DVD – "Moonlighting" di Jerzy Skolimowski

moonlightingBellissimo film di Jerzy Skolimovski, premiato a Cannes per la Miglior Sceneggiatura, Moonlighting è un dramma psicologico e un intensa quanto caustica riflessione politica sull'equlibrio incerto del mondo nei primi anni '80. La Dall'Angelo Pictures ne distribuisce un'ottima edizione DVD

moonlighting

Titolo originale: id.
Anno: 1982
Durata: 97’
Distribuzione: Dall’Angelo Pictures
Genere: Drammatico
Cast: Jeremy Irons, Eugene Lipinski, Jiri Stanislav
Regia: Jerzy Skolimowski
Formato DVD/Video: 1.78:1 Panoramico – Anamorfico 16:9
Formato audio: 2.0 Dolby Digital, Italiano, 2.0 Dolby Digital Inglese
Sottotitoli: Italiano
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Extra:
 
 
 

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IL FILM
Londra, dicembre 1981. Quattro operai polacchi arrivano all’aeroporto di Heathrow con le valige piene di strumenti di lavoro. Ufficialmente sono in Inghilterra per comprare una macchina usata. Questo è quello che Novak, il loro caposquadra, che è anche l’unico di loro che parla e capisce l’inglese, dichiara ai controlli doganali.In realtà i quattro sono a Londra per lavorare, clandestinamente, alla ristrutturazione della casa di un loro connazionale, ricco maneggione di regime, che li ha assoldati a un costo, in valuta polacca, pressoché ridicolo. Nella Londra agli albori del decennio ’80, al primo mandato thatcheriano, infreddolita e bigia, nelle convulse giornate di dicembre che precedono il Natale del 1981, i quattro cominciano a lavorare, indefessamente, per completare l’incarico nei tempi stabiliti. Escono solo per la messa domenicale e mangiano lo stretto necessario che Novak procura loro, dato che è l’unico che ha contatti con il mondo esterno. È anche l’unico che, pochi giorni dopo l’arrivo a Londra, viene a sapere dai giornali e dalle tv esposte nelle vetrine dei negozi, del crollo di Solidarnosc ad opera di Jaruzelski e dei suoi militari, che hanno decretato la legge marziale in Polonia. Decide di non dire nulla ai suoi uomini, e continua a farli lavorare come se nulla fosse.
moonlightingGirato quasi interamente nella casa di Kensigton dello stesso Skolimowski, Moonlighting è al tempo stesso un finissimo dramma psicologico, un piccolo pamphlet politico e un affresco sarcastico del mondo di quel periodo.
C’è il dramma auto-occultato, la compulsione post-traumatica dell’oscuro e dolente Novak: l’attaccamento romantico e naïf alla foto dell’amata Anna – immobile, retrò nel bianco e nero sovietico dell’epoca, straordinariamente moderna oggi come certe foto di moda degli ultimi anni –, l’ansia di ascoltarne la voce che diventa prima dubbio e poi consapevolezza del distacco e del tradimento, ribadito e rovesciato sulla dirimpettaia – che da lontano ricorda vagamente la donna – e sul suo amante, che a sua volta riflette il capo di Novak, ormai certamente divenuto amante di Anna. Rivelazione che cresce un pezzo alla volta, un mosaico d’immagini, messo in oridine dalla narrazione in voice over, su cui domina il flashback iniziale del concerto di Tina Turner offerto dal capo la sera prima della partenza, rievocato già con la lettura dei giornali nelle primissime immagini dell’arrivo a Londra, presagio fosco travestito da (auto)ironia – la Turner che stuzzica, nella cronaca del concerto letta da Novak, gli spettatori polacchi –, e poi (ri)visto, con una lenta panoramica sui tre, Novak, al centro Anna, e, accanto, lui, il capo, che è poi Skolimovski stesso in un piccolo quanto significativo cameo. Ossessione e frustrazione, unite all’ansia di riuscire a finire il lavoro, e di dimostrare – a Anna, al capo –, di non essere un fallito, trasformano Novak in uno shoplifter scrupolosissimo, organizzato nei minimi dettagli, quasi geniale.
Ma è soprattutto la scelta di tacere, di non dire nulla ai suoi sottoposti, di quello che sta succedendo nel loro Paese, che rivela la scissione post-traumatica di Novak: il colpo di Stato polacco, il rovesciamento della già precaria situazione, la presa del potere prepotente e militarizzata diventano quello che il capo, il ruffiano di regime che si è arricchito ed è diventato più forte, ha fatto a lui, prendendogli Anna con la forza e la prepotenza dei soldi e del potere. La rabbia riversata sul televisore, lo strumento del reale che fa irruzione nelle case e nelle vite, quando questo “trasmette”, in un flusso alcolico e allucinatorio, l’immagine lasciva e cristallizzata di una Anna ormai estranea, segna la scissione definitiva.moonlighting
Tacere, allontanare la realtà nascondendola ai suoi uomini e a sé stesso, diventa l’unico modo per andare avanti. Il paradosso che Skolimovski racconta con sarcasmo quasi spregiudicato, è la tragedia di un uomo suo malgrado ridicolo, che si trasforma, pensando di salvarsi, in un piccolo dittatore – degli altri e di sé stesso –, e come tale viene, alla fine, abbattuto con violenza dalla violenza del reale.
Caustico e implacabile con la Storia e i suoi piccoli protagonisti, Skolimovski riesce, con poche sequenze, a conservare un ritratto impietoso e aspro della piccola Inghilterra dell’epoca, saccente e aggressiva verso gli stranieri – gli immigrati polacchi chiamati “sporchi comunisti” –, pronta a redarguire e reprimere senza pietà – la solerte impiegata del supermercato –, grigia e inquieta dopo due decenni di lotte sociali che si stavano spegnendo, per lasciare spazio alle Falkland e a un decennio di individualismo liberista. E il britannico Jeremy Irons che, anche grazie all’uso massiccio della voice over, parla in inglese con accento polacco mentre ai suoi compagni – che poi erano dei veri operai polacchi; altra irruzione del reale in Skolimovski, è stata praticamente sottratta la possibilità di esprimersi con l’esterno perché non conoscono altra lingua a parte la loro – e quindi non conoscono la realtà –, Irons, si diceva, con i suoi completi raffazzonati eppure dignitosi, abiti, beige oltre ogni aspettativa, è semplicemente magistrale.


