DVD – The Cowboys, di Mark Rydell

Western atipico sulla fine dei cowboys, con John Wayne che incarna, attraverso il corpo in età avanzata, il tramonto dell’epopea dell’ovest americano. Sono i ragazzini, protagonisti in erba anche come attori, a tessere le speranze di un “nuovo” mondo improntato ai valori muscolari di quell’epoca gloriosa, ancora con le donne in secondo piano, ma era il 1972. Edita Warner Home Video.

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Regia: Mark Rydell
Soggetto e sceneggiatura: Irving Ravetch, Harriet Frank, William Dale Jennings, basato sul romanzo di William Dale Jennings
Fotografia: Robert Surtees
Montaggio: Neil Travis
Musiche: John Williams
Scenografia: Philip Jefferies
Costumi: Anthea Sylbert
Produzione: Sanford Production, Mark Rydell
Interpreti: John Wayne, Roscoe Lee Browne, Bruce Dern, Colleen Dewhurst, Slim Pickens, Lonny Chapman, Charles Tyner, Sarah Cunningham, Allyn Ann McLerie, MattClark, Maggie Costain, Alfred Barker jr., Nicolas Beauvy, Steve Benedict, Robert Carradine, Norman Howell jr., Stephen Hudis, Sean Kelly, A Martinez, Clay O’Brien, Sam O’Brien, Mike Pyeatt
Durata: 129’
Origine: USA, 1972
Distribuzione video: Warner Home Video
Formato video: 2.40:1
Audio: italiano mono e inglese Dolby Digital 5.1; sottotitoli italiani e inglesi
Extra: Commento del regista Mark Rydell; “Del cast e del regista The Cowboys: Di nuovo insieme”; Inserto vintage da ragazzi a uomini; Trailer. 

IL FILM
Nel 1972 Sam Peckinpah firmava L’ultimo buscadero con Steve McQueen. La fine dei cowboys, o meglio quello che è residuale nel West è proprio la fatica. Niente più dispendiose marce interminabili per pascere le mandrie, niente più allevamenti di cavalli selvaggi da domare. Se poi i protagonisti hanno più o meno una sessantina d’anni, non resta che tentare l’ultimo viaggio. Un addio al vecchio mondo, una critica alla bramosia d’oro che non cessa, soprattutto nei giovani, quando coincide con la prospettiva di facilitare il futuro, anche quando i filoni d’oro sono ormai tutti esauriti. Come Junior Bonner/McQueen, che continuava a guadagnarsi da vivere gareggiando nei rodei, Wil Andersen/Wayne preferisce correre il rischio di un viaggio molto pericoloso per difendere il bestiame dalla carestia invernale e pagare i debiti. The cowboys descrive la fine del West, auspica un ritorno alla natura selvaggia e lo si capisce quando irride l’istituzione scolastica, che si riduce a spazio idoneo solo a “femminucce”. Tanto per chiarire il discorso, il film inizia proprio con l’uscita delle ragazzine dalla scuola, perché i maschietti possano discutere sull’impresa da compiere. E di fronte alla moglie servile di Wil non resta che rassegnarsi di fronte a una visione fortemente stereotipata del West, laddove il maschilismo è in fondo cosa buona e giusta e la donna prostituta ha un ruolo indiscutibile e santo. La vendetta finale così non ci sorprende, considerata l’ideologia del film, che senza mezzi termini un noto dizionario ha definito “reaganiana in anticipo”. The cowboys è anche un film abbastanza eccentrico, perché non capita tutti i giorni di vedere un western con protagonisti dei ragazzini di circa dieci anni. E The cowboys rappresenta direttamente la loro iniziazione come personaggi, ma anche come interpreti, visto che una metà erano già attori, ma hanno dovuto imparare a cavalcare e a trattare con i bovini, mentre l’altra metà, costituita da ragazzi del luogo delle riprese, imparò a recitare.

IL DVD
La Warner ha confezionato un’edizione deluxe dopo la precedente di qualche anno fa. Il valore aggiunto è negli extra poiché troviamo oltre all’imprescindibile commento del regista (dove non ci risultano i sottotitoli italiani), ben due documentari. Il primo è l’incontro dopo trent’anni di alcuni protagonisti del film. Una chiacchierata al limite dello sdolcinato, dove tutti si fanno i complimenti e si parla benissimo di John Wayne con frasi ad effetto, ma del tutto prevedibili (se non sono americanate queste… ): “aveva una specie di aura… “ “sì, è vero”. L’altro speciale, non meno insopportabile, segue i ragazzini dalla scuola al set. È un filmato d’epoca che indottrina sul rito di iniziazione che darà a questi bravi ragazzi la patente di uomini (se lo dicono loro… ). Tanto da sembrare un film exploitation versione educational, dove alcune immagini più forti potevano passare ai tagli della censura, ma qui ce ne sono pochine, al contrario del finale del film in cui il sangue scorre abbastanza. Niente da dire sulla qualità audio video, sempre eccellente ed in grado di entusiasmare grazie alle scelte della direzione fotografica di Robert Surtees.

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