Scrivimi fermo posta, di Ernst Lubitsch

Il film di Lubtisch esce nel '40 dimostrando quanto la sua rodatissima macchina-cinema sia un sistema aperto e sensibile ai mutamenti, alle deviazioni di rotta e alle inquietudini che investono quegli anni e si dipana come una godibilissima girandola di equivoci, malizie femminili e schermaglie tra sessi in piena tradizione vaudeville. Da Ermitage.

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Tra il 1939 e il 1941 Hollywood sforna una serie di film che, sotto le spoglie della commedia svitata del decennio appena trascorso, si propone di tastare il polso della società americana con sguardo più freddo, chirurgico, meno incline a lasciarsi affascinare dai lustrini della belle epoque. Il rapporto amoroso, che la morale borghese considerava come oasi di raccoglimento privato nella giungla capitalistica, si scopre intriso di quelle stesse contraddizioni che scuotono violentemente la società americana durante gli anni ’30: Accadde una notte, Susanna, Scandalo a Filadelfia, Lady Eva e le altre “commedie del rimatrimonio” analizzate da Stanley Cavell sembrano rileggere le operette leggere del Lubitsch degli anni Trenta con sguardo più disincantato, cinico, allusivo. Il celebrato Lubitsch’ touch non è più al passo con i tempi? È il tramonto del maestro berlinese? Scrivimi fermo posta esce nel 1940 dimostrando quanto la sua rodatissima macchina-cinema sia un sistema aperto e sensibile ai mutamenti, alle deviazioni di rotta e alle inquietudini che investono quegli anni, senza tuttavia snaturarsi. Gli Stati Uniti sono entrati in guerra, e Lubitsch continua ad adattare testi teatrali di sofisticata frivolezza (in questo caso si tratta della commedia omonima di Nikolaus Laszlo). La Budapest di Scrivimi fermo posta, tuttavia, e contrariamente a quanto si è scritto, non è affatto da operetta, bensì violentemente scossa dal vento gelido di un Natale di recessione; i protagonisti non sono più coloro che usufruiscono del lusso, ma coloro che lo dispensano senza goderne (i commessi di un negozio); e l’amore tra Alfred Kralik (James Stewart) e Klana Novak (Margaret Sullavan) è contrastato in primis dalla minaccia della disoccupazione. Ciò detto, il film si dipana come una godibilissima girandola di equivoci, malizie femminili e schermaglie tra sessi in piena tradizione vaudeville. Kralik lavora come commesso nel negozio di regali ‘Matuschek’s’, il ‘negozio dietro l’angolo’ che dà il titolo al film, ed è innamorato di una ragazza che non ha mai conosciuto di persona ma con la quale scambia una fittissima corrispondenza epistolare. Da ‘Matuschek’s’ lavora anche come commessa Klana Novak; i due non si sopportano, ma non sanno che tra loro l’amore è già sbocciato per lettera: Klana infatti è proprio la ragazza che Alfred non ha mai conosciuto e per la quale ha perso la testa. Da un meccanismo tanto collaudato, Lubitsch trae un film che oltre alla consueta arguzia incanta per la precisione millimetrica dei tempi, per le rapide e ficcanti caratterizzazioni, per alcune gag memorabili (la scatola che suona Oci Ciornie), e ovviamente per l’obliquo, sfuggente e struggente Stewart. The shop around the corner è un film nascosto, di trasparenza illusoria e illusionistica, segreto e buio come un corridoio irto di botole: meglio di chiunque altro lo ha capito Roger Corman, che con La piccola bottega degli orrori ne ha girato una sorta di versione oscura ma fedele allo spirito lubitschiano più dei due remake ufficiali, rispettivamente ad opera di Robert Z. Leonard (I fidanzati sconosciuti, 1949) e Nora Ephron (C’è post@ per te, 1998).

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IL DVD

 

 

L’Ermitage continua a fare dell’economicità il suo punto di forza, anche a discapito della ricchezza e della cura della confezione. Il DVD in questione, comunque, è di discreta fattura. La qualità video, in formato 4:3, lascia un po’ a desiderare come capita nei casi di riversamento da copia in VHS. L’audio in Dolby Digital 2.0 è buono, ma risente di un doppiaggio piuttosto datato che appiattisce le polivalenze del linguaggio e i balbettanti palpiti amorosi di James Stewart. Gli extra sono scarni, senza contributi filmati, ma non inesaurienti: oltre alla scheda tecnica e alla sinossi del film, segnaliamo un capitolo sui Remakes del film (ma si approfondisce soltanto quello più recente, di Nora Ephron, con Meg Ryan e Tom Hanks). Lo speciale su Ernst Lubitsch comprende “Biografia”, “Curiosità”, “Il tocco di Lubitsch”, “Filmografia”, “I premi” e una piccola bibliografia, ovvero la segnalazione dei testi dai quali sono state tratte le informazioni presenti. Parimenti dicasi per lo speciale James Stewart, che comprende i capitoli “Chi è James Stewart”, “Lo sapevate che…”, “Jimmy l’uomo qualunque”, “I suoi film”, “I premi”. Merita una lettura il capitolo “La commedia sofisticata”, lungo stralcio del Dizionario Universale del Cinema ad opera del compianto  Fernaldo di Giammatteo.

Titolo originale: The shop around the corner

Anno: 1940.

Durata: 97′.

Distribuzione: Ermitage.

Genere: commedia.

Cast: James Stewart, Margaret Sullavan, Frank Morgan.

Regia: Ernst Lubitsch.

Formato DVD/video: 4:3

Audio: Dolby Digital 2.0, italiano e inglese.

Sottotitoli: assenti

Extra: biografia, filmografia e curiosità su Ernst Lubitsch; “Il tocco di Lubitsch”; sinossi, note e curiosità sul film; biografia e filmografia di James Stewart; “Jimmy, l’uomo qualunque”; “La commedia sofisticata”.

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Un commento

  • Avatar

    Bellissimo film, assolutamente da non perdere… una pellicola intramontabile che vi terrà compagnia.. e se la vigilia di natale siete soli, guardate assolutamente questo film, è davvero una medicina per l'anima! Grande regista Ernst Lubitsch.. di questo regista non perdetevi anche "Vogliamo vivere". 😉