IL DVD
A trent'anni dalla sua uscita e dalla vittoria a Cannes per la miglior sceneggiatura, la Dall'Angelo Pictures distribuisce questo piccolo gioiello di Skolimovski, forse troppo poco conosciuto.

La resa video è ottima: nessunsa sgranatura, i colori e le immagini risultano compatti e soprattutto la bellissima fotografia di Tony Pierce-Roberts è rispettata e valorizzata nel gioco di interni – la casa da ristrutturare con i suoi calcinacci, le tubature, le polveri, i pochi negozi dove Novak e i suoi entrano –, e di esterni – i brevi tragitti in bici di Novak nelle strade limitrofe – così come nei contrasti appena accennati – il bianco e nero sbiadito della foto di Anna, l'apparizione, sempre in bianco e nero della stessa Anna nella televisione. Le atmosfere cianotiche della Londra vista e vissuta da Novak sono tradotte nei colori che Skolimovski e Pierce-Roberts hanno scelto per il film, grigi e beige a tonnellate, interrotti da sinfonie di verdi e rossi fintamente vivaci: essenziali per quegli anni e per quella storia. Ancor di più per il ritratto del dolente Novak.
Eccellente anche l'audio, che rende giustizia alla bravura di Irons e al suo inglese polacchizzato, e ai suoni estranei di una città avvolta in una coltre di strano, inquieto torpore.
Peccato solo che, in questa preziosa edizione DVD, non ci siano extra.
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