttore della fotografia Giancarlo Ferrando e soprattutto lo scenografo Massimo Antonello Geleng, qui al debutto quale responsabile della ricostruzione di molti set, come il villaggio. Sempre tra gli extra anche una galleria fotografica nella quale troviamo non solo foto di scena, più che altro pubblicitarie, ma anche foto più vecchie e sbiadite del set con la troupe al lavoro.

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